sabato 6 dicembre 2014

Paul Valéry sulla vivacità impura di Stendhal

Alfonso Berardinelli
Il puro Valéry vedeva in Stendhal vaudeville e operetta
Il Foglio, 6 dicembre 2014


Stendhal, tutt'altro che puro, appassionò Valéry fino a fargli perdere la bussola con cui amava orientarsi nei propri pensieri e nelle proprie emozioni. Così, "vivace e brillante" nella sua "incantevole caricatura" della vita sociale e politica della Francia di Luigi Filippo, Stendhal tende al "vaudeville". Anche La certosa di Parma, osserva Valéry, ogni tanto fa pensare all'operetta, cosa di cui non ci si deve scandalizzare: "Appassionato di opera buffa, probabilmente Stendhal andava pazzo per i romanzi brevi di Voltaire, imperiture meraviglie di leggerezza, abilità e diabolica fantasia. In quelle opere veloci e crudeli in cui la satira, l'opera lirica, il pamphlet, l'ideologia si mischiano insieme in un ritmo infernale, in quelle favole che costituirono gli scandalosi piaceri della fine del regno di Luigi XV" si sentono già le operette immancabilmente allegre di un secolo dopo.
Per fortuna Stendhal conservò sempre ciò che aveva ricevuto dal Settecento, il secolo in cui era nato, cioè "il dono inestimabile della vivacità. La greve prepotenza e la noia non conobbero mai un avversario più pronto di lui (...) Si sarebbe divertito (e in fondo lusingato) se gli avessero fatto intravedere, come in una boccia di vetro, tutto il suo avvenire accademico (...) avrebbe visto le sue formule diventare tesi, le sue manie trasformarsi in precetti, le sue battute trasformarsi in teorie, sistemi dottrinali nascere da lui e infiniti commenti essere dedotti dalle sue brevi massime (...) Ne è nato tutto il contrario di quello che lui era, il contrario della sua libertà, della sua fantasia, del suo gusto dell'opposizione".
Quando leggo queste cose (o le grandi satire anticulturali di Molière) non riesco a non pensare alla noiosa pedanteria e a tutto quel prepotente teorizzare su tutto, a quella mania di costruire castelli filosofici e imbastire analisi semiologiche a tappeto su ogni autore che si diffuse come un'epidemia nella cultura francese tra Lacan, Barthes, Foucault, Derrida, Baudrillard e anche il sociologo Bourdieu: tutto uno "spirito di sistema che ha fatto del francese colto una lingua da laboratorio. 



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Dans Variété II, Paul Valéry écrit : « Ses motifs favoris, Napoléon, l'amour, l'énergie, le bonheur, ont engendré des volumes d'exégèses. Des philosophes s'y sont mis. [...] Une sorte d'idolâtrie naïve et naïvement mystérieuse vénère le nom et les reliques de ce briseur d'idoles. [...] Tout le contraire de lui-même, de sa liberté, de son caprice, de son goût de l'opposition est né de lui. »