venerdì 8 marzo 2013

Per l’8 marzo non regalateci mimose


(preferiremmo un paio di decollete tacco 12 di vernice)

Da bambina sognavo un paio di scarpette rosse di vernice: mia madre si ostinava ad acquistarmi – quando andava bene – delle orribili paperine rosa porcellino, convinta che quello fosse il mio colore preferito, oltre al fatto che ha sempre pensato che il rosa fosse un colore da bambina per bene. In sostanza non ho mai avuto le mie tanto desiderate scarpette rosse.
E sarà per questo che appena ho avuto l’età per scegliermi da sola vestiti e scarpe, il mio primo acquisto sono state proprio un paio di fiammanti scarpe rosse stile tango argentino. Avevo 16 anni ed ero in rivolta contro il mondo e soprattutto contro il modello di femminilità che mia madre (più o meno consapevolmente) aveva cercato di inculcarmi con le buone o con le cattive. Ancora adesso, alle soglie dei fatidici “anta”, per me quel particolare accessorio ha un valore simbolico potentissimo: sono la mia dichiarazione di indipendenza.
Le scarpe rosse sono quello che io definisco “un interruttore semiotico”, cioè un oggetto in grado di scatenare una vera tempesta di significato, poiché assommano due valori che già presi singolarmente possiedono un altissimo potenziale simbolico: le scarpe e il rosso.
Uomini e donne però appartengono a due categorie interpretative assai differenti.
Per le donne, come detto, la scelta di un paio di calzature è una vera e propria rivendicazione identitaria, rivelano la personalità di chi le indossa più di qualunque altro indumento: scarpe basse? Personalità pratica. Tacco 12? Sicurezza di sé e rivendicazione (ostentazione) del proprio potere seduttivo. E, come detto, il colore fa la differenza, ci mette il carico da 90: ci vuole un’incredibile sicurezza per indossare un paio di Chanel rosso fuoco, significa sapere di/volere attirare gli sguardi.
Per i maschi già le scarpe da sole sono un incredibile richiamo erotico, se poi sono pure rosse…
È su questa dicotomia di significati che gioca – e deve il suo successo – “Zapatos Rojos”, istallazione dall’artista messicana Elina Chauvet realizzata per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez nello stato del Chihuahua e, da allora, replicata in centinaia di città sparse per il mondo (recentemente anche a Torino).
Nulla è casuale in questo happening visuale: non lo è l’origine dell’artista (lo stato di Chihuahua è da alcuni anni passato alla cronaca per essere il luogo dove l’essere donna è un buon motivo per morire di morte violenta) non lo sono le scarpe.
È un’opera d'arte giocata proprio sulla doppia valenza simbolica, perché le scarpe rosse – come detto – nell’immaginario femminile sono il simbolo di una donna forte, femminile e sicura di se, che sa benissimo il potere seduttivo dell’oggetto. Per gli uomini invece sono un irresistibile richiamo sessuale: denotano una donna sessualmente disponibile, una puttana insomma. Ecco allora che “l’arma di seduzione” si ritorce contro chi la indossa.
Ma il problema non sta nella testa delle donne, semmai in quella degli uomini. Perché l’uomo desidera – brama – una femme fatale ma, salvo rare eccezioni, a patto che non sia sua moglie o la sua fidanzata. Dalle biografie delle oltre 100 donne uccise dai propri compagni – solo in Italia e solo nel 2012 – emerge proprio questo. Per alcuni uomini la sola idea, o infondato sospetto, di avere accanto una donna forte, indipendente, seducente (una donna che porta le scarpe rosse) è motivo sufficiente a scatenare la violenza più bestiale. A volte le donne subiscono in silenzio, altre si ribellano. Ed è spesso a questo punto, quando dicono “basta”, che la “semplice” furia evolve in furia omicida.
Una volta si usava l’espressione “portare i pantaloni” per definire chi in casa avesse il ruolo dominante. Adesso si potrebbe dire “calzare scarpe rosse”. È di questo che i maschi – non tutti per fortuna – hanno paura. Non solo di perdere i pantaloni, ma che addirittura i loro punti di riferimento vengano a tal punto stravolti da non fare più riferimento ad un universo maschile (i pantaloni), ma ad uno femminile (le scarpe).
Vorrei concludere questa – che è la prima di una serie di riflessioni che vorrei condividere con i lettori di questo blog – con un invito agli uomini (pur sapendo che chi mi legge difficilmente rientra nella categoria dei “picchiatori”): quest’anno per l’8 marzo non regalate alle donne che amate delle mimose, ma un bel paio di scarpe rosso fuoco. E non per quello che rappresentano per voi, ma per quello che rappresentano per loro.