Sébastien Bourdon e Matthieu Suc
Jeune Garde ha scalato il “palazzo” con i raid e le pubbliche relazioni
Il Fatto quotidiano, 23 febbraio 2026
La mattina del 13 febbraio si è appreso che un militante dell’estrema destra, picchiato la sera precedente a margine di una conferenza dell’eurodeputata insoumise Rima Hassan alla facoltà di Sciences Po, a Lione, versava in condizioni critiche all’ospedale. Quentin Deranque, 23 anni, è morto il giorno dopo, sabato, a causa dei traumi riportati. Le attiviste di Némésis, un collettivo femminista nazionalista, che era andato a protestare contro la presenza di Hassan, hanno subito puntato il dito contro i “picchiatori” della Jeune Garde e contro Raphaël Arnault, cofondatore del movimento antifascista, nato nel gennaio 2018, di cui è stato anche portavoce, e deputato della France insoumise (LFI) nel dipartimento Vaucluse dal 2024. Tra le 7 persone fermate per la morte di Deranque, c’è infatti anche Jacques-Ediritto,lie Favrot, collaboratore proprio di Arnault. La Jeune Garde (JG) è nata dall’incontro tra una manciata di “vecchi” militanti antifascisti e una nuova generazione di antifa desiderosi di impegnarsi in questa lotta.
Una dinamica che assume un significato particolare in una città come Lione, dove l’estrema destra militante vanta una presenza storica. Sin dalla sua creazione, il movimento della Jeune Garde si è fatto subito notare per aver scelto di non seguire la scia della tendenza “autonoma” che domina la galassia antifascista dagli anni 2010, ma di prenderne le distanze.
LA “SPECIALIZZAZIONE” NELLA LOTTA CONTRO L’ESTREMA DESTRA
Innanzitutto sul piano teorico: la corrente autonoma teorizza lo sconfinamento della questione antifascista ben oltre i confini della lotta contro l’estrema destra in senso stretto. Ritiene cioè che occorra opporsi in senso più generale ad un “ampio spettro di fascistizzazione”, prendendo in considerazione questioni diverse, come le violenze della polizia, la lotta contro l’islamofobia e l’accoglienza dei migranti. Al contrario, la Jeune Garde rivendica una forma di “specializzazione” nella lotta contro l’estrema destra, intesa sia come apparato istituzionale che come gruppi militanti. In secondo luogo, il movimento ha preso le sue distanze anche sul piano organizzativo: mentre la galassia autonoma si tiene alla larga da organizzazioni politiche e sindacali, rivendica una dimensione controculturale e la divisioni in gruppi, la Jeune Garde intende sviluppare un approccio più “unitario”, coinvolgendo tutti gli attori del proprio “campo sociale”, con l’obiettivo di “popolarizzare l’antifascismo”. Infine, più implicitamente, la Jeune Garde si distingue dai gruppi antifascisti preesistenti anche sul piano della comunicazione: il movimento si presenta con un portavoce e “figure pubbliche” incaricate di rispondere alle sollecitazioni dei media a volto scoperto, con il chiaro obiettivo di far evolvere la figura dell’“antifa”, spesso associata all’immagine di un individuo violento e col volto coperto. Dal 2018 la Jeune Garde si è sviluppata rapidamente e si è radicata in diverse grandi città, come Parigi, Lille e Strasburgo. Dal punto di vista dei suoi militanti, l’avvicinamento con La France insoumise, il partito della sinistra radicale guidato da Jean-luc Mélenchon, e l’ingresso nel 2024 del suo ex portavoce, Raphaël Arnault, in Assemblea Nazionale, hanno confermato il successo della strategia di “istituzionalizzazione” difesa sin dall’inizio, benché abbia fatto storcere il naso alla maggioranza degli altri movimenti che compongono la galassia antifascista. Allo stesso tempo la Jeune Garde conserva anche una dimensione di “antifascismo di strada”. Fin dalla sua creazione, l’organizzazione ammette il possibile ricorso alla violenza come modalità d’azione. I militanti parlano di “autodifesa popolare” in risposta ad una violenza di estrema destra preesistente, in particolare nel contesto lionese. Dal 2018 gli scontri sono regolari, soprattutto nei periodi di mobilitazione sociale. Durante le manifestazioni dei Gilet gialli, il movimento spontaneo di protesta nato sui social nel novembre 2018 contro l’aumento dei prezzi del carburante e sfociato in mesi di tensioni e scontri in tutta la Francia, il confronto tra antifascisti e ultranazionalisti si è intensificato sempre di più, di settimana in settimana, diventando sempre più violento all’interno dei cortei.
