martedì 19 agosto 2014

De Gasperi e Togliatti a confronto

Marco Albeltaro

La festa dell'Unità intitolata a De Gasperi? Già e' incredibile che questi abbiano fatto chiudere l'Unita' e poi la festeggino, ma intitolarla a De Gasperi... Ma ci sono o ci fanno? In entrambi i casi fanno pena!

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De Gasperi era l'avversario o il nemico? E, sessant'anni dopo, che cosa rimane dell'antica contrapposizione? Tempo fa Marco aveva scritto che dopo il Novecento era cambiato tutto. Più prudente avevo pensato che era cambiato molto. Anche le identità si evolvono.
Alla domanda "ci sono o ci fanno?", risponderei "ci sono", nel senso che sono presenti e ragionano. Come possono, ma ragionano. Non vorrei lanciare con questo mio commento una discussione. Per me chi pone trai suoi riferimenti De Gasperi merita rispetto. Punto. (giovanni carpinelli)



 
De Gasperi e Togliatti quei padri ingombranti  
Il destino parallelo di due leader che disobbedirono alle rispettive chiese. La loro eredità fa litigare (all'interno) destra e sinistra
Corriere della Sera, 27 agosto 2012 (modifica il 3 settembre 2012)

Sono bastate due semplici ricorrenze, che in altri momenti sarebbero passate sotto silenzio, i 58 anni dalla morte dello statista cattolico Alcide De Gasperi (1881-1954) e i 48 da quella del leader comunista Palmiro Togliatti (1893-1964), per rendere lampante ai più una realtà su cui da tempo vanno riflettendo storici e politologi: l'Olimpo della politica attuale è popolato di padri ingombranti. O perché se ne vogliono oscurare i lati d'ombra, inconciliabili con il mondo in cui la società aperta, la democrazia rappresentativa sono valori non più discutibili, o perché si tende a proclamarsene eredi con qualche più o meno giustificata e a volte imbarazzante forzatura storica.

