domenica 25 agosto 2013

Beauvoir, Il secondo sesso

Chiara Pastorini
http://www.diogenemagazine.eu/

Quando apparve, nel 1949, questo testo suscitò uno scandalo oggi difficilmente immaginabile. Partendo dall’idea di gerarchia, Simone affermava che donne non si nasce ma si diventa.
Basta soffermarsi sul titolo dell’opera, Il secondo sesso, per chiedersi: esiste una gerarchia tra i sessi? La domanda si pone perché nel titolo è già contenuta una risposta affermativa: sì, esiste una scala gerarchica tra i sessi per cui si può parlare di un primo e di un secondo sesso. Il primo, a cui si allude implicitamente, è quello maschile, il secondo, dichiaratamente nominato, è quello femminile. Almeno questa è la constatazione di Simone de Beauvoir, scrittrice e filosofa francese, alla fine degli anni Quaranta.

Nell’Indice dei libri proibiti
Il secondo sesso è un classico della letteratura femminista, sebbene la sua pubblicazione abbia suscitato scandalo e censure in tutto il mondo: nella stessa Francia a due anni di distanza dal voto alle donne (concesso nel 1947), nell’America del senatore McCarthy dove lettrici e lettori sono messi in guardia da critici severi, nella Spagna franchista, dove dal 1962 il libro si legge clandestinamente e a proprio rischio in una traduzione pubblicata in Argentina. In Russia e nella Repubblica democratica Tedesca bisognerà aspettare la caduta dei regimi comunisti per disporre di una traduzione. Nel 1956, persino un editto vaticano include Il secondo sesso nell’indice dei libri proibiti.
Eppure, come spesso accade, allo scandalo si unisce il successo: già dalla prima settimana vengono vendute più di ventimila copie e il libro sarà tradotto negli anni successivi in più lingue.

La donna: assoluta alterità
L’occasione de Il secondo sesso è un viaggio in America in cui Simone si rende conto per la prima volta di come la condizione della donna sia il risultato di una situazione generale, piuttosto che il prodotto contestualizzato di capacità individuali. La mole di lavoro che la filosofa si propone di svolgere è enorme. L’analisi della condizione femminile viene infatti trattata su più piani: biologico, psicanalitico, economico, storico, mitologico ed evolutivo.
Come l’approccio scientifico, che riduce la donna a femmina e il suo corpo a un oggetto naturale tra gli altri, anche la psicanalisi si dimostra limitata, riducendo la donna alla sua sessualità. Rispetto al marxismo, se il merito del materialismo storico è quello di aver messo in evidenza che l’umanità non è una specie animale, ma una realtà storica, argomenta Simone, nondimeno l’approccio più corretto alla questione risiede in una prospettiva esistenziale in termini di libertà, di stampo sartriano.
Per Simone, infatti, la donna è l’Altro assoluto, l’Oggetto posto dall’uomo nel suo farsi Soggetto, la Natura che, al contrario di quanto accade nella dialettica hegeliana, non acquisisce mai un riconoscimento. Ed è su questa originaria situazione di non riconoscimento che si fonda la subordinazione della donna.

Oltre Marx, il femminismo
Alla fondamentale opposizione di classe di stampo marxista Simone aggiunge dunque, come originaria, quella tra i sessi. Le donne non hanno posizionato gli uomini come Altri, e quindi non si sono poste in modo autentico come Soggetti. Al contrario, la femminilità si identifica con l’essere Oggetto, con il farsi tale. Di qui l’ardua impresa in cui le donne devono cimentarsi per porsi come Soggetti: superare la loro femminilità alienata, trascendersi rispetto alla loro supposta natura, costituirsi come libertà.
La domanda di fondo che allora si impone è: possiamo uscire da questa situazione di illibertà in cui permane l’assenza di riconoscimento della donna? Questa domanda, posta da Simone de Beauvoir alla fine degli anni Quaranta, rimane ancora oggi attuale ci conduce a riformulare la stessa questione di partenza: esiste ancora una gerarchia tra i sessi?

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un estratto

 […] si può dire ancora che vi siano delle 'donne'? Certo la teoria dell'eterno femminino conta numerosi adepti […]; altri sospirano: 'La donna si perde, la donna è perduta.'. Non è più chiaro se vi siano ancora donne, se ve ne saranno sempre, se bisogna augurarselo o no, che posto occupano nel mondo, che posto dovrebbero occuparvi. 'Dove sono le donne?' […]. Ma innanzi tutto: cos'è una donna? 'Tota mulier in utero: è una matrice', dice qualcuno. Tuttavia parlando di certe donne, gli esperti decretano 'non sono donne', benché abbiano un utero come le altre. Tutti sono d'accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono 'la femminilità è in pericolo'; ci esortano: 'siate donne, restate donne, divenite donne'. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell'essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità. La femminilità è una secrezione delle ovaie o sta congelata sullo sfondo di un cielo platonico? Basta una sottana per farla scendere in terra? Benché certe donne si sforzino con zelo di incarnarla, ci fa difetto un esemplare sicuro, un marchio depositato. Perciò essa viene descritta volentieri in termini vaghi e abbaglianti, che sembrano presi in prestito dal vocabolario delle veggenti. […] le scienze biologiche e sociali non credono nell'esistenza di entità fisse e immutabili che definiscano dati caratteri, come quelli della donna, dell'Ebreo o del Negro; esse considerano il carattere una reazione secondaria a una situazione. Se oggi la femminilità è scomparsa è perché non è mai esistita. […] il fatto è che ogni essere umano concreto ha sempre la sua particolare situazione. Respingere le nozioni di eterno femminino, di anima negra, di carattere giudaico non significa negare che vi siano, oggi Ebrei, Negri e donne: questa negazione non ha per gli interessati un significato di libertà ma una fuga dall'autenticità. (dall'introduzione; Il saggiatore, 1949, p. 13)


Per la fortuna del "Secondo sesso" si può vedere  http://www.monde-diplomatique.it/ricerca/ric_view_lemonde.php3?page=/LeMonde-archivio/Gennaio-1999/9901lm02.01.html&word=chaperon