Visualizzazione post con etichetta omosessuali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omosessuali. Mostra tutti i post

martedì 18 novembre 2025

Pasolini inaspettato

pasolini inedito, ricco e strano

Anniversari. La preziosa raccolta di testi giornalistici, curata da Simonetti, e la lettura sorprendente fatta da Silvia De Laude, celebrano il «poeta con la spada»

Quel poeta era diverso dagli altri, era venuto con la spada. E la dolcezza della persona tanto più dava risalto alla durezza delle sue parole, delle sue posizioni. Quando nel 1973 Piero Ottone lo invita a collaborare al «Corriere della Sera» lo fa perché ha capito che una parte della borghesia italiana s’è fatta critica nei confronti di sé stessa. Chi meglio allora del suo fustigatore ufficiale, dell’angelo sterminatore di Teorema? Chi meglio del comunista omosessuale e cristiano che della sinistra – dopo i versi clamorosi, e clamorosamente strumentalizzati, su Valle Giulia – è divenuto il fustigatore quasi altrettanto ufficiale?

I suoi articoli spariglieranno il campo, urticheranno tutti: soprattutto quelli che dovrebbero essere dalla “sua” parte. Ma proprio la sua «solitudine» consente a Pasolini di intercettare l’aria del tempo, oltre ogni paradigma razionale. Questa esacerbata soggettività è la sua forza cognitiva e retorica, ha ragione Gianluigi Simonetti, ma anche la debolezza di tante posizioni (come l’eterofobia contro il «piccolo patto criminale» della «coppietta», nel pezzo fra tutti più inaccettabile: quello «contro l’aborto» del 19 gennaio 1975) indotte anche da inconfessabili questioni private (come il matrimonio, dolorosissimo, di Ninetto Davoli con la sua fidanzata).

Simonetti è il curatore esemplare della messe più preziosa di questo ennesimo anniversario, la raccolta dei pezzi di Pasolini usciti sul «Corriere della Sera»: non solo quelli poi raccolti in Scritti corsari Lettere luterane ma anche interviste, dibattiti eccetera. Che vengono riprodotti nella loro veste redazionale, anteriore al remix d’autore (cambiando sempre i titoli, di rado in meglio; per esempio l’esplosivo Sono contro l’aborto si stempera didascalico, negli Scritti corsari, in Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti), recuperando i tagli e contestualizzando le discussioni (alcune delle quali bisognose di commento, oggi, come certe baruffe comunali nella Commedia dantesca). In archivio ha poi ritrovato, Simonetti, un pezzo inedito: che il «Corriere» non pubblicò ma neppure Pasolini volle poi recuperare. Fra i tantissimi che gli replicarono sull’aborto vi fu anche il suo antipode perfetto, Giorgio Manganelli. Che con le sue stesse armi paradossali irrise l’immagine della vita «prenatale», la sua «felice immersione nelle acque materne» («la mia memoria amniotica è piuttosto corta; che allora fossi felice, chissà mai, senza nemmeno un libro da leggere»), per poi d’improvviso farsi serio («forse una cultura che tratta da “puttana” la ragazza madre […] non ha tutte le carte in regola per discutere della sacra vita»). Fino a oggi si pensava che Pasolini, quella volta, non avesse replicato. E invece lo aveva fatto eccome: con un ritratto acidissimo dell’avversario in forma di Quiz che prometteva in premio, a chi ne indovinasse l’identità, «Thalassa di Ferenczi, allegandovi un mio ritratto del personaggio in questione, con la coda da sirena».

Così Pasolini rivelava en passant la fonte-chiave di quell’articolo-bomba: il saggio, datato 1924, del discepolo di Freud «più ardito», che teorizzava l’indistinzione originaria di pene e vagina e collegava l’utero materno appunto all’archetipo marino. Era il nucleo teorico del suo super-romanzo meta-romanzesco (destinato a uscire solo postumo, nel ’92), Petrolio. Chissà se sarebbe bastato a fargli cambiare idea sul «romanziere in similvita», come lo aveva definito a suo tempo: Manganelli era morto da due anni, e non ci è dato sapere se quella lettura lo abbia sollevato, almeno un po’, dalle ubbie cimmerie dell’aldilà.

