domenica 6 aprile 2014

Cari Rodotà e Zagrebelsky

Gian Enrico Rusconi
Lettera a Rodotà e Zagrebelsky
la Stampa, 6 aprile 2014 


Cari Rodotà e Zagrebelsky, 
sapete quanto sono vostro amico ed estimatore da tanti anni. Abbiamo fatto tante battaglie insieme.Voi, giustamente, in prima fila, io personalmente insieme a tanti altri amici e colleghi, tra le truppe di complemento. Non sto facendo ironia. Voi siete i migliori.
Per questo mi colpisce il vostro atteggiamento così negativo verso il governo Renzi, il tono allarmato di chi vede una battaglia finale per la democrazia in pericolo. Consentitemi qui di non entrare nel merito delle singole argomentazioni, obiezioni, contrapposizioni che state usando contro la linea del governo a proposito del Senato. Ieri su questo giornale Augusto Barbera ha esposto in modo fermo e sintetico ragioni  opposte alle vostre. «Non vedo proprio cosa ci sia di autoritario nel progetto di riforma di Renzi». [e quattro costituzionalisti - ha aggiunto - non so fino a che punto esprimano l'opinione dei circa 200 costituzionalisti italiani]. Ha ricordato che sui temi della riforma istituzionale si è discusso per decenni esibendo ogni ragionamento possibile, senza arrivare a nessun risultato concreto. E' stato questo uno dei tanti clamorosi fallimenti dei professionisti della politica e del diritto. Ad esso aggiungerei con altrettanto rammarico la retorica della "società civile" presuntivamente sempre pronta a mobilitarsi per le grandi cause.
Perché ora accanirsi contro Matteo Renzi, che è arrivato dopo tanti fallimenti? E' un grande dilettante,  certo, e tutti vediamo i suoi limiti e i pericoli della situazione. Ma non sarebbe meglio investire la vostra competenza per indirizzare al meglio la mediocre soluzione che si sta comunque configurando? Non è questo il realismo politico che avremmo dovuto imparare dai nostri maestri?
Nessuno di loro si è trovato davanti all'avvelenata dissoluzione del berlusconismo e all'intollerabile aggressività del Masaniello-Grillo, con i suoi ciechi seguaci. Il tutto accade all'interno di una nevrosi mediatica che impedisce di valutare freddamente la situazione. Anche questa è una grande differenza rispetto al  . Il discorso politico è sempre meno condizionato dallo scambio di ragioni ma dominato dal sospetto, dal processo alle intenzioni e soprattutto da un linguaggio indecente e incontinente oltre misura. Da una parte e dall'altra.
[...] Non è evocando come spauracchio autoritarismo, decisionismo, craxismo o anche berlusconismo che si convince una generazione che si sente presa in giro dalla politica. Date fiducia a questa generazione, anche se non vi omaggia, come ha fatto la generazione precedente.