lunedì 24 giugno 2013

La 181. Da Basaglia al fare-assieme

DALLA “180” ALLA “181"
A 35 anni dalla “180”, inizia la raccolta firme per la “181”: una proposta di legge di iniziativa popolare per valorizzare la partecipazione attiva di utenti, familiari, operatori e cittadini nei Servizi di salute mentale e per garantire buone cure in tutta Italia
Trentacinque anni fa, il 13 maggio 1978, l'Italia ha assistito ad una grande rivoluzione. Veniva approvata la Legge 180, meglio conosciuta come Legge Basaglia, che chiudeva per sempre i manicomi e sanciva che le cure legate alle malattie mentali sarebbero state attuate da servizi territoriali. A 35 anni di distanza da questa grande conquista si può dire che in alcune zone d'Italia molto è stato fatto per garantire cure dignitose a chi soffre di malattie mentali. Questo, però, non è avvenuto dappertutto, proprio per l'assenza di direttive precise a livello nazionale. La Legge 180 ha portato alla grande conquista della chiusura dei manicomi, ma è rimasta “incompiuta” proprio perché non era nata per indicare le cose da fare nel quotidiano della salute mentale e non è stata seguita da atti che andassero in questa direzione. Ecco perché, 35 anni dopo, arriva questa proposta di “Legge 181”, con l'obiettivo di dare “gambe” alla “180” e, quindi, andare verso una buona salute mentale in tutta Italia.
Nell'Italia dello spread, delle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, dei giovani senza lavoro, a molti sembrerà secondario soffermarsi sul tema della salute mentale. In realtà proprio la situazione di crisi che stiamo attraversando rende ancor più importante interrogarsi su queste tematiche, perché una buona salute mentale rappresenta un requisito fondamentale in una società moderna e civile.

A scrivere il testo è stata l'Associazione “Le Parole ritrovate”, che è pronta a raccogliere le 50.000 firme necessarie in tutta Italia con il motto “Tutti pazzi per la 181”. Le Parole ritrovate dal 2000 promuovono il ’fareassieme’ tra utenti, familiari e operatori della salute mentale, valorizzando il sapere di ciascuno e organizzando eventi nazionali e internazionali contro lo stigma e il pregiudizio (traversata dell’Oceano atlantico in barca a vela, viaggio in treno a Pechino, costruzione di una scuola in Kenya, coast to coast nelle Università USA).
Il testo della legge è originale e fuori dagli schemi. I pilastri sono “parole-chiave” come fiducia e speranza, ma soprattutto si sottolinea la necessità di rendere i Servizi di salute mentale luoghi “accoglienti e colorati”. 
 Un aspetto innovativo introdotto dalla legge sono gli UFE, ovvero “Utenti Familiari Esperti”. Si parte dal presupposto che, oltre al “sapere” degli operatori, sia indispensabile il “sapere esperienziale” di utenti e familiari, che possono mettere al servizio degli altri le loro esperienze vissute in prima persona.
Insomma, si parla di luoghi accoglienti e caldi, utenti e familiari al centro, apertura alla cittadinanza, reinserimento nella società attraverso il lavoro, indipendenza nell'abitare. Concetti che possono sembrare astratti ed utopici, ma che in diverse zone d'Italia sono diventati realtà grazie alla perseveranza e alla concretezza di operatori, familiari e semplici cittadini. Un vero e proprio “modello” che si traduce in una parola: “fareassieme”. Un concentrato di “buone pratiche” ed esperienze concrete virtuose che sono state raccolte in questa proposta di legge (composta da 19 articoli) e che vengono quindi messe a disposizione della salute mentale italiana affinché da Bolzano a Palermo tutti i pazienti dei Servizi possano avere cure uguali e dignitose. 


Per info : www.leparoleritrovate.com
                www.menteinpace.it