Thomas Carlyle, La Rivoluzione Francese, 1837
Segue una Vittima ben più nobile; una che rivendicherà il ricordo da diversi secoli: Jeanne-Marie Phlipon, la moglie di Roland. Regina, sublime nel suo dolore senza lamenti, sembrava a Riouffe nella sua prigione. "Qualcosa di più di quanto si trovi di solito negli sguardi delle donne si dipinse", dice Riouffe, "in quei suoi grandi occhi neri, pieni di espressione e dolcezza. Mi parlava spesso, alla Grate: eravamo tutti attenti intorno a lei, in una sorta di ammirazione e stupore; si esprimeva con una purezza, con un'armonia e una prosodia che rendevano il suo linguaggio simile a una musica, di cui l'orecchio non si saziava mai. La sua conversazione era seria, non fredda; proveniente dalla bocca di una bella donna, era franca e coraggiosa come quella di un grand'uomo. Eppure la sua cameriera disse: "Davanti a te, raccoglie le sue forze; ma nella sua stanza, a volte siede tre ore appoggiata alla finestra, a piangere ". È stata in prigione, liberata una volta, ma riconquistata alla stessa ora, fin dal primo giugno: in agitazione e incertezza; che si sono gradualmente placate nell'ultima, austera certezza, quella della morte. Nella prigione dell'Abbaye, occupava l'appartamento di Charlotte Corday. Qui alla Conciergerie, parla con Riouffe, con l'ex ministro Clavière; chiama i Ventidue decapitati "Nos amis , our Friends", che presto seguiremo. In questi cinque mesi vennero scritte le sue Memorie, che tutto il mondo ancora legge.
Ma ora, l'8 novembre, "vestita di bianco", dice Riouffe, "con i lunghi capelli neri che le scendevano fino alla cintura", è andata al tribunale. È tornata con passo svelto; ha alzato il dito per indicarci che era condannata: i suoi occhi sembravano essere umidi. Le domande di Fouquier-Tinville erano state "brutali"; l'onore femminile offeso gliele ha rivolte con disprezzo, non senza lacrime. E ora, terminati i brevi preparativi, anche lei percorrerà la sua ultima strada. L'accompagnava un certo Lamarche, "direttore della tipografia degli assegnati"; il cui abbattimento si sforzò di consolare. Arrivata ai piedi del patibolo, chiese carta e penna "per scrivere gli strani pensieri che le stavano sorgendo": una richiesta notevole; che le fu rifiutata. Guardando la Statua della Libertà che si erge lì, dice con amarezza: "Oh Libertà, cosa si fa in tuo nome!". Per amore di Lamarche, morirà per prima; mostragli quanto sia facile morire: "Contrariamente all'ordine", disse Sanson. "Pshaw, non puoi rifiutare l'ultima richiesta di una Signora"; e Sanson cedette.
Nobile Visione bianca, con il suo alto volto regale, i suoi dolci occhi fieri, i lunghi capelli neri che le scendevano fino alla cintura; e un cuore coraggioso come mai aveva battuto nel seno di una donna! Come una bianca statua greca, serenamente completa, risplende in quel nero relitto di cose; – a lungo memorabile. Onore alla grande Natura che, nella città di Parigi, nell'era del Nobile Sentimento e del Pompadourismo, può creare una Jeanne Phlipon e nutrirla fino alla chiara e perenne femminilità, anche se solo di Logica, Encyclopédie e del Vangelo secondo Jean-Jacques! La biografia ricorderà a lungo quel tratto di chiedere una penna "per scrivere gli strani pensieri che le sorgevano". È come un piccolo raggio di luce, che diffonde dolcezza e una sorta di sacralità su tutto ciò che la precedeva: così anche in lei c'era un Innominabile; anche lei era una Figlia dell'Infinito; c'erano misteri che il filosofismo non aveva mai sognato! Lasciò lunghi consigli scritti alla sua bambina; disse che suo marito non le sarebbe sopravvissuto.
Raggianti d'entusiasmo sono quegli occhi scuri, quel volto forte da Minerva, che esprime dignità e sincera gioia; la più gioiosa è lei dove tutti sono gioiosi. È la moglie di Roland de la Platière!... Lettore, nota quella borghese regale: bella, di una grazia amazzonica alla vista; ancor di più alla mente. Inconsapevole del suo valore (come ogni valore), della sua grandezza, della sua cristallina chiarezza; genuina, creatura di Sincerità e Natura, in un'epoca di Artificialità, Inquinamento e Ipocrisia; lì, nella sua immobile completezza, nella sua immobile invincibilità, lei, se mai tu lo sapessi, è la più nobile di tutte le donne francesi viventi, e tale la si vedrà, un giorno. Oh, beata piuttosto finché non si vede, anche da sola! Per ora il suo sguardo, senza alcun dubbio, si perde in questa grande teatralità; e pensa che i suoi giovani sogni si realizzeranno.
