martedì 27 gennaio 2015

Monnerot, Islam e comunismo


 

Bruno Bongiovanni

Islam, Comunismo... che Confusione!

L'Unità, 22 settembre 2002

Qualche volta il sentimento che prevale è l'imbarazzo. Specialmente se abbiamo di fronte un personaggio di peso (assai più in Italia che in Germania) del circuito mediatico-storiografico. Intervistato sul Foglio di giovedì, infatti, Ernst Nolte ci spiega che «riprendendo il titolo di un famoso libro di Jules Monnerot» potremmo definire l'Islam «il comunismo del XXI secolo». Il libro di Monnerot, uscito in Francia nel 1949, e tradotto in Italia nel 1970, si intitola, in realtà, Sociologia del comunismo. È la prima delle tre corpose parti in cui è diviso che ha per titolo L'«Islam» del XX secolo. Dove «Islam», non a caso, è messo tra virgolette. Ma – attenzione! - ad essere ricondotto all'Islam è il comunismo. E non viceversa. Il comunismo, tocca sommessamente rammentare, viene dopo l'Islam. Monnerot, il cui itinerario, dopo una fase gollista (finita già nel 1959), si è in vecchiaia purtroppo concluso tristemente nelle liste di Le Pen, era stato, a 25 anni (nel 1937), tra i fondatori, con Bataille e Caillois, del Collège de Sociologie. Era stato anche tra i collaboratori della rivista Acéphale. Alle sue spalle vi era dunque, al di là della «segreta» proposta di competizione con il fascismo sul suo stesso terreno liturgico e «sacralizzante», la complessa riflessione sulle religioni secolari, ossia sulle religioni politiche, concetto ripreso di recente, in un libro importante, da Emilio Gentile. Il quale si è inserito in un dibattito tedesco-americano ispirato soprattutto a Voegelin. Il totalitarismo sarebbe il tentativo di sostituire la religione perduta e di colmare il vuoto prodotto, a partire dal XVI secolo, dal disincantarsi del mondo, dal sottrarsi cioè del mondo stesso agli incantesimi che lo rendevano organico e «sacro». Hitler e Stalin sarebbero insomma l'estrema e tragica risposta, satanicamente riconsacrante, alla cosmologia vittoriosa di Copernico. La sociologia della secolarizzazione era comunque nata prima del totalitarismo. Basti solo ricordare Max Weber. L'Islam, dunque, per Monnerot è sinonimo di fanatico fervore religioso. E il comunismo è l'estremo secolarizzarsi, e ideologizzarsi, di tale fervore. Vi è dunque continuità tra il Collège de Sociologie e la Sociologie du communisme. Nolte si migliora un pochino nell'articolo sul Corriere della Sera di venerdì, sintesi di un intervento effettuato ad un convegno della Fondazione Liberal. Qui si accenna infatti ad un'«inversione» della «ben nota definizione di Jules Monnerot». Il comunismo, però, quasi sparisce. E l'Islam odierno diventa, con argomentazioni (duole dirlo) confuse, il giacobinismo del XXI secolo. La storia si dissolve. Si metastoricizza. Si trasforma in un affollato supermercato di categorie che si sovrappongono, Annientando il prima e il dopo. Il qua e il là. Persino l'Oriente e l'Occidente, la cui distanza «ontologica» è il pilastro della saggezza degli organizzatori del convegno, che vorrebbero «dimenticare Parigi» e universalizzare Washington. Che Dio protegga l'America.


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