martedì 16 luglio 2013

Primo Levi partigiano, il valore di un testo

Mimmo Franzinelli
Sergio Luzzatto, Partigia. Una storia della resistenza, pp. 373, € 19,50, Mondadori, Milano 2013
recensione per l'Indice

Accade talvolta che il lancio di un volume ne snaturi il contenuto, con l’appiattimento su un particolare aspetto del libro, il più ghiotto sul piano dell’uso pubblico della storia, a scapito della complessità e problematicità del testo. Partigia è, a questo proposito, un caso da manuale.
L’indagine storiografica su un episodio rimosso e misconosciuto della biografia di Primo Levi (la fase partigiana, dal settembre al dicembre 1943, e la misteriosa sorte di due suoi compagni, Fulvio Oppezzo e Luciano Zabaldano) si è via via estesa al gruppo di cui Levi faceva parte, per poi ricostruire l’offensiva fascista che sgominò la piccola formazione dislocata in Val d’Aosta, e analizzare i rapporti di partigiani e repubblichini con i civili. La narrazione si spinge nel dopoguerra, sul binario parallelo degli ex ribelli e degli ex fascisti, tra l’amnistia Togliatti e il difficile ritorno alla normalità.
Ricostruita l’odissea del gruppo valdostano e la tragica “giustizia partigiana” che tronca la vita di due giovani ribelli, Luzzatto si inoltra lungo i sentieri della memoria resistenziale, dalla fase catacombale sino alla consacrazione nella dimensione dell’ufficialità (con lapidi e cippi, intestazione di scuole e cerimonie reducistiche). E ci mostra l’inevitabile scarto tra l’evento storico e la sua trasmissione, nella monumentalizzazione che ha smarrito e confuso segmenti di identità, per la propensione al “politicamente corretto”. Terminata la lettura, resta in bocca il sapore della cenere, con il dislivello tra gli ideali e la realtà. Quella stessa amarezza, d’altronde, suggerì a Primo Levi giudizi profondamente autocritici e svalutativi su quella fase della sua vita. Partigia è un prezioso lavoro di microstoria, il cui rilievo è amplificato dal carattere paradigmatico della formazione dislocata in Val d’Aosta, che contiene in sedicesimo i caratteri di larga parte della Resistenza nelle vallate alpine e agevola dunque la comprensione delle difficoltà, degli eroismi, delle viltà e dei sacrifici che accompagnarono i ribelli nell’avventura alla macchia. Con azzeccata intuizione editoriale, il volume si apre con l’elencazione di nomi e qualifiche dei personaggi principali (una cinquantina), suddivisi per gruppi: “Ebrei in fuga”, “Partigiani torinesi”, “Partigiani casalesi e monferrini”, “Partigiani valdostani”, “Altri partigiani” e “Collaborazionisti”, funzionale alla lettura di vicende assai intricate.
Primo LeviPrimo LeviLevi risulta essenzialmente come “attore non protagonista”: più di lui, infatti, attirano l’attenzione Fulvio e Luciano, “giustiziati” per inaffidabilità. Spiccano nel libro, quali artefici della raffinata e brutale strategia che irretisce i partigiani, il prefetto di Aosta Cesare Augusto Carnazzi e il suo fiduciario Edilio Cagni (alias tenente Redi). Quest’ultimo è l’artefice della cattura del gruppo e risalta in dimensione luciferina: nel dopoguerra confonderà ruoli e carte processuali, sfuggendo alle proprie pesantissime responsabilità forse anche con l’aiuto dei servizi segreti alleati, suoi nuovi padroni. Luzzatto, insomma, coglie la complessità della situazione, con un approccio globale, in un testo che sarebbe limitativo ricondurre alla sola storia della Resistenza.
Le polemiche seguite all’uscita del libro danno l’impressione che sia stato più commentato che studiato. Ignorando la profondità della ricerca e le sue rilevanti acquisizioni, si è ridotto Partigia a operazione iconoclasta, con valutazioni preconcette che non fanno onore a recensori perfettamente in grado (se solo non inforcassero gli occhiali dell’ideologia) di trarre giovamento, in quanto storici del 1943-45, dal volume così faziosamente criticato. In questo caso, più che in altri, il recensore deve dunque sollecitare il lettore a entrare nel libro, interrogarlo e analizzarlo: lo valuti insomma con il proprio metro, e si cali nelle tormentate storie di vita e di morte, di oppressione e di liberazione, attraversate dall’Italia nella dura lotta di liberazione dalla dittatura mussoliniana e dall’occupazione tedesca.