Questo passaggio radiante magnetizza il saggio più sorprendente e rivelatorio dell’anniversario, quello dell’insigne pasolinologa Silvia De Laude (co-curatrice insieme a Walter Siti dei «Meridiani» usciti fra il 1998 e il 2003) che legge insieme, col metodo della «diffrazione» ermeneutica (fra testi l’uno dell’altro inconsapevoli, cioè, ma che abbiano presupposti e fonti comuni) teorizzato una ventina d’anni fa dalla filosofa Donna J. Haraway, appunto Petrolio e l’unico romanzo di un altro personaggio celebre, ma non certo per la sua produzione letteraria, cioè Mario Mieli: il fosforescente fondatore del «Fuori!» e leader del movimento omosessuale italiano che a poco più di trent’anni, nel 1983, si toglierà la vita (forse proprio per le sfortune di questa sua grande scommessa di scrittura, uscita solo postuma e alla macchia). Anche Il risveglio dei faraoni – con toni opposti a quelli misteriosi e plumbei dell’ultimo Pasolini: scapigliati e camp, coloratissimi e strafottenti – si basa sul paradigma con-sessuale di Ferenczi e, proprio come Petrolio, si struttura come «viaggio iniziatico» (in una Milano travestita da «egizia», un po’ come la sudamericana della Cognizione del dolore di Gadda…) che vede il protagonista più volte cambiare sesso (non chirurgicamente ma psichicamente e ritualmente): in quelli che Pasolini definisce «momenti basilari del poema», e ai quali Mieli allude citando una lisergica canzone di Donovan, Fly Translove Airways.

Non si perita De Laude di adottare spavalda (la vogliamo sempre così!) la forma «a brulichio» da Pasolini attribuita a Petrolio; e infatti da questo libro, acrobatico e flessuoso come l’autrice, si esce ebbri come dall’assunzione del «ciceone» in quei riti eleusini. Ma, proprio come da quelli, ispirati da una visione. Quella di un Pasolini finalmente diverso dalla sua vulgata stantia: ricco e strano come un’opera, la sua, che si rivela ancora – incredibile a dirsi – tutta da leggere.


Pasolini e il «Corriere della Sera» 1960-1975

a cura di Gianluigi Simonetti

Fondazione Corriere della Sera, pagg. 476, € 19

Silvia De Laude

L’invenzione del diverso. Pier Paolo Pasolini e Mario Mieli

il Saggiatore,

pagg. 248, € 18

lunedì 3 febbraio 2014

Storia di Caterina che si faceva passare per Giovanni

Michele Smargiassi
Caterina e le donne. Storia della ragazza che nel Settecento viveva come un uomo
la Repubblica, 1 febbraio 2014
a proposito di Marzio Barbagli, Storia di Caterina, Il Mulino, Bologna 2014, pagg. 243

