martedì 5 agosto 2014

Gaza, il glossario del conflitto

Francesca Paci
La Stampa, 5 agosto 2014

Striscia di Gaza
La parte di territorio palestinese che confina con Israele per 59 km e con l’Egitto per 13 km (è uno dei primi insediamenti umani della storia del mondo). Ha una popolazione di oltre 1,800 milioni stretta in 360 km quadrati (una delle maggiori densità del mondo), il 43% degli abitanti ha meno di 14 anni, ogni donna fa in media 4,5 figli, la disoccupazione è intorno al 50%. Dopo la guerra arabo-israeliana del 1948 passò all’amministrazione egiziana, fu ripresa da Israele con la guerra del 1967 e tra il 1994 e il 1999 (dopo gli accordi di Oslo) fu trasferita formalmente sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Israele, che di fatto la occupava dal 1967, si è ritirato unilateralmente nel 2005 smantellando tutte le colonie e le infrastrutture ma mantenendo il controllo marittimo, aereo e quello dei valichi. Dopo la vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi del 2006 le frizioni con il gruppo rivale Fatah sono aumentate fino alla guerra fratricida del 2007 al termine della quale Fatah (il partito di Arafat alla guida dell’Autorità Nazionale Palestinese) è stato cacciato da Gaza che è rimasta nelle mani di Hamas. Da allora si ripetono vani tentativi di riconciliazione nazionale, l’ultimo è quello di poche settimane fa.

Hamas* (Harakat al-Muqāwama al-Islāmiyya, Movimento islamico di resistenza)
Movimento palestinese fondato durante la prima intifada del 1987 dallo sceicco Yassin, da Abd al Aziz al Rantisi e Mahmud al Zahar anche grazie agli auspici di Israele che sperava così di indebolire l’Olp di Arafat. Nasce come braccio palestinese dei Fratelli Musulmani e cresce di importanza per la sua intransigenza rispetto a qualsiasi accordo con Israele (a partire da Oslo) fino a imporsi anche attraverso attentati kamikaze durante la seconda intifada del 2000. Come i Fratelli Musulmani Hamas lavora creando consenso con programmi sociali, il suo statuto prevede la cancellazione dello Stato d’Israele, ha vinto le elezioni politiche del 2006 (e quelle amministrative), dal 2007 è in controllo della Striscia di Gaza, è stato dichiarato organizzazione terroristica da Canada, Stati Uniti e Unione Europea. La sua leadership è divisa tra la diaspora, a capo della quale c’è Khaled Meshal (prima ospite di Damasco e poi dopo il 2011 riparato in Qatar), e i capi storici al governo a Gaza (che però da almeno un paio d’anni, e soprattutto dalla deposizione dell’amico presidente egiziano Morsi, controllano sempre meno la Striscia, infiammata dalla pressione di gruppi ancora più oltranzisti come la Jihad Islamica). Il suo braccio armato è le Brigate Ezzedin al Qassam .

Fatah (in arabo “giovane”)**
è un’organizzazione fondata da Yasser Arafat nel 1959 all’interno dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). Fino al 2006 è stata la maggiore organizzazione palestinese (grazie alla quale c’è un seggio palestinese alla Lega Araba), ma sin dagli anni Novanta, anche a causa della gestione corrotta del potere, vede la sua popolarità calare a favore di Hamas (che ha vinto le elezioni del 2006 provocando il blocco dei finanziamenti europei e di altre istituzioni al governo palestinese).

Brigate dei Martiri al Aqsa
gruppo militare palestinese vicino a Fatah (deriva dalla sua fazione Tanzim), emerso durante la seconda intifada del 2000. Dal 2002 le Brigate sono considerate organizzazione terroristica da Stati Uniti e Unione europea.

Brigate Ezzedin al Qassam
braccio armato di Hamas nato nel 1992 (anche contro Oslo) sotto la direzione dell’ingegnere Yahya Ayyash e messosi in luce tra il 1994 e il 2000 per il grande numero di attentati. Sono nella lista delle organizzazioni terroristiche di Unione europea, Stati Uniti, Australia e Regno Unito.

Accordi di Oslo
Gli Accordi di Oslo, siglati in Norvegia il 20 agosto 1993 e annunciati ufficialmente a Washington il 13 settembre 1993 alla presenza del presidente Bill Clinton e del premier israeliano Rabin, portano la firma di Yasser Arafat per conto dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e Shimon Peres per conto dello Stato d’Israele. Oslo corona un processo di incontri e intese segrete iniziate alla Conferenza di Madrid del 1991.
[Con la “Dichiarazione dei principi”, il nome del documento prodotto dagli accordi di Oslo, per la prima volta gli israeliani riconobbero nell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina l’interlocutore ufficiale che parlava per il popolo palestinese e gli riconobbero il diritto di governare su alcuni dei territori occupati. L’OLP da parte sua riconobbe il diritto di Israele a esistere e rinunciò formalmente all’uso della violenza per ottenere i suoi scopi, cioè la creazione di uno stato palestinese.
Questi riconoscimenti reciproci erano già di per sé una novità assoluta nei rapporti tra Israele e i palestinesi, ma l’accordo conteneva anche un piano specifico per mettere in atto una soluzione definitiva alla “questione palestinese”. Israele prometteva di ritirarsi da Gaza e dall’area di Gerico, nella Cisgiordania. Prometteva anche che nei cinque anni successivi si sarebbe ritirata da altri territori occupati militarmente. Secondo gli accordi in questi territori si sarebbero insediati dei governi palestinesi eletti localmente, l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP)].

