giovedì 19 giugno 2014

Un ricordo che supera la morte

Picasso, Ritratto di Apollinaire



Ci sarebbe da parlare a lungo di questa semplice poesia che va ben al di là del suo oggetto apparente e immediato. Grandi temi la attraversano e la sorreggono, la vita e la morte, la luce e l'ombra, la presenza e il ricordo. Ciò che non è più può essere vivo per noi, quando i pensieri arrivano a popolare tutto lo spazio intorno. Perfino l'eternità allora acquista una misura ridotta da Dio che si umilia. Questo forse ha voluto dire l'autore e molto altro che scoprirete leggendo.





OMBRA

Eccovi ancora con me

Ricordi dei miei compagni morti in guerra
Oliva del tempo
Ricordi che ormai siete un ricordo solo
Come cento pellicce una pelliccia
Come mille ferite fanno un articolo di giornale
Impalpabile oscura presenza avete preso
La forma mutevole della mia ombra

Indiano per sempre all'agguato
E mi strisciate accanto
Ma senza più sentirmi 

Non sapendo più nulla delle divine poesie che canto
Mentre io vi sento io vi vedo ancora
Destini
Multipla ombra vi conservi il sole
Voi che mi amate tanto da non lasciarmi mai
E senza alzare polvere ballate nel sole
Ombra inchiostro del sole
Scrittura della mia luce
Cassone di rimpianti
Dio che si umilia 


traduzione di Giovanni Raboni
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Vous voilà de nouveau près de moi
Souvenirs de mes compagnons morts à la guerre
L'olive du temps
Souvenirs qui n'en faites plus qu'un
Comme cent fourrures ne font qu'un manteau
Comme ces milliers de blessures ne font qu'un article de journal
Apparence impalpable et sombre qui avez pris
La forme changeante de mon ombre
Un Indien à l'affût pendant l'éternité
Ombre vous rampez près de moi
Mais vous ne m'entendez plus
Vous ne connaîtrez plus les poèmes divins que je chante
Tandis que moi je vous entends je vous vois encore
Destinées
Ombre multiple que le soleil vous garde
Vous qui m'aimez assez pour ne jamais me quitter
Et qui dansez au soleil sans faire de poussière
Ombre encre du soleil
Ecriture de ma lumière
Caisson de regrets
Un dieu qui s'humilie


Guillaume Apollinaire
Ombre (1916)
da  Calligrammes. Poèmes de la paix et de la guerre (1913-1916)


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Fin  dalla sua fondazione la scrittura letteraria intrattiene un rapporto con i morti convocandoli nel testo, tentando un dialogo con essi o rivolgendosi loro come a un destinatario privilegiato. Dai celebri episodi omerici e virgiliano corre attraverso i secoli, nei generi più diversi e nelle varie letterature, un filo continuo che arriva fino al Novecento. Nel corso del XX secolo sono numerosissimi gli episodi di questo tema dalla vasta campitura antropologica sia nella prosa narrativa (Proust, Joyce, ad esempio) che nella poesia (Lee Masters, Eliot, Frénaud e, in Italia, Montale, Sereni, Caproni con tanti altri).

Enrico Testa, Eroi e figuranti, Einaudi, Torino 2009, capitolo 6: La narrazione dell'ombra, incipit.