martedì 4 giugno 2013

La sfortuna leggendaria di Bersani

L’unico modo per ammettere Superman nel nostro mondo è dotarlo di una sfortuna tale da neutralizzare del tutto i suoi superpoteri, affinché alla fine di ogni sua avventura gli enormi sforzi positivi di Superman e le enormi energie negative dei suoi antagonisti diano una somma zero. Il nostro mondo imperfetto diventa così il risultato della lotta titanica tra Superman e i suoi perfidi avversari.  ...La sfortuna è in fondo il calco in negativo dell’eroe...
Leonardo, Teoria narratologica della sfortuna, in Cronache di una sorte annunciata

Ma davvero Bersani nella trattativa con i potenziali dissidenti grillini è stato così sfortunato? Perché l'accordo non si è fatto alla fine? Perché, si dice, le votazioni per il Quirinale hanno avuto un esito disastroso.  Difficilmente chi non sa bene cosa vuole trova la sua strada, questo è il punto. Il caso riserva sorprese positive da cogliere e preservare. In un tale scenario l'intelligenza e il carattere mantengono il loro ruolo: l'intelligenza, quando c'è,  aiuta a capire quello che è accaduto, il carattere, quando c'è, conduce a muoversi con determinazione. Bersani era a capo di un partito senza una cultura politica definita e senza una visione strategica chiara. E' tanto strano che quel partito non sia stato in grado di afferrare per i capelli la fortuna e trattenerla?


Paola Fabi
Il tentativo di Bersani? Non riuscì ma per poco... Europa, 3 giugno 2013

Pier Luigi Bersani ce la poteva fare a formare il governo ma per una serie di fatti (alcuni anche rocamboleschi) non se ne fece niente.
Perché Grillo ha ragione: all’interno del M5S esiste un gruppo di dissidenti. Ma la storia è vecchia: questo nucleo di dissidenti era pronto a staccarsi già ai tempi del tentativo di Bersani di formare il governo e a votare la fiducia all’esecutivo guidato dall’allora segretario del Pd. Un gruppo formato da 13 parlamentari e che, secondo la ricostruzione di Loris Mazzetti del Fatto Quotidiano, ebbero contatti con il Partito democratico. Una ricostruzione confermata sullo stesso giornale dall’intervista di Eduardo Di Blasi a Miguel Gotor, fedelissimo di Bersani, che si occupò della trattativa.
La storia inizia con i contatti di un gruppo di grillini – stanchi e delusi dal comportamento del Movimento dopo le elezioni – con Sonia Alfano, che venne incaricata di segnalare a Bersani la disponibilità di parte del gruppetto. In cambio del voto favorevole a un esecutivo a guida Bersani, i dissidenti chiedevano, oltre alla condivisione di alcuni punti programmatici, anche una «protezione mediatica» da Grillo e Casaleggio. «I temi del confronto erano quelli emersi anche dall’elezione di Pietro Grasso alla presidenza del senato: anticorruzione, legalità e lotta alla mafia», ha spiegato Gotor.
Un dialogo così difficile con il M5S che alla prima telefonata di Sonia Alfano, Bersani attaccò pensando a «uno scherzo del solito Cruciani della Zanzara». Ma una volta capito che la cosa era seria, il segretario del Pd inviò Gotor in Sicilia per un incontro, che però non andò a buon fine: «Bisognava attendere l’elezione del nuovo presidente della repubblica», ha spiegato lo storico. Ma anche una parte dei democratici, racconta il Fatto, auspicava un governo delle larghe intese «con Berlusconi e Monti mandando a casa Bersani».
Risultato: il fallimento del tentativo dell’allora numero uno del Pd. D’altronde – secondo la ricostruzione giornalistica – agganciare i grillini non sembrava facile nemmeno a lui, visto che credeva ad uno scherzo…