Tunnel tra Gaza e l’Egitto
Dopo il blocco imposto da Egitto e Israele a partire dal giugno 2007, la presa del potere di Hamas, l’economia della Striscia di Gaza ha iniziato a tracollare. L’Egitto (allora sotto Mubarak) e Israele hanno chiuso in gran parte le loro frontiere con muri di cemento e filo spinato e, sebbene Israele consenta l’ingresso di alcuni prodotti e di aiuti umanitari, il volume delle merci importate è diminuito notevolmente. Con il blocco è cominciata la costruzione di una rete di tunnel sotto la barriera che separa l’Egitto e Gaza, il corridoio Philadelphia passato dal controllo israeliano a quello dell’Autorità Palestinese a quello di Hamas, attraverso la quale è fiorito il contrabbando. La città di Rafah, al di sopra di tunnel, è prosperata negli anni grazie al commercio sotterraneo che ha visto prima l’importazione di generi alimentari e medicine e poi via via di tutto, macchine, trattori, motociclette, mogli, bestiame, armi. I tunnel arrivo fino a 15 metri di profondità e a 800 metri di lunghezza e sono di ampiezza variabile. Durante la guerra di Gaza del 2008-2009 i tunnel sono stati bersaglio dei raid aerei israeliani e si dice che alla fine dell’offensiva solo 150 degli allora 3.000 tunnel attivi fossero ancora funzionanti. Giorno dopo giorno i tunnel sono stati ricostruiti ed hanno continuato ad arricchire i proprietari e i supervisori di Hamas . Dopo la cacciata del presidente egiziano Morsi e il ritorno al Cairo dell’esercito l’offensiva contro i tunnel si è fatta durissima da parte egiziana (Hamas è considerato dai militari egiziani un alleato degli odiati Fratelli Musulmani) e l’attività si è molto ridotta (ma da lì sono continuati a passare soldi e armi dagli attori regionali interessati a Gaza, il Qatar, l’Iran, l’Arabia Saudita).

Protective Edge (Margine di protezione)
Il nome dell’operazione militare lanciata martedì scorso da Israele contro la Striscia di Gaza. Pare che sia il computer a “battezzare” gli interventi contro la parte di territori palestinesi controllata da Hamas che dopo il ritiro da Gaza nel 2005 si ripetono a cadenza regolare:
28 giugno 2006 “Pioggia d’estate” (dopo il rapimento del soldato Ghilad Shalit),
1/7 novembre 2006 “Nuvole d’autunno”,
27 febbraio 2008 “Inverno caldo” (nel frattempo Hamas ha preso il controllo della Striscia e Israele ha dichiarato Gaza ’’entità ostile”),
27 dicembre 2008 “Piombo fuso” (una delle più cruente, con circa 1400 palestinesi e 13 israeliani morti, i giornalisti vengono tenuti fuori da Gaza),
14/21 novembre 2012 “Colonna di Nuvola” (iniziata dopo l’”omicidio mirato” del leader militare di Hamas Ahmed Jaabari e conclusasi con la mediazione dell’allora presidente egiziano Morsi)

Iron Dome (scudo di acciaio)
È un sistema di difesa molto sofisticato progettato dalla compagnia Rafael advanced defense systems nel 2011. Funziona 24 ore su 24 e in qualsiasi condizione atmosferica. Come? Attraverso dei radar Iron Dome intercetta i missili diretti verso zone molto popolate ne analizza la traiettoria e se costituisce una minaccia gli lancia contro un missile Tamir (ogni lancio di Tamir costa circa 60 mila dollari). Nel 2003 la Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato un finanziamento di 205 milioni di dollari per lo sviluppo di Iron Dome.

Omicidi miratii persona 
Secondo il diritto israeliano si tratta di assassini di persone ritenute responsabili di attacchi già avvenuti o imminenti ai danni di Israele, autorizzati quando si ritiene non esservi altro mezzo plausibile per fermare o arrestare quelle persone. Nel 2006 la Corte Suprema di Israele li ha giudicati ammissibili a determinate condizioni. Alcuni dei più noti omicidi mirati sono stati raccontati da Spielberg nel controverso (per Israele) film Munich. Tra i target maggiormente conosciuti ci sono il comandante di Hamas Ahmad Jaabari nel 2012, il leader del gruppo palestinese Settembre Nero Muhammad Yusuf al Najjar nel 1973, l’ingegnere di Hamas Yahya abd al Latif Ayyash nel 1996, una delle menti dell’attentato del 1972 a Monaco Ali Hasan Salama nel 1979, il capo spirituale di Hamas sceicco Ahmed Yassin nel 2004.

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(*) A parte l'acronimo, la parola hamas in arabo sta per "entusiasmo, fervore, zelo, spirito combattente").
(**) in arabo al-Fatah o al-Fath (« conquista »), acronimo inverso di Harakat al-Tahrir al-Watani al-Filastiniyya, Movimento di liberazione nazionale della Palestina (Larousse). Come nome di persona Fatah vuol dire "vittorioso, raggiante".