domenica 22 settembre 2013

Giulio Douhet e Gramsci

a proposito di
Fabio Vander
Caporetto e il Novecento. Offensivismo e "guerra di posizione" nel pensiero strategico e politico
Italia contemporanea, n. 268-269, dicembre 2012, pp. 472-496

Il saggio contiene una rilettura della battaglia di Caporetto, da un punto di vista originale: quello delle novità strategiche emerse in quell’episodio fondamentale della prima guerra mondiale. Centrale nell’articolo è la figura di Giulio Douhet, che denunciò in occasione di Caporetto proprio il fallimento della strategia offensivista di Cadorna e l’affermarsi invece della "guerra di posizione" come modalità prevalente della guerra novecentesca. La tesi che ormai la guerra era "totale" - non riguardava cioè più solo la "tecnica" militare, ma coinvolgeva integralmente, dal punto di vista materiale e morale, tutte le parti in lotta - è qui ricostruita nel dibattito italiano. Da una parte Douhet, che declinò in termini totalitari, aderendo al fascismo, il motivo dell’indistinto politico-militare; dall’altra Gramsci, che con i concetti di "guerra di posizione" e "cadornismo politico" cercò di trarre dalle novità della prima guerra mondiale, conseguenze politiche capitali, segnatamente in ordine a una "rivoluzione" che non fosse più quella "di movimento" dell’Ottobre bolscevico.

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Douhetdu-è›, Giulio. - Generale italiano (Caserta 1869 - Roma 1930). Ufficiale d'artiglieria, poi di Stato maggiore; dal 1912 al 1915 comandò il primo battaglione di aviatori costituito in Italia; colonnello nel 1917, scrisse due memoriali sulla condotta della guerra in atto; poiché le sue opinioni si rivelarono in più punti contrastanti con quelle del comando supremo, il D. lasciò il servizio attivo. Fra gli scritti: Difesa nazionale. Diario critico della guerra (1923); Sintesi critica della grande guerra. Probabili aspetti della guerra futura (1928), raccolti nel volume Le profezie di Cassandra (post., 1931). Nella sua opera più significativa, Il dominio dell'aria (1921), sostenne la necessità di potenziare l'arma aerea rispetto all'esercito e alla marina, in vista dell'assoluta preponderanza che essa avrebbe assunto nelle guerre future. (Treccani)

Si veda inoltre http://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-douhet_%28Dizionario-Biografico%29/
... Una valutazione di questa nuova dottrina della guerra aerea va in primo luogo ricondotta alle vivaci polemiche del dopoguerra: il D. non era il solo a esaltare il ruolo dell'aviazione in reazione al conservatorismo degli stati maggiori, ma nessuno dei sostenitori della modernizzazione delle forze armate aveva la sua forza di lucido ragionamento e la sua capacità di portare all'estremo le proprie convinzioni, senza riguardo per gli interessi costituiti e per le altre esperienze scaturite dalla grande guerra. La battaglia per l'indipendenza dell'aeronautica e la rivendicazione delle sue straordinarie possibilità erano indubbiamente fondate e per molti aspetti profetiche; ma il ruolo di geniale anticipatore e precursore del D. non deve far dimenticare la sua insufficiente valutazione dei problemi tecnici (il progresso aeronautico era ancora ben lontano dal garantire la potenzialità di distruzione ipotizzata) e l'unilateralità della sua dottrina, che trascurava tutti gli altri elementi della guerra moderna, dallo sviluppo degli armamenti di terra e di mare alla straordinaria capacità di Stati e popolazioni di resistere agli effetti dei bombardamenti aerei, come il secondo conflitto mondiale avrebbe evidenziato.
...  due punti sono da mettere in evidenza: che il D. è il primo teorico militare italiano di fama internazionale dopo Machiavelli e che la sua dottrina della guerra aerea non può essere considerata in astratto senza forzature, ma deve essere rapportata al periodo in cui venne formulata, nelle geniali anticipazioni sulle possibilità dell'aviazione come nei limiti tecnici e politici caratteristici del suo tempo. (Giorgio Rochat)