mercoledì 3 dicembre 2014

Ancora Gramsci e l'albergo a cinque stelle

Come disse quel re di Francia: "Non tutto è perduto". Grazie all'umano troppo umano Fassino, anche il sabaudo cavaliere senza macchia e senza paura ritrova se stesso e il suo culto laico della memoria. Tra i molti sommersi i pochi salvati non sono mai onorati abbastanza, se è vero che i luoghi della loro esistenza terrena sono esposti al rischio di una profanazione commerciale. Ogni religione ha i suoi bigotti, Gramsci non c'entra. Gesù Cristo che era Gesù Cristo è sopravvissuto a ben altro.

Angelo d'Orsi
Fassino ha ritrovato Gramsci: in una stanza a cinque stelle
MicroMega, 30 novembre 2014

Già, quale migliore viatico alla conoscenza di Gramsci nel mondo, di un hotel categoria 5 Stelle lusso?! Così la pensa Piero Fassino, intervenuto alla cerimonia d’inaugurazione dell’Hotel Carlina, nell’omonima piazza, avvenuta l’altro ieri a Torino, nell’edificio dove abitò Antonio Gramsci dal 1914 al 1922.
Già il direttore della Fondazione Piemontese Gramsci, mesi fa, quando fu ventilata l’ipotesi (poi scongiurata) di intitolare l’hotel a Gramsci – un nome considerato ormai un brand internazionale, essendo l’autore italiano dopo il XVI secolo più studiato e tradotto nel mondo – aveva sostenuto che quello fosse un ottimo modo per ricordare Gramsci. Dimenticando che il fondatore del PCI, non era stato solo un pensatore, ma un rivoluzionario, vittima del regime fascista, e che non aveva mai avuto una vera casa e che anche in piazza Carlina, sotto la Mole, aveva abitato in uno spazio minuscolo, oggi distrutto, in subaffitto.
Prima aveva vissuto in pensione, e anche quando, eletto deputato nel 1924, si trasferì a Roma dopo aver vissuto ramingo per l’Europa (in particolare in Russia, dove conobbe la donna che divenne sua moglie) a partire dal 1922, quando abbandonò Torino, affittò una camera presso una famiglia tedesca residente nella Capitale.
Dimenticando l’intero Pd torinese (e ovviamente nazionale: ricordo le parole di Luciano Violante che aveva sostenuto che quella fosse una via “laica” alla memoria), che quel luogo, pubblico, da secoli adibito all’accoglienza degli indigenti (l’antico Albergo di Virtù, poi finito all’Istituto Case Popolari), trasformato in luogo, privato, dell’ospitalità, a pagamento, per i ricchi, o i super-ricchi, avrebbe costituito un oltraggio alla memoria di Gramsci.
Dimenticando, o non tenendo in nessun conto che, in storia come in politica, i simboli contano; e il messaggio che da tutta questa vicenda giungeva era chiaro, e certamente non era gramsciano. Anzi, il messaggio era ed è un autentico rovesciamento di qualsivoglia insegnamento si possa trarre dallo straordinario zibaldone di pensieri rappresentato dai Quaderni, dalle Lettere, e dagli scritti giornalistici di Antonio Gramsci.
Del resto che cosa può avere oggi in comune Gramsci, con il suo lascito teorico e pratico, con il Pd? Nulla, semplicemente. E le stesse fondazioni a Gramsci intitolate, a cominciare da quella di Torino, sembra che siano impegnate, oltre che a sopravvivere in tempi duri, prima di tutto a far dimenticare il loro “vizio d’origine”, appunto, l’essere, almeno nominalisticamente, dedicate ad Antonio Gramsci. Del resto, già nel 2000 Veltroni, segretario allora del Pds, dichiarò, alla cerimonia di festeggiamento per il cinquantenario della Fondazione Gramsci (la prima, quella nazionale, di Roma) “non appartenere più” al patrimonio della sinistra “moderna”; in effetti, il sardo che “scelse Torino” non fu incluso nel “Gotha” del Pd (rammentiamo che il traghettatore verso la nuova forza politica fu proprio Piero Fassino), dove invece vennero accolti John Kennedy e Martin Luther King…
Oggi, dunque, giunto a conclusione questo nuovo capitolo della infinita “Operazione Gramsci”, il costruttore, titolare di una ditta da sempre vicina alla leadership del Pd piemontese, che ha avuto un ruolo importante nella trasformazione urbana di Torino degli ultimi 10/15 anni, può essere soddisfatto: ha portato a termine l’impresa, ha salvato un edificio fatiscente, abbandonato all’incuria dalle pubbliche amministrazioni (gliene va dato atto).
Ma, per favore, Fassino, lasci stare Gramsci. I milioni di turisti da lui previsti che entrando nell’albergo ammireranno la targa che ricorda il più importante pensatore politico italiano dopo Machiavelli, ucciso dal fascismo, sono figure dell’immaginario retorico di un imbonitore. Il quale facilmente perde il controllo, e si arriva alla perla: “quale miglior strumento di un albergo, visitato da migliaia di persone, per diffondere la conoscenza del fondatore del Pci? ”. Agghiacciante, potrebbe commentare Antonio Conte, già allenatore della squadra per cui tifa Fassino.