domenica 26 gennaio 2014

Amanti e regine nella storia della monarchia francese

La seduzione, l'intelligenza, il carattere


«Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de’ Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nell’affascinante nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica».

NATALIA ASPESI

Lorenzo Tinti
A proposito di Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Adelphi, Milano 2005
Bibliomanie.it,  n.8 gennaio/marzo 2007



   Un vecchio adagio sostiene che una donna, per essere considerata la metà di un uomo, deve valerne il doppio, soggiungendo tuttavia che, per fortuna, la cosa è estremamente facile.
   Dopo La civiltà della conversazione Benedetta Craveri, con Amanti e regine, scrive le proprie Carte segrete sulla politica francese di Antico Regime, ma traguardata e in gran parte diretta dietro stecche di balena e bustini asfissianti. Nondimeno l’autrice non indulge mai alla curiosità morbosa del gossip storiografico, bensì innalza un monumento alla dignità di un genere – quello femminile – che attraverso la seduzione e l’intelligenza ha saputo insinuarsi negli ingranaggi di una storia ufficialmente delegata alla forza e all’arbitrio degli uomini.
   Se figure quali Pernette du Guillet, Louise Labé o Madeleine Des Roches dimostrarono in pieno XVI secolo che il genio e la creatività non erano ad esclusivo appannaggio dei maschi, non bisogna dimenticarsi che in quello stesso periodo lo status giuridico e religioso delle donne aveva subito dal cattolicesimo riformato e dall’etica misogina del tempo un attacco durissimo, vedendo relegare le rappresentanti del gentil sesso ai margini della società civile. Pure, le favorite di corte non meno delle legittime consorti reali – come a dire la Gran Siniscalca Diane de Poiters o la duchessa d’Étampes non meno di Caterina de’ Medici o della suocera Eleonora d’Austria – riuscirono con estro e strategia a ritagliarsi uno spazio rilevante nei giochi di potere, spazio che giocoforza passava per il cuore (e non di rado per il letto) di re, delfini e principi.
   Non ci fu nulla di facile o di romanzesco nella condizione di «amanti e regine», anzi essa rappresentò un viatico spesso doloroso e sofferto, per quanto esclusivo, concesso alle ambizioni di caratteri ricchi di sagacia ma sfortunatamente compromessi dall’appartenenza all’altra metà del cielo. Come scriveva ancora nel 1626 Marie de Gournay: «Fortunato sei tu, Lettore, se non appartieni a quel sesso che, privato della libertà, è interdetto da tutti i beni, come pure da pressoché tutte le virtù. Né potrebbe essere altrimenti, visto che gli è negato l’accesso alle cariche, agli impieghi e alle funzioni pubbliche, ovvero al potere, perché è nell’esercizio moderato di quest’ultimo che si formano in massima parte le virtù. Un sesso a cui, come sola felicità, come uniche e sovrane virtù, si lasciano l’ignoranza, la servitù e la facoltà di passare per stupido, se questo gioco gli piace». 
   La storia narrata dalla Craveri è dunque la storia di un «potere sui generis, che sa trasformare la debolezza in forza, e fare della condizione di inferiorità una carta vincente» (p. 20), nonché una vivida testimonianza dell’inventiva e del coraggio delle dame di corte francesi tra il Cinquecento e il Settecento. L’eroine di questa storia si chiamano Caterina de’ Medici, Diane de Poiters, Gabrielle d’Estrées, Maria de’ Medici, Maria Teresa d’Austria, Maria Antonietta e le loro biografie esemplari s’intrecciano, lungo un arco di due secoli, con i destini “alti” della monarchia d’oltralpe, restituendoci il negativo di un’immagine che credevamo di conoscere fin troppo e di cui al contrario ignoravamo quel sostrato umano fatto di sofferenze dissimulate nel decoro e di passioni profonde come abissi. L’impareggiabile capacità affabulatoria di Benedetta Craveri sembra tessere la trama di un romanzo e invece, come dimostra il ricco apparato bibliografico in calce al testo, con piglio da storiografo dipana davanti ai nostri occhi l’avvicendamento degli eventi più o meno noti che riguardarono la corona, sempre analizzandoli dal punto di vista straniante delle donne di quell’ambiente. E al lettore resta intensa la sensazione che costoro non possano che aver patito e pensato i patimenti e i pensieri che l’autrice attribuisce loro.