mercoledì 4 febbraio 2015

Italo Svevo, Angiolina



Senilità (1898), capitolo primo



Angiolina, una bionda dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, il
volto illuminato dalla vita, un color giallo di ambra soffuso di rosa da una bella salute,
camminava accanto a lui, la testa china da un lato come piegata dal peso del tanto oro che
la fasciava, guardando il suolo ch'ella ad ogni passo toccava con l'elegante ombrellino
come se avesse voluto farne scaturire un commento alle parole che udiva. Quando
credette di aver compreso disse:
- Strano - timidamente guardandolo sottecchi. - Nessuno mi ha mai parlato così. - Non
aveva compreso e si sentiva lusingata al vederlo assumere un ufficio che a lui non
spettava, di allontanare da lei il pericolo. L'affetto ch'egli le offriva ne ebbe l'aspetto di
fraternamente dolce.
Fatte quelle premesse, l'altro si sentì tranquillo e ripigliò un tono più adatto alla
circostanza. Fece piovere sulla bionda testa le dichiarazioni liriche che nei lunghi anni il
suo desiderio aveva maturate e affinate, ma, facendole, egli stesso le sentiva rinnovellare
e ringiovanire come se fossero nate in quell'istante, al calore dell'occhio azzurro di
Angiolina. Ebbe il sentimento che da tanti anni non aveva provato, di comporre, di trarre
dal proprio intimo idee e parole: un sollievo che dava a quel momento della sua vita non
lieta, un aspetto strano, indimenticabile, di pausa, di pace. La donna vi entrava!
Raggiante di gioventù e bellezza ella doveva illuminarla tutta facendogli dimenticare il
triste passato di desiderio e di solitudine e promettendogli la gioia per l'avvenire ch'ella,
certo, non avrebbe compromesso.