venerdì 6 giugno 2014

Clausewitz, Il coraggio e la fiducia

Carl von Clausewitz 
Della guerra (1832)
Libro primo
21. La guerra diventa gioco, non solo per la sua natura oggettiva, ma anche per la quella  soggettiva

Se guardiamo la natura soggettiva della guerra, cioè su le forze con cui deve essere condotta, essa ci appare più che mai  come un gioco. L'elemento in cui si muove l'attività bellica è il pericolo; ora, quale è nel pericolo la più importante fra le forze dell'animo? Il coraggio. Il coraggio può, è vero, conciliarsi con la saggezza del calcolo, ma trattasi di cose essenzialmente differenti, appartenenti a facoltà distinte dell'anima. Invece la propensione al rischio, la fiducia nella fortuna, l'audacia, la temerità sono semplici espressioni del coraggio, e tutte queste tendenze dell'anima cercano l'incertezza, poiché è il loro elemento. 
Vediamo dunque come, fin da principio, l'assoluto, il cosiddetto elemento matematico, non trova alcun saldo punto d'appoggio nei calcoli dell'arte di guerra; e che già fin da principio la guerra si estrinseca in un gioco di possibilità, probabilità, fortuna e sfortuna, il quale continua in tutti i grandi e piccoli fili della sua intelaiatura, e fa sì che, di tutti i rami dell'attività umana, la guerra sia quello che più rassomiglia a una partita con le carte da gioco.

22. Come questo si addice in generale più di tutto allo spirito umano 

Sebbene l'intelligenza si senta costantemente attratta verso la chiarezza e la certezza, è l'incerto che attrae spesso il nostro spirito. Invece di seguire penosamente lo stretto sentiero delle ricerche filosofiche e delle deduzioni logiche per giungere quasi senza averne consapevolezza su un terreno a cui si sente estraneo, e dove tutti gli oggetti noti paiono abbandonarlo, lo spirito preferisce arrestarsi con la fantasia nei campi del caso e della fortuna. Qui al posto della nuda necessità gode dell'abbondanza delle possibilità; il coraggio, esaltato da ciò, spicca il volo; il rischio ed il pericolo sono gli elementi fra cui si lancia, come l'audace nuotatore nella corrente. Deve la teoria abbandonarlo, in tale campo, e rinchiudersi, compiacendosi di se stessa, in un cerchio di conclusioni e di massime assolute? No certo, poiché essa diverrebbe priva di ogni utilità pratica. La teoria non può far astrazione dalla natura umana, deve lasciar la dovuta parte anche al coraggio, all'audacia ed altresì alla temerità. L'arte della guerra si muove nel campo delle forze viventi e delle forze morali e non può quindi mai raggiungere l'assoluto e la certezza. Rimane dappertutto spazio per l'incertezza, nelle cose più grandi come nelle più piccole. Se questa incertezza sta da una parte, coraggio e fiducia in sé devono stare dall'altra e così riempire il vuoto. Coraggio e fiducia in sé sono principî assolutamente essenziali per la guerra: la teoria deve dettare soltanto norme, entro le quali queste virtù militari, che sono le più nobili e le più necessarie, possano svilupparsi liberamente in tutti i loro gradi e variazioni. Esiste una sagacia, ed altresì una preveggenza, anche nel rischio: esse vanno solo valutate con un'altra misura. 

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21. Wie durch seine objektive Natur, so wird der Krieg auch durch die subjektive zum Spiel
Werfen wir nun einen Blick auf die subjektive Natur des Krieges, d.h. auf diejenigen Kräfte, womit er geführt werden muß, so muß er uns noch mehr als ein Spiel erscheinen. Das Element, in welchem die kriegerische Tätigkeit sich bewegt, ist Gefahr; welche aber ist in der Gefahr die vornehmste aller Seelenkräfte? Der Mut. Nun kann zwar Mut sich wohl mit kluger Berechnung vertragen, aber sie sind doch Dinge von verschiedener Art, gehören verschiedenen Seelenkräften an; dagegen sind Wagen, Vertrauen auf Glück, Kühnheit, Verwegenheit nur Äußerungen des Mutes, und alle diese Richtungen der Seele suchen das Ungefähr, weil es ihr Element ist. Wir sehen also, wie von Hause aus das Absolute, das sogenannte Mathematische, in den Berechnungen der Kriegskunst nirgends einen festen Grund findet, und daß gleich von vornherein ein Spiel von Möglichkeiten, Wahrscheinlichkeiten, Glück und Unglück hineinkommt, welches in allen großen und kleinen Fäden seines Gewebes fortläuft und von allen Zweigen des menschlichen Tuns den Krieg dem Kartenspiel am nächsten stellt.

22. Wie dies dem menschlichen Geiste im allgemeinen am meisten zusagt

Obgleich sich unser Verstand immer zur Klarheit und Gewißheit hingedrängt fühlt, so fühlt sich doch unser Geist oft von der Ungewißheit angezogen. Statt sich mit dem Verstande auf dem engen Pfade philosophischer Untersuchung und logischer Schlußfolgen durchzuwinden, um, seiner selbst sich kaum bewußt, in Räumen anzukommen, wo er sich fremd fühlt, und wo ihn alle bekannten Gegenstände zu verlassen scheinen, weilt er lieber mit der Einbildungskraft im Reiche der Zufälle und des Glücks. Statt jener dürftigen Notwendigkeit schwelgt er hier im Reichtum von Möglichkeiten; begeistert davon, beflügelt sich der Mut, und so wird Wagnis und Gefahr das Element, in welches er sich wirft wie der mutige Schwimmer in den Strom. Soll die Theorie ihn hier verlassen, sich in absoluten Schlüssen und Regeln selbstgefällig fortbewegen? Dann ist sie unnütz fürs Leben. Die Theorie soll auch das Menschliche berücksichtigen, auch dem Mut, der Kühnheit, selbst der Verwegenheit soll sie ihren Platz gönnen. Die Kriegskunst hat es mit lebendigen und mit moralischen Kräften zu tun, daraus folgt, daß sie nirgends das Absolute und Gewisse erreichen kann; es bleibt also überall dem Ungefähr ein Spielraum, und zwar ebenso groß bei dem Größten wie bei dem Kleinsten. Wie dieses Ungefähr auf der einen Seite steht, muß Mut und Selbstvertrauen auf die andere treten und die Lücke ausfüllen. So groß wie diese sind, so groß darf der Spielraum für jenes werden. Mut und Selbstvertrauen sind also dem Kriege ganz wesentliche Prinzipe; die Theorie soll folglich nur solche Gesetze aufstellen, in welchen sich jene notwendigen und edelsten der kriegerischen Tugenden in allen ihren Graden und Veränderungen frei bewegen können. Auch im Wagen gibt es noch eine Klugheit und ebensogut eine Vorsicht, nur daß sie nach einem anderen Münzfuß berechnet sind.