Alcide De Gasperi (1881-1954), fondatore della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio dal 1945 al 1953Alcide De Gasperi (1881-1954), fondatore della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio dal 1945 al 1953
Quanto è successo in questi giorni intorno alla figura di De Gasperi è esemplare: giustamente Andrea Riccardi sulla «Stampa» e Ciriaco De Mita sul «Corriere» il 19 agosto, giorno dell'anniversario, ne hanno lodato il metodo che lo aveva portato a formare le grandi coalizioni centriste. Sull'«Unità» Marco Follini due giorni prima aveva del resto invitato il Pd a ispirarsi all'eredità degasperiana anche per quanto riguarda le battaglie perse, come quella per la Comunità europea di difesa. A sottolineare la bontà dell'esperimento degasperiano non si è sottratto neppure il centrodestra. E «Il Foglio» di Giuliano Ferrara in un acuto editoriale ha notato che De Gasperi è stato certamente l'inventore dei governi di coalizione, ma dopo aver compiuto una scelta radicalmente bipolare, espellendo nel maggio 1947 dal governo di unità nazionale comunisti e socialisti. Un'osservazione che fa esclamare a Piero Craveri, biografo dello statista trentino: «In realtà De Gasperi fu il politico che ruppe la grande coalizione con i socialisti di Pietro Nenni e con i comunisti di Togliatti. Una decisione presa in grande solitudine, perché anche all'interno della Dc c'erano paure e resistenze, a causa del forte apparato militare di cui disponeva il Pci. Certo, De Gasperi è il padre del centrismo, di governi di coalizione fortemente anticomuniste e, sempre in chiave anticomunista, ipotizzava un'apertura verso i socialisti che poi sarebbe stata compiuta da Aldo Moro». De Gasperi uomo di destra o di sinistra? E oggi la domanda non è peregrina visto che a lui si richiamano le maggiori forze politiche. «Certamente un riformatore», risponde Craveri, citando la realizzazione della riforma agraria, della Cassa per il Mezzogiorno, la riforma tributaria...
Palmiro Togliatti (Genova, 1893-Yalta, 1964), segretario del Pci dal 1938 alla mortePalmiro Togliatti (Genova, 1893-Yalta, 1964), segretario del Pci dal 1938 alla morte
Il discorso si complica se si passa a Palmiro Togliatti. Michele Prospero, sempre sull'«Unità», ne ha elogiato il realismo di stampo cavouriano e, in un passaggio che ha fatto molto discutere, l'ha paragonato a De Gasperi, evocandone il tratto comune al leader della Dc: entrambi disobbedirono alle loro chiese. Commenta lo storico Giovanni Sabbatucci: «De Gasperi e Togliatti sono due personaggi inconciliabili. La Repubblica italiana è nata sulla base di forze e ideali opposti, dalla vittoria di uno sull'altro». Certo, continua Sabbatucci, «come scrisse lo studioso cattolico Pietro Scoppola, una qualche intesa tra Togliatti e De Gasperi ci fu e come sottolineò negli anni Settanta Luciano Cafagna in un intervento su «Mondo Operaio», il togliattismo era stato benefico perché aveva ingabbiato e depotenziato la carica eversiva e massimalista della sinistra italiana. Che poi è quanto sottolineano i suoi laudatori attuali, riconducibili alla corrente dalemiana all'interno del Pd: un leader capace di grande realismo, che sa ricondurre nelle categorie del gioco politico le spinte rivoluzionarie». Certo, ed è la conclusiva osservazione di Sabbatucci, il fatto che in un partito coesistano ex democristiani ed ex comunisti non è una buona ragione per rendere conciliabile ciò che non lo è. Una buona ragione per cui De Gasperi e Togliatti appaiono sempre più padri ingombranti.  
Il complesso gioco delle eredità politiche non si limita a questi due grandi personaggi. Ne sa qualcosa chi come lo storico Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito-Renzo De Felice, ha impiegato grandi energie a raccontare la storia del neofascismo italiano. Una vicenda che riguarda alcuni esponenti di primo piano della destra politica, a cominciare dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da tutta quella componente del Pdl che proviene da Alleanza nazionale. Un mondo questo, che secondo Parlato, ha come padre ingombrante Giorgio Almirante (1914-1988), esponente della Repubblica sociale che durante il regime condivise ideologicamente la scelta delle leggi razziali e che nel dopoguerra con il Movimento sociale scelse una linea nostalgica e dell'elogio dello Stato corporativo. Da questo punto di vista, osserva Parlato, non c'è eredità possibile per esponenti che hanno fatto una scelta compiutamente democratica. «Eppure - osserva lo storico del neofascismo - se si guarda all'azione politica di Almirante si scopre che anticipò la critica alla partitocrazia, che propose la repubblica presidenziale, che lanciò durante gli anni del centrosinistra la questione morale e la critica alla corruzione. Certo, ci vuole molta serenità per riconoscere questi meriti in un quadro ideologico datato. La proposta del sindaco Alemanno di dedicare una strada romana ad Almirante va in questo senso di accettazione critica di un padre ingombrante. Meglio della rimozione totale».
Chi, infine, non è stato affatto rimosso, ma viene sempre citato come padre nobile dell'attuale fase politica è Altiero Spinelli (1907-1986). Ma, a ben guardare, anche Spinelli risulta essere un padre ingombrante. Il perché lo spiega Giovanni Sabbatucci: «Bisogna distinguere l'azione politica di Spinelli, che negli anni 50 collaborò da posizioni diverse con Alcide De Gasperi e che nel 1979 fu eletto al parlamento europeo con i voti del Pci, dal Manifesto di Ventotene, di cui fu autore nel 1941 con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Mentre l'azione europeista di Spinelli può insegnarci molto, il Manifesto di Ventotene, che molti citano come la Bibbia dell'europeismo senza averlo letto, è un testo irrecuperabile, in quanto propone una giacobina presa del potere in Europa per imporre un governo federale. È un testo da studiare ma oggi inutilizzabile per la politica».