giovedì 25 febbraio 2016

Quer pasticciaccio brutto

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana / Carlo Emilio Gadda


Incipit: 
 
Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po' tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un'aria un po' assonnata, un'andatura greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana. Una certa praticaccia del mondo detto "latino", benché giovine (trentacinquenne), doveva di certo avercela: una certa conoscenza degli uomini: e anche delle donne ...



Un romanzo che richiede una seconda lettura per superare alcuni ostacoli, ma la fatica è ben ripagata. Ci sono dei passi entusiasmanti e delle acrobazie linguistiche che fanno scattare l'applauso, almeno il mio.
Perché leggerlo? Perché è un classico della letteratura italiana ed i classici bisogna leggerli: sono libri più densi degli altri, arricchiti da anni e anni di letture e di interpretazioni, di analisi critiche. Il tempo è poco per cui bisogna scegliere ciò che vale di più e cogliere i fiori più profumati.
La storia e coinvolgente ed i personaggi sono vivi. La lettura mi ha messo davanti una Roma poco trafficata, non rumorosa, un po' polverosa, con tanta campagna intorno ancora vergine. Una Roma plebea, popolare e impiegatizia. Ma anche piena di colori nei mercati e nella folla. Quando un libro ti porta a vivere in un mondo diverso, insieme con i suoi personaggi, ha raggiunto un grande risultato.
E poi c'è il linguaggio, spesso difficile, talvolta incomprensibile, ma che rappresenta pur tuttavia una sfida da superare per entrare in una dimensione nuova. Ci sono descrizioni e brani che suscitano sorpresa, meraviglia, stupore anche per la grande capacità di Gadda di presentarci con ironia situazioni e personaggi. Questo romanzo è una festa di fuochi artificiali.



I personaggi:


Gli inquilini di Via Merulana 219

- Liliana Valdarena Balducci, la vittima, moglie di
- Remo Balducci
- la signora Menecacci (Menegazzi), vittima del furto dei gioielli
- Commendator Angeloni, funzionario coinvolto nelle indagini sul furto alla Menegazzi
- Lulù, la cagnina pechinese che sparisce dopo il delitto
- Manuela Petacchioni, la pettoruta portiera di Via Merulana

Le forze dell'ordine
- Francesco Ingravallo, detto Don Ciccio
- il dottor Fumi, capo napoletano di Don Ciccio
- Gaudenzio Deviti, detto "er Biondone", agente in borghese
- Pompeo Porchettini, detto "lo Sgranfia", agente in borghese
Carabinieri di Marino
- Fabrizio Santarella, maresciallo
- Pestalozzi, brigadiere
- Cucullo, carabiniere
Nipoti e domestiche dei Balducci

- Gina, una delle innumerevoli "nipoti" di Liliana, come
- Assunta (Tina) Crocchiapani e come
- Virginia Troddu e come
- Ines Cionini, arrestata peri prostituzione
I sospetti

- Giuliano Valdarena, il bel cugino di Liliana, sospettato dell'assassinio
- Enea Metalli, detto Iginio, l'autore delle rapina alla Menegazzi
- Diomede Lanciani, ex fidanzato di Ines Cionini
- Ascanio Lanciani, fratello di Diomede, ha fatto il palo durante il furto
- Camilla Mattonari, nasconde nel pitale la refurtiva di Enea Metalli, cugina di
- Lavinia Mattonari
- Ines Cionini
Altri personaggi
- Don Lorenzo Corpi, il confessore di Liliana
- Zamira Pacori, gestisce la bettola lavanderia ai Due Santi,


La filosofia di Ingravallo

Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo"

Il romanzo in sé è proprio uno "gnommero", un gomitolo nel quale si avvolgono, spesso in modo confuso, le storie e le azioni dei tanti personaggi. Non a caso, nel passo sopra riportato sembra che ci sia una opposizione tra "le causali" (nel senso di una ricerca razionale, causa-effetto) e il concetto di gomitolo, cioè un'idea di confuso groviglio, inestricabile e irrisolvibile, come sarà in fondo l'inchiesta di Ingravallo e, più in generale, come appare la vita e la realtà.


Interessante la nota critica di Pasolini (1958, da Passione e ideologia)

La drammaticità ... consiste nell'urto violentissimo tra una realtà oggettiva (non si può immaginare nulla di più oggettivo di un romanzo poliziesco d'ambiente, com'è questo nello schema) e 'una realtà soggettiva (il narratore) incompatibili ideologicamente e stilisticamente tra loro.
Tale urto dell'io contro il mondo avviene intanto, concretamente, contro mille dati particolari: dall'esame stilistico della componente dialettale ci risulta infatti come l'Italia, e nella fattispecie Roma, si presentino a Gadda come una Babele, un coacervo di tre strati linguistici, che rappresentano tre culture a diversi livelli: il linguaggio letterario (cultura europea della poesia d'avanguardia), la koinè (cultura della -piccola borghesia prima fascista, poi democristiana), dialetto (cultura delle classi operaie, che qui sono meridionali, e quindi di tipo sottoproletario).
Ma a parte questi urti, diciamo, particolari, c'è un urto totale, assoluto, che risulta, come abbiamo visto, dalla incapacità tecnica di Gadda a fare (se non per «allusione») un racconto diretto, logico e storico. Quindi: in Gadda sussiste la certezza di una realtà oggettiva che può essere mimetizzata e rappresentata (secondo formula, per intenderci, verghiana): ma è una certezza sopravvivente dalla cultura positivistica e laica al cui lembo estremo Gadda (ch'è ingegnere) si è formato: a questa certezza si sovrappone una effettiva incertezza, il senso lirico della vanità e del nulla, di tipo religioso e stoico che appartiene alla cultura in cui Gadda per coazione e per reazione è vissuto e ha operato... Gadda dunque ci si presenta nel Pasticciaccio come esagitato e schiacciato tra due errori: il sopravvivente positivismo naturalistico di un liberale prefascista di destra, ed il coatto lirismo deformante di un antifascista limato e disgregato dall'impari lotta con lo stato.


http://renatofianco.blogspot.it/2009/12/quer-pasticciaccio-brutto-de-via.html