martedì 11 febbraio 2014

D'Annunzio poeta delle stagioni

Già, D'Annunzio. Poeta politico, poeta pubblico, che costruisce la sua immagine e la esibisce, ne moltiplica le forme, ne promuove i contenuti. Ma anche uomo avido di vita e capace come pochi altri di piegare il linguaggio alle proprie esigenze espressive. Se si va a vedere nella sua poesia l'attenzione riservata alle stagioni e a un mese in particolare, settembre, questo secondo aspetto rivela una forte presenza. Prendiamo il Poema paradisiaco:

Settembre (di': l'anima tua ascolta?)
ha ne l'odore suo, nel suo pallore,
non so, quasi l'odore ed il pallore 
di qualche primavera dissepolta. 

La primavera torna con l'estate e l'autunno in Maia:

Vesperi di primavera,
crepuscoli d'estate,
prime piogge d'autunno
croscianti su l'immondizia
polverosa che nera 
fermenta sotto le suola
...

Più conformi all'immagine diffusa del poeta i versi di Undulna [nome di una cavalla a lui appartenuta]:

Il molle Settembre, il Tibìcine [flautista]
dei pomarii [frutteti], che ha violetti 
gli occhi come il fiore del glìcine
tra i riccioli suoi giovinetti
...
C'è infine il settembre di una poesia famosa, spesso ripresa nelle antologie scolastiche, I Pastori:

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
...
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!


Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
...
 Tracce dannunziane si ritrovano in Montale e Pavese. Forse la lettura dei versi che abbiamo proposto aiuta a capire come la letteratura (e la poesia) tendano a formare un discorso dotato di forti connessioni interne, al di là della pur ovvia distinzione tra le epoche e tra gli autori.