martedì 1 marzo 2022

Come ragiona Putin


Stefano Montefiori, Hélène Carrère "Pensa come gli Zar. Ma sottovalutare l'Ucraina a Putin costerà caro", Corriere della Sera, 1 marzo 2021

«Sono stupefatta dalla scelta di Putin, totalmente controproducente. La Russia è una potenza euroasiatica, lui voleva rafforzare il lato europeo e invece viene respinto e non gli resterà che rivolgersi ancora di più a Est, verso l’Asia e la Cina, che approfitterà di una Russia indebolita. Putin è in piena regressione, e molti in Russia sono convinti che non riuscirà a stare al potere a lungo. Qualcosa si sta muovendo, anche se ci vorrà tempo. Putin si è silurato da solo».

Grande specialista dell’Unione Sovietica (ne predisse per prima il crollo nel celebre saggio Esplosione di un impero? La rivolta delle nazionalità in Urss, e/o) e della Russia, segretaria perpetua dell’Académie française ed ex deputata europea, la storica Hélène Carrère d’Encausse sottolinea la nuova ossessione di Putin per il passato.

La visione distorta della storia sta tradendo Putin?

«Sì, perché oltre a pensare e dire alcune asinerie storiche assolute, come il fatto che l’Ucraina non esisterebbe come nazione perché sarebbe Russia, è tornato all’epoca degli zar e a quel che allora si pensava dell’Ucraina».

E che cosa pensavano gli zar dell’Ucraina?

«Consideravano gli ucraini come dei contadinotti, dei russi meno evoluti».

C’è anche questo alla base dell’attacco di Putin?

«Mi pare che Putin abbia sottovalutato gli ucraini come facevano gli zar, ha pensato di cavarsela in poche ore. Non si è accorto che l’Ucraina è moderna, attratta dall’Occidente, e pronta a resistere. Anche le forze militari impiegate finora tradiscono questo pensiero: non si può pensare di conquistare un Paese di 40 milioni di abitanti senza gettare nell’impresa tutto il peso di un’armata imponente. Ha creduto di poter giocare al risparmio ma si è sbagliato».

Lei segue Putin da decenni. Come spiega questi errori di valutazione?

«Da un lato era forse convinto di non trovare grossi ostacoli, come è sempre stato dal 2008 a oggi: Georgia, poi Donbass, Crimea... Ha pensato che gli andasse bene anche con l’Ucraina intera. Poi bisognerebbe esaminare i gesti, sarei curiosa di sapere che cosa ne pensano gli esperti, i medici. È sempre più solo, e ossessionato dal Covid. Il tavolo lunghissimo era un modo per mettere a disagio Macron, certo, ma la sua paura del virus è reale, paranoica. Sembra un altro uomo».

Che cosa vuole dire che sembra un altro uomo?

«Che si è formato nell’Urss, era un funzionario sovietico del Kgb in Germania orientale, ma poi dopo il 1991 si è aperto al mondo, ha avuto modo di crescere, di vedere altre realtà. Adesso torna indietro, alla chiusura di un tempo, per questo insisto sulla questione psicologica, sulla regressione».

Guardando le immagini dei giovani moscoviti in fila ai bancomat si ha l’impressione di vedere cittadini europei, gli stessi vestiti, gli stessi gesti, gli stessi smartphone. Che presa può avere su di loro la propaganda di Putin, i discorsi sul passato zarista e la devozione alla chiesa ortodossa?

«Anche questo è un segno della sua regressione. Putin può forse controllare le tv, ma non Internet. In fondo nella transizione dal comunismo all’economia di mercato Putin era stato capace di garantire un certo benessere almeno nelle metropoli, molti cittadini di Mosca glielo riconoscono. Ma adesso si è trasformato in un uomo del passato, non capisce le nuove tecnologie. Eppure nel passato russo c’erano modelli ai quali avrebbe potuto ispirarsi».

Quali?

«C’è stata una fase in cui Putin andava a trovare Solgenitsin, parlava con lui. E Solgenitsin gli diceva che il più grande sovrano russo dell’Ottocento è stato Alessandro III. L’unico che non ha voluto conquistare nuovi territori. La Russia è immensa, l’Oriente siberiano è un luogo sterminato dove già si vede la porosità con la Cina. Il peso della bilancia si sposterà sulla parte asiatica della Russia, proprio quello che Putin voleva evitare».

La Russia è una potenza euroasiatica Lui voleva rafforzare il lato europeo e invece viene respinto ancora più a Est, verso la Cina

Perché evoca la minaccia atomica?

«Perché guarda indietro e in questo caso torna all’epoca della guerra fredda».

 

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