domenica 18 ottobre 2015

Leonard Cohen, la lontananza, la parola e il sacro

Graziella Balestrieri
L'uomo che non amava mai. Il nuovo album di Leonard Cohen è lo specchio della sua vita, tra depressione, silenzi e poesia
Il Foglio, 20 Gennaio 2012 ore 19:18

Mi dici che il silenzio è più vicino alla pace delle poesie, ma se in dono ti portassi il silenzio (perché io conosco il silenzio) diresti allora: ‘Questo non è silenzio, è un’altra poesia’, e me lo restituiresti
Le spezie della terra, Leonard Cohen




Una terrazza che muore tra il cielo e il mare è un paesaggio perfetto, un mare che è il solo che restituisce la lontananza, immensa e ingannevole, duratura. Due sedie resteranno vuote e un uomo che osserva dietro alla finestra, vestito di un cappello e di eleganza. Settantasette anni e il doppio degli anni, perché Cohen è come se avesse vissuto due volte, passati a vagare per Montreal. Una città gelida dove nasce da genitori ebrei, Cohen è un ebreo critico e ironico ma pieno di sacralità, come lo è stato nei confronti della sua vita. Londra spaventosa e dissacrante: luogo ideale per riscoprire la fuga, scappare e cercare altrove.
Los Angeles, Nashville, New York. Vivere ovunque per capire che si appartiene sempre nel luogo che lasci ma che non ti abbandona. Trovare Idra, splendido paradiso dell’Egeo dove “c’è il clima giusto per la filosofia e dove con quella luce non si può essere disonesti ”. Tanto perfetta da fargli dubitare la sua vera identità: “Appartengo al Mediterraneo. I miei antenati hanno fatto un terribile errore, e poi l’Occidente è troppo costoso, rigido e isterico”.

Leonard Cohen è prima di tutto poeta, cantante per necessità. E’ portavoce della tristezza e della solitudine. E’ uno scrittore che non veste un abito ma si strappa la pelle di dosso, perché sotto deve pur esistere altro, anima, cuore, cellule e microscopici nervi. E amore, scritto, vissuto e cantato, ma mai necessario: “Non ho mai detto a una donna che l’amavo, e quando ho scritto le parole ‘amore mio’ non ho mai fatto in modo che significassero ‘ti amo’. L’amore offre una gran varietà di sentieri, come qualsiasi paesaggio. Ma non dedicarti a uno specifico amore. Il cuore va protetto, tenuto libero”.

Eppure Cohen trovò l’ordine delle cose nel vivere accanto a una donna sola: “Quando lavi i piatti insieme, e insieme metti a dormire il bambino. Quello è ordine spirituale, altro tipo di ordine non esiste”. La prima donna fu Marianne, cristiana che addobbava la casa di Idra con quadri religiosi, comprensiva e forse troppo accondiscendente, fino a risultare insopportabile. In seguito incontrò Suzanne, diciannove anni, che lo conquistò davanti alle porte dell’ascensore di quello che diventerà la loro casa, il Chelsea Hotel. Cohen non ha dimora fissa e pretende un ordine maniacale attorno a lui, pur non possedendolo per natura. Suzanne, per quanto fosse più piccola di lui, con il suo arrivo distrusse le sicurezze dell’uomo facendolo cadere in lunga depressione che lo accompagnerà per la vita. Qualsiasi suo desiderio era non un comando, ma un comandamento per Leonard. Pur non avendola mai sposata, le regalò un anello ebreo da matrimonio. Lei sostituì i quadri sacri di Marianne con la pornografia. Suzanne darà a Leonard due figli, e sarà l’unica sicurezza dello scrittore tra depressione e droghe.

Il giovane Leonard inizia a scrivere ai tempi del college. Il suo primo romanzo non si può spiegare se non con le parole dello stesso autore: “’Il gioco preferito’ non è solo un libro sull'adolescenza, è un'allegoria per un corpo perduto, perfetto, pallido, impossibile, quello che sfugge quando diamo un bacio". Volete che vi sia raccontato di un amore struggente che culmina con il suicidio della donna amata da due uomini, minuzioso nei particolari e paragonabile a una siringa che inietta sangue nelle vene senza dolore e che solo togliendola provoca sofferenza facendo sentire le urla per l’inganno subito e per la perdita? Beautiful Losers è il secondo romanzo di Cohen, un quadro di trecento pagine, dove Cohen si strappa letteralmente l’occhio per donarlo a chi davanti alla spiritualità, all’amore che finisce sempre e comunque o per vita o per morte non vuole vedere e china il capo. Le poesie da leggere sono eterni viaggi custoditi in “Parassiti dal Paradiso” dove amore carnale e amore spirituale trovano linfa e sostegno nella Bibbia. “Confrontiamo allora i nostri miti”, poesie-manifesto di quello che sarà la canzone di Cohen e poi “Le spezie della Terra” perché in questa raccolta Cohen è l’unico a restituire il silenzio.

Come vive un ebreo in perenne conflitto con la sua identità? “Il libro del desiderio” è una raccolta dell’esistenza Coheniana tra lotta e raccoglimento spirituale. E si arriva ai giorni nostri perché a gennaio, il 31,  uscirà “ Old ideas ”, otto anni dopo l’ultima pubblicazione, dieci tracce (Going home- Amen-Show me the place- The darkness-Anyhow- Crazy to love you – Come healing- Banjo-Lullaby-Different sides) dieci passi, dieci modi per inginocchiarsi all’amore, alla fede e alla sofferenza. Particolare il video del singolo “Show me the place” del regista Aaron Hymes, che mostra  bellezza disarmante e  testimonia come la semplicità e l’eleganza vadano di pari passo.

Non c’è la copertina e non è la prima pagina, visto che non è la prima poesia di Cohen e quando finisce la scrittura le pagine continuano ad andare avanti rimanendo bianche e  il libro non si chiude: la vita, pagine da riempire, il bianco, il nero. La dualità nelle cose. E la prima  pagina ha come sfondo un raggio di sole, disegnato in maniera infantile, allo stato pure delle cose. La luce espressione di fede, ha  il compito di “mostrare il luogo, la via”. La canzone non vuole trovare la costanza del mare ma trattiene invece la bellezza del tempo, i cori femminili come sempre donano la grazia intensa di sacro e profano e quella ricerca che l’uomo individuo unico fra gli altri ha come meta: “Fammi vedere il posto, aiutami a rotolare via la pietra. Fammi vedere il posto, non posso spostare questa cosa da sola. Fammi vedere il posto dove la parola è diventata uomo. Fammi vedere il luogo dove la sofferenza ha iniziato”. Cohen dietro quella finestra indossando eleganza che si fa cappello sul suo capo, rimane sospeso a immaginare il mare che collassa nel cielo, verso l’alto, verso il sacro. In silenzio.

http://machiave.blogspot.it/2014/09/leonard-cohen-suzanne.html