| A far nobler Victim follows; one who will claim remembrance from several centuries: Jeanne-Marie Philipon?, the Wife of Roland?. Queenly, sublime in her uncomplaining sorrow, seemed she to Riouffe? in her Prison. 'Something more than is usually found in the looks of women painted itself,' says Riouffe, (Mémoires (Sur les Prisons, i.), pp. 55-7.) 'in those large black eyes of hers, full of expression and sweetness. She spoke to me often, at the Grate: we were all attentive round her, in a sort of admiration and astonishment; she expressed herself with a purity, with a harmony and prosody that made her language like music, of which the ear could never have enough. Her conversation was serious, not cold; coming from the mouth of a beautiful woman, it was frank and courageous as that of a great men.' 'And yet her maid said: "Before you, she collects her strength; but in her own room, she will sit three hours sometimes, leaning on the window, and weeping."' She had been in Prison, liberated once, but recaptured the same hour, ever since the first of June: in agitation and uncertainty; which has gradually settled down into the last stern certainty, that of death. In the Abbaye Prison, she occupied Charlotte Corday's? apartment. Here in the Conciergerie, she speaks with Riouffe, with Ex-Minister Clavière; calls the beheaded Twenty-two "Nos amis, our Friends,"—whom we are soon to follow. During these five months, those Mémoirs of hers were written, which all the world still reads. | Madame Roland is also executed in November, 1793. |
| But now, on the 8th of November, 'clad in white,' says Riouffe, 'with her long black hair hanging down to her girdle,' she is gone to the Judgment Bar. She returned with a quick step; lifted her finger, to signify to us that she was doomed: her eyes seemed to have been wet. Fouquier-Tinville's? questions had been 'brutal;' offended female honour flung them back on him, with scorn, not without tears. And now, short preparation soon done, she shall go her last road. There went with her a certain Lamarche, 'Director of Assignat printing;' whose dejection she endeavoured to cheer. Arrived at the foot of the scaffold, she asked for pen and paper, "to write the strange thoughts that were rising in her;" (Mémoires de Madame Roland (Introd.), i. 68.) a remarkable request; which was refused. Looking at the Statue of Liberty which stands there, she says bitterly: "O Liberty, what things are done in thy name!" For Lamarche's seek, she will die first; shew him how easy it is to die: "Contrary to the order" said Samson.—"Pshaw, you cannot refuse the last request of a Lady;" and Samson yielded. | She also went calmly and bravely. |
| Noble white Vision, with its high queenly face, its soft proud eyes, long black hair flowing down to the girdle; and as brave a heart as ever beat in woman's bosom! Like a white Grecian Statue, serenely complete, she shines in that black wreck of things;—long memorable. Honour to great Nature who, in Paris City, in the Era of Noble-Sentiment and Pompadourism, can make a Jeanne Phlipon, and nourish her to clear perennial Womanhood, though but on Logics, Encyclopedies, and the Gospel according to Jean-Jacques! Biography will long remember that trait of asking for a pen "to write the strange thoughts that were rising in her." It is as a little light-beam, shedding softness, and a kind of sacredness, over all that preceded: so in her too there was an Unnameable; she too was a Daughter of the Infinite; there were mysteries which Philosophism had not dreamt of!—She left long written counsels to her little Girl; she said her Husband would not survive her. |
Anna Maria Verna, Scrittrici a Parigi
Luciana Tufani Editrice, Ferrara 2019
Mme Roland fu tra le prime vittime dell'attacco sferrato contro i Girondini, arrestata la notte del 31 maggio 1793, imprigionata a Sainte-Pélagie, occupò il tempo scrivendo i suoi Mémoires. Le fu impedito di difendersi e fu ghigliottinata il 9 novembre 1793. Jules Michelet in Femmes de la Révolution descrive il giorno in cui Mme Roland venne condotta al patibolo:
«Era un giorno freddo, la natura spoglia e triste corrispondeva agli stati d'animo; anche la Rivoluzione precipitava nel suo inverno, nella morte delle illusioni. Tra i due giardini privi di foglie, sul far della sera (erano le 17,30) arrivò ai piedi della colossale Libertà costruita presso il patibolo, nella piazza dell'obelisco. Salì agilmente i gradini e volgendosi verso la statua, disse con grave dolcezza, senza rimprovero: "Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome!"».
Michelet era uno storico che scriveva come un romanziere ma se anche la frase di Mme Roland non fosse credibile, è certa e attestata la forza d'animo con la quale lei e molte altre seppero affrontare la ghigliottina.

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