sabato 6 luglio 2013

La memoria del nemico ucciso



E' raro trovare nei pur numerosi testi di memorie o negli stessi romanzi ambientati nella Grande Guerra episodi nei quali un personaggio racconta di aver visto il nemico e di averlo ucciso. Contrariamente a una leggenda tenace, gli scontri diretti e ravvicinati tra uomini schierati su fronti opposti non si producevano tanto spesso; il tema del nemico invisibile è svolto a lungo nel classico studio di Leed, Terra di nessuno.
Hans Baluschek, Die Vernichtung
Ernst Jünger partecipa per la prima volta a una battaglia nell’aprile 1915, sul fronte occidentale. Annota poi in Tempeste d’acciaio (1920): 

“La battaglia di Les Eparges fu il mio battesimo del fuoco. Era stato completamente diverso da come lo avevo immaginato. Avevo partecipato a una grande operazione di guerra senza aver visto un solo avversario” (p. 35, Studio Tesi, trad. Gisela Jaager-Grassi).
Tanto più rilievo assumono allora le occasioni in cui a narrare l’uccisione di un nemico visibile, e visto senza problemi, è lo stesso suo esecutore. Una è ricordata proprio in Tempeste d’acciaio:
“In quella mattinata di successi, passeggiando nel mio settore, vidi il tenente Pfaffendorf che, sulla piazzola di una sentinella, con gli occhi fissi al cannocchiale a forbice, dirigeva il fuoco dei suoi lanciabombe. Avvicinandomi a lui, vidi un inglese che camminava allo scoperto dietro la terza linea nemica e che, nella sua uniforme kaki, si stagliava nettamente sull’orizzonte. Presi subito il fucile dalle mani della sentinella più vicina, regolai l’alzo a seicento metri, presi bene di mira la testa di quel soldato e tirai il grilletto. L’uomo fece ancora tre passi, poi cadde all’indietro per le gambe, sbatté qualche volta le braccia e finì rotoloni in un cratere, dove poi, per lungo tempo, rimase visibile con il cannocchiale il colore bruno di una sua manica” (ivi, pp. 129-130).
Nello stesso libro c’è anche l’episodio dell’uccisione mancata. In questo caso è notevole il dato della  distanza ravvicinata:
“Fu in quel momento che incontrai il primo soldato nemico. Una figura in uniforme kaki era accoccolata a venti passi da me, in mezzo all’avvallamento martellato dal tiro, con le mani appoggiate al suolo. I nostri sguardi si incontrarono quando uscii da una curva del sentiero. Lo vidi sussultare; teneva gli occhi spalancati fissi su di me mentre mi avvicinavo lentamente con la pistola puntata e con espressione truce. Si preparava una scena sanguinosa senza testimoni. Era come una liberazione poter vedere finalmente il nemico da vicino. Poggiai la bocca della pistola sulla tempia dell’uomo che sembrava paralizzato dalla paura mentre con l’altra mano l’afferravo alla giubba adorna di decorazioni e di insegne. Un ufficiale; forse era stato al comando di questa parte della trincea. Con un gemito portò la mano alla tasca per estrarne non un’arma, ma una fotografia che lo ritraeva su una terrazza, circondato da una numerosa famiglia.
Eral’incanto di un mondo passato e incredibilmente lontano. In seguito ho giudicato una gran fortuna l’essere riuscito a dominarmi e l’aver proseguito il cammino. Proprio quell’uomo mi apparve spesse volte in sogno”. (ivi, pp. 238-239).
Un caso di uccisione compiuta e narrata, dal lato francese, si trova in Genevoix. Siamo nei giorni della Marna, è il 10 settembre 1914 per l’esattezza. La distanza è ravvicinata, ma il tiro in questo caso è alle spalle. Non c'è, come nel caso del nemico visto da lontano, un confronto faccia a faccia (e questo, se si ragiona alla maniera di un pensatore come Levinas è un particolare che ha la sua importanza). Il narratore all'epoca dei fatti è un tenente ventiquattrenne:
“prima di rimettermi con gli chasseurs, tra i quali ritrovo una ventina dei miei uomini, ho ancora riagganciato tre fantaccini tedeschi isolati. E a ciascuno, correndo dietro di lui allo stesso ritmo, ho tirato una pallottola di pistola in testa o alle spalle. Sono crollati con lo stesso urlo strozzato” (Ceux de 14Sous Verdun, ed. originale 1916, Seuil 1984, p. 44). Nel 1949 l’autore ha aggiunto una nota per precisare che il brano in una precedente ristampa era a stato soppresso. Il ricordo non era facile da sostenere.