sabato 3 maggio 2014

La donna nel "Quarto Stato"

Sergio Momesso
Un dettaglio del "Quarto Stato"
Storie dell'arte, un blog di storici dell'arte

  
Giuseppe Pellizza, Studio di donna con il bambino per il ‘Quarto Stato’, disegno, 1898, Motta di Livenza (Treviso), Fondazione Giacomini
Giu­seppe Pel­lizza, Stu­dio di donna con il bam­bino per il ‘Quarto Stato’, di­se­gno, 1898, Motta di Li­venza (Tre­viso), Fon­da­zione Giacomini
 
Giuseppe Pellizza, Quarto Stato, 1898-1901, particolare, Milano, Galleria d’Arte Moderna
Giu­seppe Pel­lizza, Quarto Stato, 1898–1901, par­ti­co­lare, Mi­lano, Gal­le­ria d’Arte Moderna
Ap­pro­fitto del primo mag­gio per sug­ge­rire una pic­cola ri­fles­sione sull’immagine più fre­quen­te­mente as­so­ciata alla fe­sta dei la­vo­ra­tori, così come agli scio­peri o alle ma­ni­fe­sta­zioni po­po­lari in ge­nere: il Quarto Stato di Pel­lizza da Vol­pedo, ov­via­mente, che è di­ven­tato or­mai la “Gio­conda” del primo No­ve­cento ita­liano. Qua­dro dalla sto­ria lunga e tor­men­tata, ana­liz­zata in ogni det­ta­glio da Au­rora Scotti. Uno de­gli ele­menti chiave del Quarto Stato, che lo fa grande e mo­derno, è cer­ta­mente la fi­gura della donna con il bam­bino che rag­giunge cor­rendo i due ca­pi­po­polo in primo piano. Per la cro­naca, Cle­mente Bi­done e Gio­vanni Zarri. Lei in­vece è Te­resa Bi­done (1875–1907), mo­glie di Giu­seppe Pellizza.
La na­scita e lo svi­luppo di que­sto mo­tivo, di que­sta fi­gura di donna che par­te­cipa, con il fi­glio in brac­cio, alla mar­cia dei la­vo­ra­tori e apre nel di­pinto una fi­ne­stra nar­ra­tiva po­tente sul ruolo nuovo delle donne all’inizio del No­ve­cento, si se­guiva molto bene alla mo­stra chiusa il 9 marzo scorso al Mu­seo del No­ve­cento, di cui s’è par­lato troppo poco, an­che da parte no­stra pur­troppo. Era in realtà, a mio av­viso, una mo­stra molto di­dat­tica e molto utile. Per la prima volta, in­fatti, a breve di­stanza, si po­te­vano con­fron­tare il Quarto Stato (1898–1901), la sua spet­ta­co­lare ra­dio­gra­fia di­gi­tale a gran­dezza na­tu­rale, Fiu­mana (1895–1897), gli studi pre­pa­ra­tori prin­ci­pali e le prime fasi dell’invenzione, com­preso il pre­coce boz­zetto per quello che si chia­mava an­cora Am­ba­scia­tori della fame (1892).
Se pro­viamo ad im­ma­gi­nare il Quarto Stato senza quell’immagine fem­mi­nile, pri­vato di quell’ingresso ap­pas­sio­nato, im­pe­rio­sa­mente ma­terno, ci ac­cor­giamo, forse, della sua im­por­tanza, sotto tutti i punti di vi­sta, nell’economia dell’immagine fi­nale e ne ap­prez­ziamo la lenta e fa­ti­cosa ela­bo­ra­zione: da una fi­gura poco ca­rat­te­riz­zata e sem­pli­ce­mente di rac­cordo tra primo piano e fondo (Am­ba­scia­tori della fame), alla fi­gura fem­mi­nile esile, in­di­stinta e gio­cata tutta su ritmi ec­ces­si­va­mente li­neari (Fiu­mana), alla donna forte e piena di di­spe­rata vi­ta­lità che è stata ri­mo­du­lata se­condo una nuova mi­sura e una nuova forma se­gnata da luci me­ri­diane e om­bre nette.

Giuseppe Pellizza, Amba- sciatori della fame, boz- zetto, 1892, Collezione privata
Giu­seppe Pel­lizza, Am­ba­scia­tori della fame, boz­zetto, 1892, Col­le­zione privata