martedì 13 gennaio 2015

Il progetto europeo di civiltà. A proposito di Houellebecq

Giorgio Israel
I fantasmi di Houellebecq
Il Messaggero, 6 gennaio 2015

Michel Houellebecq
Quel che descrive il romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq (attraverso il caso francese) è la storia recente, presente e futura dell'Europa come una gigantesca eterogenesi dei fini. Come altrimenti definire una lotta per i diritti della donna, contro il pregiudizio a favore del matrimonio “tradizionale” che sfocia nella tolleranza nei confronti di una famiglia centrata sul maschio, poligamica e omofobica?
Giorgio Israel

LE DIVERSITÀ

Come altrimenti definire una difesa dei diritti delle “diversità” che finisce col legittimare una società comunitarista divisa in frammenti separati entro cui la “tolleranza” accetta il predominio dell'integralismo a costo di subire il suo predominio globale? Già, perché l'unica cosa che la tolleranza politicamente corretta dell'Europa di oggi non tollera sono i principi di cultura politica su cui ha costruito la propria civiltà.
Il libro di Houellebecq si inserisce in Francia nel contesto di una pubblicistica non soltanto di narrativa fantastica (nel solco di Orwell o Huxley) ma saggistica, con autori come Alain Finkielkraut, Éric Zemmour e Michel Onfray. Quest'ultimo, alla domanda di un intervistatore che parla di agitazione di un “fantasma” dell'islam radicale risponde che già ricorrere alla parola “fantasma” è assumere una posizione ideologica, derubricare a “fantasmi” realtà attestate dalle statistiche, oppure a derubricare a disturbi mentali isolati fatti come quegli individui che lanciano l'auto sulla folla al grido di “Allah Akbar” o i convertiti che vanno a combattere nelle file dell'Isis. Il politicamente corretto indica questi “fantasmi” come espressione di fascismo e razzismo, figli dell'odiato “essenzialismo” della cultura occidentale, e consegna chi li considera come fatti reali all'area della reazione e del “populismo” (parola che non significa nulla salvo che un marchio dispregiativo).
 
NICHILISMO

Questo libro è l'ennesima denuncia di un'Europa esausta, un basso impero ridotto a credere solo nella mercificazione totale, nel feticismo delle tecnologie, nel governo delle tecnocrazie, dominato da un relativismo nichilista e da un “odio di sé” che, dei principi etici, conserva soltanto la tolleranza dei modi di vita e dei principi altrui. Si può dissentire da questa analisi e dalle prospettive catastrofiche cui conduce, ma sarebbe intellettualmente disonesto non misurarsi con i fatti, anziché agitare slogan politicamente corretti, a mo' di esorcismi.
L'immagine evidente dello sfascio è lo stato in cui è ridotta la cultura politica del continente: mera tecnocrazia, conteggi di parametri, feticismi tecno-burocratici, fino a ridurre anche l'istruzione e la cultura a una faccenda di parametri. Intanto, intorno c'è un modo che preme, mosso da moventi di tutt'altra natura. Per anni ci si è addormentati sulla credenza che il consumismo, con il suo potere di seduzione, avrebbe sgretolato l'integralismo. Ora si assiste al fallimento di tale credenza, ma non si ha il coraggio di ammetterlo.
Il dibattito che, soprattutto in Francia, sta prendendo forza su questi temi, tocca la questione nodale di come e perché l'Europa si sia ridotta in questo stato. La tesi di Houellebecq (e Onfray) è che il declino della civiltà giudaico-cristiana sia iniziato con il Rinascimento, con l'attacco antireligioso dell'illuminismo e della rivoluzione francese, fino al '68 che ha semplicemente registrato lo sfascio finale.

REAZIONE

Ma vi sono altri punti di vista in campo, meno semplicisti, e assai più convincenti. In qualche modo, si tratta del contrario, e cioè del fallimento del tentativo di conciliare la tradizione della religiosità occidentale con la modernità, che pure era uno dei progetti più brillanti della cultura europea. Si pensi al modernismo religioso e ai movimenti illuministici ebraici: entrambi duramente emarginati. È un fallimento in cui vi sono responsabilità da entrambe le parti.
Chi può rimpiangere le chiusure bigotte di certo integralismo religioso di marca europea e i veleni violenti e intolleranti che ha messo in circolazione? La reazione contro questi veleni e queste chiusure ha avuto il torto di gettare il bambino con l'acqua sporca, di credere che una società possa basarsi solo su principi tecnoscientifici, ignorando la dignità e l'autonomia della sfera morale. Ma la tecnoscienza non può avere le spalle abbastanza larghe da accollarsi questa sfera, se non distruggendola, e cioè usando la scienza come un martello ateistico, un mezzo di distruzione delle religioni – beninteso solo di quelle della propria tradizione, come impone il principio di tolleranza degli “altri”.
Il guaio è che questi “altri” non hanno difficoltà a rifarsi a un modello che viene direttamente da concezioni medioevali apertamente irrazionaliste: la scienza e tecnologia vanno bene, è sacrosanto approfittarne purché non interferiscano col dominio della verità che è di esclusiva competenza della fede, la quale sola detta autoritativamente i principi della convivenza sociale. Il futuro previsto da Houellebecq è che l'Europa, squagliandosi tra cinismo, “tradimento dei chierici” e feticismo dei parametri, finirà in una “sottomissione” opposta al suo migliore progetto di civiltà, quello della democrazia basata su una sintesi di conoscenza razionale e di principi morali.