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domenica 6 novembre 2016

Tina e Maria Elena


Angelo d'Orsi 
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Se ne va anche Tina Anselmi, con dignità, come aveva vissuto i suoi 89 anni. Una partigiana, una combattente, una politica che aveva principi morali, un'amministratrice che ha saputo fare il suo lavoro (a lei, più di chiunque altro, dobbiamo il Servizio Sanitario Nazionale, tra l'altro), una sindacalista, la prima donna ad essere ministro nella storia italiana. Sempre dalla parte giusta, anche quando scelse linee moderate di pensiero e di azione, da cattolica e da democristiana, sapendo sempre ascoltare e imparare dagli altri, in particolare dai comunisti. Importantissimo il ruolo svolto come presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia segreta P2: da autentica democratica era nemica dei poteri occulti, convinta che la democrazia si fondasse sulla visibilità degli atti del potere. Fa rabbrividire (o sorridere amaramente?) il commento della ministra Maria Elena Boschi, che afferma di aver intrapreso la carriera politica prendendo esempio da questa donna, che può essere considerata una della grandi madri della Repubblica, dunque della Costituzione, quella che la signora Boschi vorrebbe ridurre in macerie.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/tina-e-maria-elena-le-due-italie-al-femminile/


Guido Vitiello
L'onorevole Tina e Boschi la malafemmina. Il neorealismo non passa mai
Il Foglio, 5 novembre 2016

... Facciamo un esperimento in un corpo vile, molto vile. Ecco un estratto dall'articolo: "Tina e Maria Elena. Le due Italie al femminile", 2 novembre 2016, scritto dallo storico Angelo D'Orsi per il sito di Micromega (sono poche righe, ma abbiamo a che fare con una miscela di acidi, dunque massima precauzione, occhiali protettivi e guanti monouso): "E' difficile immaginare due icone contrapposte come queste due donne in politica (due cattoliche): apparenza contro sostanza, imparaticcio contro cultura, bell'aspetto contro aspetto dimesso, chiacchiera contro rigore, selfie contro discrezione, talk show contro dibattito parlamentare, slogan contro ragionamenti, il 'nuovo' che sa di stantio e il 'vecchio' che sa di durevole". Se con una colonna di distillazione separiamo le sostanze tossiche presenti nella miscela, liberandoci pure dalle più volatili (la chiama pure "belloccia" e donna-immagine del capo), l'allergia a tutto quel che sa di comunicazione e di pubblicità* - sempre lì ritorniamo. L'onorevole Tina, ex partigiana, come sintesi fra l'onorevole Angelina e la popolana Pina di "Roma città aperta". Alla diva Boschi - la malafemmena - si contrappone il corpo delle nonne, struccate e senza vezzi. Così Corrado Stajano, recensendo mesi fa sul Corriere un libro sulle "Donne della Repubblica" - dove c'erano, tra gli altri - ritratti della Anselmi e della Magnani - accostava malinconicamente "Tina Anselmi e le ministrine di oggi, insipide ma arroganti, attente, sembra, soprattutto al colore del loro tailleur". Non ci sono più le donne in bianco e nero di una volta. E noi non ci libereremo mai del neorealismo. Nulla si crea, nulla si distrugge, nulla si trasforma.

(*) Per la verità d'Orsi una concessione alla civiltà dell'immagine l'ha fatta: ha impostato tutto il confronto facendo riferimento a due "icone", non a due persone. (Giovanni Carpinelli)

martedì 1 novembre 2016

Tina Anselmi resta nei nostri cuori

 
Tina Anselmi con Zaccagnini
 
E' morta la scorsa notte, nella sua casa di Castelfranco Veneto, Tina Anselmi. Fu la prima donna
ad aver ricoperto la carica di ministra della Repubblica, nominata nel luglio del 1976 titolare del dicastero del Lavoro e della Previdenza sociale in un governo presieduto da Giulio Andreotti. Anselmi, eletta più volte parlamentare della Democrazia Cristiana, aveva 89 anni.

Tina Anselmi nasce da una famiglia cattolica: il padre era un aiuto farmacista di idee socialiste e fu per questo perseguitato dai fascisti, la madre era casalinga e gestiva un'osteria assieme alla nonna. Frequenta il ginnasio nella città natale, quindi l'istituto magistrale a Bassano del Grappa. È qui che, il 26 settembre 1944, i nazifascisti costringono lei e altri studenti ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri per rappresaglia: decide così di prender parte attivamente alla Resistenza.

Con il nome di battaglia di "Gabriella" diventa staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Intanto, nel dicembre dello stesso 1944, s'iscrive alla Democrazia Cristiana e partecipa attivamente alla vita del partito.

Dopo la guerra si laurea in Lettere all'università Cattolica di Milano e diviene insegnante elementare. Nello stesso periodo è impegnata nell'attività sindacale in seno alla Cgil e poi, dalla sua fondazione nel 1950, alla Cisl: è dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955.

Dal 1958 al 1964 è incaricata nazionale dei giovani nella Dc. Nel 1963 è eletta componente del comitato direttivo dell'Unione europea femminile, di cui diventa vicepresidente nello stesso anno. Nel 1959 entra nel consiglio nazionale dello Scudo Crociato, ed è deputata dal 1968 al 1992, eletta sempre nella circoscrizione Venezia-Treviso: nel corso del suo lungo mandato parlamentare ha fatto parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Si occupa molto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità.

Per tre volte sottosegretaria al ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dal 29 luglio 1976 è ministra del Lavoro e della previdenza nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché l'Anselmi diventa la prima donna ministra in Italia. Dopo quest'esperienza è anche ministro della Sanità nei governi Andreotti IV e V, diventando tra i principali autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, è nominata presidente della Commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985. Negli anni il suo nome è circolato più volte per la presidenza della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale Cuore a sostenerne la candidatura e il gruppo parlamentare La Rete a votarla, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l'ha sostenuta attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog "Tina Anselmi al Quirinale".