L’AUTODIFESA NON BASTA PIÙ: IL GOVERNO LA METTE FUORILEGGE
È proprio questo doppio volto - il processo di istituzionalizzazione da un lato e la partecipazione a scontri talvolta molto violenti dall’altro - che oggi si rivela un boomerang per La Jeune Garde: la presenza di un assistente parlamentare di un deputato LFI nella rissa sfociata nel pestaggio e nella morte di Quentin Deranque. A questo punto anche la stessa “dottrina storica” del movimento, che ufficialmente prevede solo “l’autodifesa”, viene messa in discussione. Ovviamente anzi tutto per la morte di un uomo. Ma anche per una serie di azioni che, negli ultimi anni, hanno fatto sorgere dubbi sul carattere puramente difensivo sempre rivendicato dal movimento. La Jeune Garde rivendica infatti anche azioni violente, che giudica legittime perché ritenute capaci di prevenire e contenere la violenza dei gruppi di estrema destra. Dal loro punto di vista il male sarebbe necessario: colpire i fascisti permetterebbe di farli arretrare e di impedire loro, almeno per un certo tempo, di tornare in strada. L’argomento non aveva convinto l’ex ministro dell’interno, Bruno Retailleau, esponente della destra conservatrice, che il 12 giugno 2025 aveva difeso in Consiglio dei ministri e ottenuto lo scioglimento del movimento della Jeune Garde. Secondo Retailleau la Jeune Garde aveva eretto la violenza “a modalità d’azione generalizzata”. Per giustificare la misura, il ministero aveva citato diversi episodi. Il primo giugno 2023, secondo la ricostituzione ufficiale, un membro della sezione parigina della Jeune Garde e due individui col volto nascosto avrebbero teso un agguato ad un uomo, aggredendolo mentre rientrava a casa, apostrofandolo come “sporco nazista” e colpendolo più volte. Il 4 novembre 2023, durante una delle loro pattuglie antifasciste nella zona di Strasburgo, tre membri della Jeune Garde locale avrebbero individuato, seguito e aggredito una persona ritenuta appartenente alla galassia dell’estrema destra militante, mentre, sempre secondo il ministero, una simpatizzante del gruppo filmava la scena col cellulare.
OBIETTIVO: ANCHE I SIONISTI. E QUEI LINK CON MELENCHON
Il 27 maggio 2024, un gruppo di nove militanti appartenenti alla Jeune Garde Paris avrebbe schiaffeggiato al volto un ragazzo ebreo di 15 anni in una vettura della metropolitana di Parigi, alla stazione Victor-hugo della linea 2, dopo averlo preso di mira chiamandolo “sionista” e costringendolo a gridare: “Viva la Palestina!”. Su questo caso è tuttora in corso un’inchiesta giudiziaria. Malgrado lo scioglimento dell’estate 2025, a cui è seguito un ricorso presso il Consiglio di Stato, i militanti che appartenevano alla Jeune Garde non sono rimasti inattivi. Appena un mese fa, a metà gennaio 2026, è comparso sui social e nelle strade del Paese un nuovo movimento battezzato “Generazione antifascista: spegniamo la fiamma”, in riferimento alla fiamma presente nel logo del Rassemblement national. Le sue modalità di comunicazione ricordano in modo sorprendente quelle della Jeune Garde. Un giorno il nuovo movimento ha anche annunciato la presenza di due figure di punta di LFI ad un loro evento: Jean-luc Mélenchon e Raphaël Arnault. È il loro modo di preparare il dopo JG? È molto probabile che tuttavia la morte di Quentin Deranque sconvolga pesantemente i loro nuovi, eventuali, piani.
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