giovedì 20 novembre 2014

Mitologia di guerra. L'infermiera




Giovanni Carpinelli
L'esperienza dei combattenti nella Grande Guerra
in "Città, fabbriche e nuove culture alle soglie della società di massa", Electa, Milano 1990, p.  197

... Una forma sottile di dissenso si nascondeva dietro la speranza nella buona ferita; speranza assai diffusa tra i soldati [...] Ci poteva essere la ferita "giusta", ed era giusta la ferita che non spediva il soldato al Creatore, ma più semplicemente rendeva necessaria l'evacuazione, il trasferimento in ospedale. Nell'immaginario del combattente perduto in fondo alla trincea o in mezzo al campo di battaglia, la crocerossina assumeva le fattezze di un angelo premuroso. Senza contare il fatto che la crocerossina era una donna. Amore per la vita e amore per le donne tendevano a fare tutt'uno nei soldati.
Solo fra le truppe d'assalto, gli arditi, che apparvero nel 1917, la morte era trattata con scherno, e assunta provocatoriamente a simbolo positivo. Ma gli arditi erano una piccola minoranza. Fra gli altri soldati lo spettacolo e la prospettiva della morte non facevano che rafforzare per contrasto un attaccamento spasmodico alla vita. In una tra le più popolari canzoni venute alla luce durante la guerra, 'O surdato nnammurato, la vita era il tema centrale, ripetuto con insistenza, e si identificava con la donna amata; il ritornello diceva:
Oje vita, oje vita mia, 
oje core 'e chistu core 
si stata 'o primm'ammore 
'o primmo e ll'ultimo sarraje pe' me!



Henri Barbusse 
Il fuoco (1916)
capitolo IV, Volpatte e Fouillade 










 [a Volpatte due schegge hanno staccato le orecchie che sono state poi rimesse al loro posto e tenute vicine alla testa da una tripla fasciatura]
Il nostro compagno ferito si fa loquace. Un po' di febbre muove e affretta il suo dire al ritmo del passo rilassato di cui già si pavoneggia.
- Mi attaccheranno un'etichetta rossa al pastrano, senza dubbio, e mi condurranno nelle retrovie. [...] Poi l'ambulanza, poi il treno sanitario con dei regali di dame della Croce Rossa per tutto il percorso, come hanno fatto a Crapelet Jules, poi l'ospedale territoriale. I letti con i lenzuoli bianchi, la stufa che russa in mezzo ai soldati, della gente che non deve far altro che occuparsi di noi [...]

Ernest Hemingway
Addio alle armi (1929)
traduzione di Fernanda Pivano

... Udii qualcuno scendere in corridoio. Guardai la porta. Era Catherine Barkley.
Entrò nella stanza e si avvicinò al letto.
"Hello, caro" disse. Era fresca e giovane e bellissima. Pensai che non avevo mai visto nessuna così bella.
"Hello" dissi. Quando la vidi mi innamorai di lei. Mi sentii sconvolto. Guardò la porta, vide che non c'era nessuno, allora sedette su un lato del letto e si curvò a baciarmi. La tirai giù e la baciaie le sentii battere il cuore.
"Tesoro" dissi. "Non sei stata magnifica a venire qui?"
"Non è stato molto difficile. Può diventare difficile rimanere."
"Devi rimanere" dissi. "oh sei stupenda." Ero pazzo di lei. Non riuscivo a credere che ci fosse davvero e la tenevo stretta a me. 

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La vicenda trasposta in "A Farewell to Arms" (Addio alle armi)  

Poco dopo la mezzanotte dell'8 Luglio 1918, a Fossalta di Piave, Hemingway venne seriamente ferito ad una gamba per lo scoppio di un colpo di mortaio e pallottole di mitraglia.
Portato a Milano in ospedale conobbe una giovane crocerossina, l'americana Agnes von Kurowsky di origine tedesca, e se ne innamorò; la loro storia durò tutto il periodo della convalescenza e cioè per tre mesi.  

Per la documentazione storica si può vedere: Ernest Hemingway Agnes von Kurowsky, In amore e in guerra. Il diario perduto di Agnes von Kurowsky, le sue lettere e le lettere di Hemingway, a cura di H. Serrano Villard e J. Nagel, Mursia, Milano 1992.