sabato 14 settembre 2013

La storia di Alba Dorata

Antonio Carioti
Un'Alba Dorata che porta le tenebre
Corriere della Sera, 11 settembre 2013


Per noi italiani la Grecia è quasi un parente povero e sfortunato, nel quale ritroviamo ingigantiti i nostri problemi e difetti, anche perché ha subito in passato disgrazie che invece il nostro Paese ha (forse di poco) evitato. Basti pensare che dal 1946 al 1949 la società ellenica fu lacerata da una spietata guerra civile tra comunisti e anticomunisti. E nel 1967 subì un colpo di Stato militare e una conseguente dittatura, il cosiddetto «regime dei colonnelli», che durò sette anni. Adesso la storia sembra ripetersi, con Atene schiacciata da un’asfissiante austerità che anche in Italia ha connotati gravi, ma certo non così devastanti.
Tra gli effetti dalla crisi in Grecia, uno appare ai limiti dell’assurdo: l’ascesa di un partito neonazista in un Paese che fu invaso e martoriato dal Terzo Reich. Un fenomeno al quale Dimitri Deliolanes, corrispondente a Roma per la radiotelevisione pubblica ellenica, ha dedicato un libro, interessante e ricco d’informazioni, che si legge con un filo d’inquietudine: Alba Dorata (Fandango Libri).
Ciò che colpisce, nel movimento razzista oggi insediato nel Parlamento di Atene con il 7 per cento dei voti (stesso risultato nelle due tornate elettorali del 2012), è la pochezza del personale politico, delle idee, dei programmi. Il fondatore e leader di Alba Dorata, Nikolaos Michaloliakos, è un violento demagogo, radiato dall’esercito con disonore, accusato di delazione e opportunismo da suoi ex sodali. Il suo rimedio contro la crisi è indirizzare verso gli immigrati stranieri la rabbia dei greci. I suoi richiami all’antica civiltà ellenica sono cianfrusaglie ideologiche da rigirare a piacere: per esempio, dopo aver a lungo denigrato il «giudeocristianesimo» in nome di una presunta tradizione pagana, oggi Alba Dorata si erge a baluardo della religione ortodossa contro l’Islam.
Tuttavia i neonazisti hanno due assi nella manica. Con le loro azioni squadriste, rivolte perlopiù contro immigrati inermi, riescono ad apparire gli unici autentici tutori dell’ordine agli occhi dei cittadini spaventati dalla latitanza delle pubbliche autorità. Il loro gioco, nota Deliolanes, consiste nel «sostituirsi allo Stato, prenderne le funzioni». In secondo luogo Alba Dorata intercetta e attizza il senso di umiliazione dilagante in un Paese vissuto per secoli sotto il dominio straniero, nel quale quasi metà della popolazione discende da profughi cacciati dalle proprie case in seguito ai conflitti con la Turchia. La crisi, con i rigidi vincoli imposti ad Atene dall’esterno, fa temere a molti, scrive Deliolanes, «che l’ellenismo si stia esponendo al rischio di una cancellazione violenta». E Michaloliakos se ne avvantaggia.
Se a ciò si aggiunge che la classe dirigente greca prosegue nelle sue abitudini parassitarie e clientelari, si capisce perché Deliolanes confidi soprattutto nella mobilitazione popolare di sinistra per arginare Alba Dorata. Pare del resto che al momento i più risoluti oppositori dei neonazisti siano gli ultras della squadra di calcio Aek Atene. Ma certo non basta. La stessa Europa non può chiudere gli occhi di fronte a un morbo che in Grecia ha trovato un terreno fertile, ma può attecchire anche altrove. I focolai non mancano.

Dimitri Deliolanes, Alba Dorata. La Grecia nazista minaccia l’Europa, Fandango Libri, pagine 203, € 15