lunedì 22 giugno 2026

Il giovane Carlo Petrini

Livio Berardo 
Il '68, sociologia a Trento, la militanza con il Manifesto: Carlin prima di Slow Food

La Stampa, 22 giugno 2026

La maggior parte delle commemorazioni di Carlin Petrini nei giorni della morte ci ha consegnato una biografia dimezzata, fatta partire con la nascita di Slow Food nel 1986, quando il fondatore aveva già 36 anni. Dunque priva di riferimenti al suo processo formativo. Peregrina l’assegnazione a una famiglia di contadini («Non ho l’orto», dichiarava a La Stampa nel giugno del 1976 in occasione della candidatura alla Camera per la coalizione della sinistra extraparlamentare), era invece figlio di un elettrauto e di una colta economa/insegnante dell’asilo comunale (Maria Garombo). Il nonno paterno, l’omonimo Carlo, era stato ferroviere, componente della maggioranza socialista che nel 1920 aveva conquistato il municipio di Bra, sotto la guida dell’impiegato sempre delle ferrovie Giuseppe Lenti e formata soprattutto da calzolai e conciapelli. Quella Giunta non fu abbattuta dai raid di Cesare Maria De Vecchi e degli ex legionari fiumani che pure provocarono un morto e un ferito grave, né incrinata dalla scissione comunista, a cui aderì Petrini, bensì sciolta dalla prefettura giolittiana con l’accusa di aver concesso un’area demaniale a una cooperativa di muratori per l’erezione di case popolari e di essersi impegnata in altre spese «non obbligatorie». Quasi tornando alle origini, dopo lo shock petrolifero del 1973 che provocò un’impennata dell’inflazione Carlin trasformò la sede Arci in uno spaccio acquisti. Andava a comprare i generi alimentari direttamente dai produttori, aveva un’auto con cui faceva il rappresentante di commercio.

La libreria alternativa ad Alba

Intanto studiava sociologia a Trento. Sempre nell’intervista a La Stampa del ‘76 dichiarava: «Sono stati anni intensi: prima l’impegno nelle organizzazioni cattoliche, da cui uscii avendo constatato l’impossibilità di combattere a fianco degli sfruttati all’interno di strutture che sono tra le principali responsabili della loro oppressione; poi l’esperienza, decisiva, del ‘68. Da qualche mese coordino il gruppo di lavoro de La Torre, una libreria alternativa che aprirà al pubblico tra breve, ad Alba». Dunque Petrini condivideva la posizione del leader del Manifesto Lucio Magri, che, lasciata la Dc per approdare al Pci, non riusciva ad accettare la strategia del compromesso storico lanciata da Enrico Berlinguer all’indomani del golpe cileno. Carlin era diventato consigliere comunale con la lista Pdup - Manifesto (896 voti, il 5,28%) in una elezione, quella del 15 giugno 1975, in cui a Bra la Dc era crollata da 15 a 12 seggi, il Pci salito da 2 a 4 e il Pri ne aveva rosicchiato uno ai socialisti. Ma per errori formali commessi in quattro seggi, il Tribunale di Alba non convalidava i risultati. La conseguenza fu che per mesi Consiglio e Giunta non poterono deliberare investimenti e incamerare i contributi per le opere pubbliche che la neoeletta Giunta regionale di sinistra, presieduta da Aldo Viglione, distribuiva ai comuni. Quando la situazione si sbloccò, il segretario locale del Psi Francesco Brizio pretese una svolta a sinistra, con sindaco socialista e sostegno esterno comunista. La Federazione provinciale del Pci, anche per la debolezza elettorale (alle regionali il partito aveva raggiunto come il Psi il 15% dei voti contro il 49% della Dc), dava un’interpretazione riduttiva del compromesso storico. Quindi quell’appoggio non era adeguatamente condizionato. Per converso Brizio, medico di base con migliaia di mutuati, la sua forza elettorale, è un sindaco poco presente in municipio, mentre tutti i problemi dello sviluppo urbano e industriale della città, se non della speculazione edilizia, esplodono.

In Consiglio comunale

Impegni della Giunta di larghe intese sono l’istituzione del Consiglio tributario, che Petrini condivide, e quella dei comitati di quartiere: da via Gabotto chiedono un’area verde, da Bescurone le fognature. Petrini se ne fa interprete, mentre presenta esposti al Tribunale di Alba. Riceve querele. A volte a individuare le criticità arrivano prima i consiglieri comunisti, ma per un malinteso senso di lealtà verso gli assessori si limitano a segnalazioni orali, che il segretario non verbalizza. Alla fine del ‘78 il Pci esce dalla maggioranza. La Giunta è ora composta da Dc, Psi e Pri con sindaco il socialista Cesare Gramaglia. Al rinnovo del Consiglio comunale nel 1980 i comunisti mantengono i loro 4 seggi, il Pdup sfiora i 1500 voti e raddoppia la rappresentanza. Manca il terzo seggio, perché il resto è uguale a quello del Psi. Petrini continua a presentare esposti, ad esempio per il disastro dell’asilo nido: durante la ristrutturazione a tetto scoperchiato un violento temporale estivo ha rovinato pavimenti e arredi.Nella primavera del 1979 Petrini organizza «Cantè j'euv», una rassegna internazionale di canto popolare con la partecipazione di decine di gruppi e migliaia di spettatori, sostenuta dalla Regione, assessore alla cultura il docente universitario comunista Fausto Fiorini. Il successo si ripete l’anno dopo.

L’avventura di Arcigola

Nel bilancio di previsione per il 1981 compilato dalla Giunta uscente è confermato il sostegno per la terza edizione. Ma l’arretramento del Pci alle elezioni regionali del 12 maggio porta alla formazione di una Giunta di pentapartito. Presidente è sempre un socialista, tuttavia proprio dal Psi braidese partono le pressioni perché il contributo non sia rinnovato. Il 5 ottobre l’assessore Antonio Brizio in una seduta chiusa del Consiglio comunale chiede le dimissioni di Petrini, reo di aver trattenuto per un mese e mezzo un assegno di 5 milioni destinato al pagamento di una fornitura di materassi per i terremotati dell’Irpinia. La spiegazione di Petrini, cioè l’attesa del decreto governativo di abolizione dell’IVA per gli acquisti a favore delle vittime del sisma, sarà accettata dal Tribunale. Per intanto la Regione blocca l’erogazione a favore di «Cantè j'euv». A dicembre Petrini si dimette da consigliere, decade di conseguenza dal Comitato comprensoriale Alba-Bra, dove chi scrive era suo capogruppo. Sicuramente quella breve esperienza contribuì a far maturare in lui la consapevolezza della necessità di tutelare un territorio ricco e fragile come quello di Langhe e Roero. L’aiuto gli arriverà proprio dalla Langa: il barolese Bartolo Mascarello, piccolo produttore di vino, ma di alto pregio, gli darà da vendere parte delle sue bottiglie, ripetendo un gesto che mezzo secolo prima il padre aveva compiuto nei confronti di Stefano Paolino, l’ex deputato socialista privato dal fascismo non solo della segreteria del sindacato dei ceramisti, ma anche del posto di lavoro alla Richard Ginori. Bartolo trascinerà altri viticultori a sostenere Carlin e l’Arcigola. Petrini dal canto suo farà tesoro delle avversità e degli scacchi: tutti i progetti e i successi partiranno o ripartiranno dalla cooperazione, che affonda le sue radici nella solidarietà e nell’internazionalismo del movimento operaio, anche quando i campi di intervento saranno l’agricoltura, l’alimentazione, l’ambiente e la cultura.

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