John Keats
Bright Star
Fulgida stella, fossi fermo come
tu lo sei
ma non in solitario splendore sospeso alto nella
notte,
a vegliare, con rimosse le palpebre in eterno,
come
paziente di natura, insonne eremita,
le mobili acque nel loro
dovere sacerdotale
di puro lavacro intorno ai lidi umani della terra,
oppure
guardare la molle maschera di neve
quando appena coprì monti e pianure.
No – pure sempre fermo, sempre senza
mutamento,
sul vago seno in fiore dell'amor mio, sempre
sentirne il su e giù soave d'onda, sempre desto
in una dolce ansia a udire
sempre, sempre
il suo respiro attenuato, e così viver sempre
– o se no venir meno nella morte.
°°°
Bright star, would I were stedfast as thou art—
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature’s patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth’s human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors—
No—yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow’d upon my fair love’s ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever—or else swoon to death.
Version transcribed by Keats on 28 September 1820 and published in 1838.
Bright Star, un film del 2009 scritto e diretto da Jane Campion, racconta gli ultimi tre anni di vita del poeta inglese. Leggiadra stella. Lettere a Fanny Brawne è inoltre il titolo del libro in cui sono raccolte le lettere di Keats all’amata.
“Fanny Brawne, e cioè la giovane donna per cui il poeta perde la testa, abita nella casa accanto. Oltre la porta di fronte, nel cottage a lato. A Wentworth Place. La casa è ancora lì, bianca e linda, ora la sede del Keats Museum, o Keats House di Londra. A ogni ora del giorno i due innamorati si scambiano visite, occhiate, biglietti. E l’amore scoppia, ed è una passione bruciante. È una febbre, un’eccitazione incontenibile. Il poeta vorrebbe come ogni altro uomo amare, amare… Vorrebbe vivere per amare una donna che paragona a una stella, alla quale si rivolge come alla “sua” stella lucente. La più lucente. Nello stesso momento deve affrontare una tremenda verità che lo annienta: se prima aveva pensato che fosse la devozione all’arte – alla quale aveva scelto di sacrificare se stesso – a renderlo straniero al mondo, ora scopre che non ha niente da sacrificare, perché la vita non ce l’ha. E quel che lo rende straniero, il suo esilio dalla vita lo paga alla sventura di una morte così precoce, così maligna, da togliergli l’amore e la poesia in un solo colpo. Queste lettere d’amore sono tra le più belle mai scritte. Nel loro candore, nella loro febbre, nella loro lontananza da ogni cliché stilnovista o romantico, ci incalzano a battere l’unico tempo che l’ebrezza dell’amore conosca: quello spasmodico di quando a danzare sono amore e morte, fino al diapason.” (Nadia Fusini)

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