giovedì 17 marzo 2022

La Russia non sta vincendo


 
 

MARCO DI GIOVANNI
Mission creep, “centro di gravità" e crimini contro i civili
 
Una nota necessaria in considerazione dell’offensiva misericordiosa dei fautori della pace a tutti i costi
Dopo tre settimane di operazioni militari l’aggressione russa ha fallito il colpo di mano e ha dovuto dirottare verso una definizione, che appare incerta, del suo nuovo centro di gravità.
L’obiettivo iniziale, con l’ampiezza delle linee di intervento, si fissava nel crollo del sistema politico ucraino, nel cedimento di tutta la sua organizzazione difensiva senza leadership e attaccata su più fronti, e sull’insediamento di un potere fantoccio da manipolare.
Nulla di tutto questo si è dato e due fattori hanno proposto ai russi la questione di una nuova linea strategica. E’ quello che, in gergo, si chiama mission creep, involontario scivolamento della prospettiva strategica della mission.
La tenuta politica e militare dell’Ucraina e la sua efficacia (anche nella compattezza della popolazione che ha verosimilmente isolato una inconsistente presenza filorussa) hanno dilatato l’impegno militare su una scala e con esigenze di qualità, cui i russi non erano pronti : di fronte alla situazione mostrano sorprendenti carenze logistiche (a maggior ragione per una missione condotta a ridosso dei loro confini e linee di comunicazione) ed una adeguatezza operativa come minimo a pelle di leopardo. Improvvisamente si è spalancato un fronte immenso, incontrollabile e disperatamente costoso. Il dispiegamento iniziale è stato assorbito completamente ed anzi impone integrazioni delle perdite molto ampie e un ampliamento che deve allora misurarsi con dimensioni nuove e una critica posizione rispetto al fattore tempo.
Il colpo di mano era organico all’azione politica di Putin per minimizzare la capacità internazionale di risposta e minimizzare i costi dell’azione. L’impegno militare si rivela invece improbo e la reazione internazionale ha messo sul piatto, con sanzioni dure e una politica di sostegno militare indiretto all’Ucraina, la questione della tenuta del sistema putiniano.
I tempi lunghi sarebbero quelli che - ora - l’azione militare deve prevedere, ma non sono compatibili con la tenuta del sistema.
L’apparato militare russo accumula con fatica mezzi intorno alle città che cerca di assediare, ma ci si domanda con quale obiettivo: quale è il centro di gravità individuato? Le forze sono disperse su troppi fronti, cui fissano unità ucraine e popolazione, ma non sono in grado, almeno al momento, di rischiare un attacco a fondo.
Forse Mariupol cadrà ma Odessa dovrà essere bombardata pesantemente e senza vergogna, Kiev è una immensa, paurosa trappola mentre la guerra costa, a braccio, circa 400 milioni di dollari al giorno, salvo ampliamenti del dispositivo o fasi di particolare intensità operativa.
La Penelope ucraina lavora i russi ai fianchi, disfacendo parte della rete russa, operativa e logistica, con le sue efficaci puntate. E se anche Kiev dovesse cadere la guerra si scioglierebbe sul terreno, con tempi ed efficacia diversa a seconda della capacità della leadership di sopravvivere, ma senza offrire tregua. Proprio la “dottrina” e la storia delle vicende politico militari ci parlano della forza strategica del resistente in rapporto alla variante “tempo”.
A meno che, a questo punto, il centro di gravità non si sposti sulla popolazione, trasformata pienamente in ostaggio, e l’assedio sia, appunto, un assedio, che fa della continuità della violenza indiscriminata sui civili il coltello alla gola della leadership politica, cui imporre, nel ricatto morale della distruzione, NON DELLA VITTORIA MILITARE, la propria volontà.
I misericordiosi fautori della resa, formulata – solo a volte – una generica condanna dell’aggressione, magari un po’ giustificata, si collocano allora su questo innesto strategico. Spacciano per inevitabile prospettiva delle operazioni militari una – del tutto ipotetica e al momento lontana – vittoria russa, e condannano la determinazione a resistere. Caracciolo e soci insegnano.
La strage dei civili torna allora a ricadere fra le colpe delle vittime, mentre gli invasori dispiegano saggezza con le loro bombe a grappolo.

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