domenica 10 marzo 2013

Il trickster, i credenti e il mondo

Fosse solo un briccone (trickster) Grillo sarebbe tutto più semplice. Il personaggio duplice e inafferrabile è quello che ha sfondato. Ma Grillo è anche il suo popolo e lì le cose sono decisamente più complicate. Il movimento 5 stelle è portatore di istanze che non sono riducibili al facile imbroglio. Istanze di lungo periodo, a lungo ignorate o trascurate dai gruppi dirigenti dei principali partiti. Una diversa scala di valori rispetto al predominio del mercato senza controlli. Un'attenzione per l'ambiente e per il destino dei singoli. Una volontà di partecipazione. Senza parlare della nausea per i privilegi della casta. Perciò è poco probabile che tutto si sgonfi in poco tempo, non appena dovesse esserci il confronto con la dura realtà. A Parma quel confronto c'è stato e non ha determinato un crollo nei rapporti con la pubblica opinione. Il trickster junghianamente rappresenta l'ombra: con essa devono fare i conti prima di tutto coloro che ritengono di poterla respingere: gli altri, il mondo rispetto alla setta. E allora, quando ci sarà stata una presa di coscienza più vasta, la setta potrà anche farsi chiesa, riconciliarsi con il mondo.

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Marco Belpoliti, L'Espresso 29 ottobre 2012

...in Grillo sembra agire qualcosa che va al di là della figura del semplice attore, così da collocarlo nell'universo dei trickster, figura che gli antropologi e i mitologi chiamano il "briccone divino": personaggio mitologico appartenente a un tempo al regno animale e a quello umano, al novero degli déi e a quello degli uomini. Dio del passaggio tra l'alto e il basso, il dentro e il fuori, il sublime e l'abietto, tra la follia e la ragione, il trickster prende le forme dell'idiota creativo, del saggio buffone, del bambino dai capelli grigi; è il continuo dissacratore.
... Grillo, del resto, possiede anche l'aspetto fisico del trickster: corpo corto e tozzo, testa riccioluta, sguardo provocatore, occhi roteanti e fulminanti, tendenza al mascherone. Sul palco nei comizi - come in precedenza in televisione e a teatro - egli distorce i lineamenti nella tensione del grido; con le mani compie gesti convulsi, caricando il corpo di un'energia che lo obbliga a piegarsi, a incurvarsi in avanti. Le mani sono infatti l'elemento centrale della sua gestualità carnevalesca, da Arlecchino, senza tuttavia possederne la leggerezza. Ricorda lo Zanni della antica commedia - fool e clown -, ma anche Pulcinella: la comicità come derisione, abbassamento dell'avversario, è la sua arma migliore che suscita l'immediata simpatia e il riso nel pubblico degli spettatori. In Grillo la Commedia dell'arte, archetipo insuperabile del nostro carattere nazionale, celebra il suo immancabile ritorno. Il trickster raccontato dai miti è abile, vorace, eccessivo, imprevedibile; mette in moto cambiamenti inattesi: ingarbuglia le cose, le complica, poi le scioglie in un attimo, con un gesto, aiutato dalla sua natura animale. La cosa più interessante di questa figura mitologica, presente nei miti dei Pueblo come nella nostra letteratura (Pinocchio è senza dubbio un trickster), è quella di distruggere l'ordine precedente e di crearne uno nuovo e inatteso. Sul palco Beppe Grillo urla, strepita, minaccia; i suoi comizi - monologhi assoluti - hanno il ritmo di un rito ossessivo che, mentre spaventa una parte dell'uditorio, contemporaneamente provoca grandi entusiasmi e fa vibrare la corda isterica delle folle.
... Beppe Grillo non è più solo, come ha detto una volta Aldo Grasso, il “monello della televisione generalista”; ormai è la reincarnazione di Pinocchio nella sua versione di psicopompo e sciamano. Come il burattino, che vuole trasformarsi in bambino, anche il Grillo-tickster possiede una natura dissociata: vuole essere un capopopolo, ma al tempo stesso nega questa sua nuova identità politica. Non vuole perdere le sue prerogative di “briccone divino”, la forza magica che risiede in lui e che si comunica attraverso il monologo del fool. Un Beppe Grillo deputato è un paradosso, come un Beppe Grillo presidente del Consiglio, o della Repubblica, è una totale contraddizione. Il trickster può solo disordinare il mondo, non cambiarlo razionalmente. La forza che lo alimenta e lo spinge è anche il suo limite intrinseco.

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Sul trickster, P. Radin,  C. G. Jung, , K. Kerényi  (1954), Il briccone divino, Bompiani, Milano, 1965; per la distinzione tra setta e chiesa, E. Troeltsch, Die Soziallehren der Christlichen Kirchen und Gruppen (1912), tr. it.  Dottrine sociali delle Chiese e dei gruppi cristiani, 2 voll., La Nuova Italia, Firenze 1949