domenica 20 luglio 2014

Pasolini torna a Matera, una mostra multimediale


Il "Vangelo secondo Matteo" compie mezzo Secolo. Una mostra mette a fuoco la genesi del capolavoro pasoliniano e il rapporto del regista con la città di Matera, che nell'estate del 1964, sotto un sole «ferocemente antico», divenne Gerusalemme.
L'occasione è preziosa per rileggere, attraverso la scelta di Pasolini e le vicende del set, un momento importante nella storia di un luogo preistorico ancora abitato – i famosi Sassi - che una volta definito "vergogna nazionale", venne svuotato e poi abbandonato. In quegli anni Matera, teatro di profonde contraddizioni, divenne meta privilegiata di intellettuali che andavano scoprendo l'originalità della tradizione estirpata.
La mostra, divisa in sei sezioni, racconta la storia e i luoghi del Vangelo in relazione al clima culturale e artistico di quegli anni, attraverso il doppio contesto del film - quello dell'ideazione ed elaborazione creativa tra Roma, Assisi e la Palestina tra il 1962 e il 1964 e quello della realizzazione delle riprese, del montaggio e della produzione.
L'ultima sezione, intitolata "Tra Gruppo Uno e Gruppo 63" presenta importanti opere d'arte realizzate dai principali protagonisti del dibattito artistico dei primi anni Sessanta per aiutare a comprendere i nuovi orizzonti della scultura italiana negli anni in cui si guarda alle nuove tecniche d'immagine teorizzate da Giulio Carlo Argan e a Venezia la Pop-Art trova la sua consacrazione ufficiale.
L'allestimento si distingue per una forte connotazione multimediale e interattiva basata sul modello delle stazioni creative (ogni sezione sarà introdotta da un narratore, tra gli altri, Goffredo Fofi, Serafino Murri e Padre Fantuzzi) e una narrazione estremamente visiva, resa possibile grazie al montaggio di documenti originali, dipinti, disegni, fotografie, spezzoni cinematografici, interviste, materiale bibliografico e oggetti vari (tra i quali la macchina da presa del regista e i costumi originali del film), per favorire una lettura a più livelli.

"Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant'anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia"
A cura di Marta Ragozzino e Giuseppe Appella
Museo nazionale d'arte medievale e moderna di Palazzo Lanfranchi, Matera
Dal 21 luglio al 9 novembre 2014

www.artibasilicata.beniculturali.it

 
22 luglio 2014 
L'Osservatore Romano celebra il Cristo di Pasolini
"probabilmente il miglior film su Gesù mai girato"
 
Il giornale vaticano omaggia Il Vangelo secondo Matteo 50 anni dopo l'uscita: "Probabilmente il miglior film su Gesù"
L'Osservatore Romano celebra, nel numero di oggi, i cinquant'anni dell'uscita de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, che il quotidiano della Santa Sede giudica "forse la migliore opera su Gesù nella storia del cinema". "Il Vangelo secondo Matteo (presentato il 4 settembre 1964 a Venezia) - scrive Emilio Ranzato in un lungo pezzo sull'Osservatore Romano -, con un Cristo interpretato da un sindacalista antifranchista, con la Madonna anziana impersonata dalla madre dello stesso regista, con la scena disseminata ancora una volta dai volti dei 'suoi' sottoproletari, con la scabra ambientazione dei Sassi di Matera che ricorda molto le periferie primitive di Accattone, con i riferimenti alla pittura del Quattrocento già individuati nei due film precedenti, nasce prima di tutto per Pasolini come scenario interiore, come presepe intimo in cui far confluire tutti gli elementi della propria tormentata e per molti versi contraddittoria ideologia". "Senonché - prosegue Ranzato -, proprio l'umanità febbrile e primitiva che il regista porta un'altra volta sullo schermo, finisce per conferire un vigore nuovo al verbo cristiano, che in questo contesto appare ancora più attuale, concreto, rivoluzionario". "Che sia un film su una crisi in atto o su un suo superamento - aggiunge l'Osservatore -, Il Vangelo secondo Matteo rimane comunque un capolavoro, e probabilmente il miglior film su Gesù mai girato. Sicuramente, quello in cui la sua parola risuona più fluida, aerea e insieme stentorea. Scolpita nella spoglia pietra come i migliori momenti del cinema pasoliniano".