A dispetto dei suoi ingenui sedici anni di figlia d’un falegname delle borgate romane, Caterina sapeva bene quel che voleva: amare le donne come lei. Ebbe anche il coraggio di farlo, e del come farlo: vestendosi da uomo, cambiandosi nome in Giovanni. Le mancava solo una parola, la parola per dirlo, la parola per dirsi: gay, lesbica, omosessuale. Ma quelle parole, a metà del Settecento, nessuno le aveva ancora inventate, e Caterina-Giovanni morì così, a ventiquattr’anni, dopo otto di travestimenti, senza il conforto di un’identità, forse proprio perché non lo aveva mai avuto. Un uomo cercò di trovare per lei quelle parole, e ci andò molto vicino: un medico, un laico coraggioso, che se ne fregò dei pregiudizi e delle teorie “scientifiche” della sua epoca, ed ebbe pietà, forse anche simpatia, per quella giovane donna che non volle piegare la testa.
La Storia di Caterina (Il Mulino, pagg. 243, euro 16) che ci narra un analista attento e molto esperto della famiglia contemporanea, Marzio Barbagli, ha la forma di una classica case history della sociologia: prendi una vicenda individuale, ben documentata, e ne fai il centro focale di un affresco, in questo caso sulla considerazione sociale, morale e culturale dell’amore fra donne negli ultimi tre secoli. Ma nella storia che Barbagli ha scovato e scavato dagli archivi, quei due personaggi prendono di potenza la scena, non si fanno ridurre a simboli o esempi, e senza smettere di essere un saggio scientifico, ecco che il libro diventa il romanzo poetico di un incontro fra due esseri umani in contrasto col loro tempo, un incontro mancato in vita, ma realizzato nel pensiero.
Fu forse per il rimorso di non essere accorso subito al suo capezzale che Giovanni Bianchi, cattedratico illustre dell’Università di Siena, s’incuriosì della sorte di quel povero corpo di uomo, tale Giovanni Bordoni, maggiordomo, spirato il 16 giugno del 1743 sui pagliericci dell’ospedale di Santa Maria della Scala a Siena, che una volta spogliato dai becchini aveva rivelato, sorpresa, di essere il corpo d’una giovane donna. Qualche indagine svelò la sua storia: donna era nata, Caterina Vizzani, ma appena adolescente non lo volle più rimanere, fu quando s’innamorò della compagna di cucito Margherita, e dovette fuggire e travestirsi per scampare alle ire del padre di lei. Diventò così Giovanni, e si trovò un lavoro da cameriere, eccellente ed espertissimo cameriere, di cui gli aristocratici padroni furono sempre più che soddisfatti, tanto da perdonargli l’unico difetto, quel suo vizio di «donnajuolo » impenitente. Ma una delle dongiovannesche sue avventure, il rapimento della nipote del parroco di Montepulciano, alla fine gli (o le) fu fatale: fuga, inseguimento e un letale colpo di archibugio.
Una svelta benedizione, la vergogna seppellita assieme al corpo avrebbero potuto far finire tutto qui, e oggi nulla sapremmo di Caterina. Ma il professor Bianchi non s’accontentò. Dentro di lui lo scienziato proto-illuminista non riuscì a non cercare una risposta alla domanda: perché? Perché una donna ama le donne? Indagò. Si fece sociologo e antropologo ante-litteram. Esaminò il corpo. Lesse libri. Ebbe il coraggio di scartare una per una le risposte correnti della scienza e della morale del suo tempo.
Perché questo è assodato: che ci fossero donne che amavano vestirsi da uomo, per mille ragioni non solo sessuali, da Giovanna d’Arco a Moll Flanders, lo si sapeva da secoli. E anche che esistessero donne che amano le donne. Lo sapevano l’artista e il letterato, lo sapeva il moralista ecclesiastico, lo sapeva lo scienziato. Ma sul perché, le risposte erano diverse. Sostanzialmente due: l’errore della natura, la depravazione dell’animo. L’ermafroditismo, o comunque l’abnorme dimensione del clitoride, ritenuta produttrice (ma anche conseguenza) di famelici desideri proibiti nelle famigerate “tribadi”, mostruose nel corpo e prostitute per vocazione. Oppure la satanica e colpevole deformazione dell’immaginario e del desiderio (benché ritenuta, perfino dall’Inquisizione, inferiore per gravità alla sodomia maschile).
Ma Bianchi ebbe l’onestà di riconoscere che Caterina non era vittima né dell’«anatomia indiscreta» né della volontaria perversione, che il suo corpo era “normale”, che era cresciuta in un ambiente moralmente sano. Semplicemente: amava le donne, le aveva sempre amate, e amava solo loro. Caterina, riconobbe il professore tracciando una precoce, confusa ma modernissima distinzione fra sesso, genere e orientamento, apparteneva a un genere di esseri umani, di cui la poetessa Saffo fu la prima a osare quel che oggi chiameremmo un coming out.
E il libro che alla fine scrisse a suo rischio, sotto falso nome e «alla macchia», ma che suscitò interesse in tutta Europa, fu forse proibito per questa laica, inedita, pioniera. Caterina Vizzani «s’infingeva uomo», ma non voleva essere uomo. Spirando, chiese di essere seppellita in abiti femminili e ghirlande, da «pulcella» ancor vergine qual era. A chi le voleva bene aveva svelato il suo segreto. I genitori, dettaglio commovente, lo accettarono, e quando poterono la protessero e la aiutarono. Per l’univocità e il coraggio della sua scelta Caterina, osserva Barbagli senza riuscire a nascondere un sorriso di simpatia, somiglia in molti tratti alle lesbiche moderne, magari a quelle degli anni Cinquanta, quando adottare abbigliamento e atteggiamento mascolini erano la condizione di un mimino di accettabilità sociale. Ma non aveva parole per riconoscersi. Non conosciamo i suoi pensieri: probabilmente, come la Fiordispina dell’Ariosto innamorata della guerriera Bradamante, si sentiva unica al mondo: «Sola son io / che patisco da te sì duro scempio». Non lo era: ma dovevano passare almeno due secoli prima che le sue consorelle, con gran fatica, conquistassero il diritto di dare un nome alla libertà del loro amore.

giovedì 14 marzo 2013

Dizionario del nuovo papa

Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 14 marzo 2013
Cristina Nadotti
la Repubblica, 14 marzo 2013

Aborto. «Ancora una volta si vuole limitare o eliminare il valore supremo della vita e ignorare i diritti dei bimbi a nascere. L'aborto non è mai una soluzione. Quando si parla di una madre incinta, parliamo di due vite: entrambe devono essere preservate e rispettate perché la vita è un valore assoluto». Omelia, dicembre 2008. Crist. Na.

ARMONIA - «Nella Chiesa l'armonia la fa lo Spirito Santo. Uno dei primi padri della Chiesa scrisse che lo Spirito Santo "ipse harmonia est", lui stesso è l'armonia. Lui solo è autore al medesimo tempo della pluralità e dell'unità. Solo lo Spirito può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l'unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l'unità facciamo l'uniformità, l'omologazione». (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni , fine 2007). g.a.s.

BATTESIMO - «Il bambino non ha alcuna responsabilità dello stato del matrimonio dei suoi genitori. E poi, spesso il battesimo dei bambini diventa anche per i genitori un nuovo inizio. Di solito si fa una piccola catechesi prima del battesimo, di un'ora circa; poi una catechesi mistagogica durante la liturgia. In seguito, i sacerdoti e i laici vanno a fare le visite a queste famiglie, per continuare con loro la pastorale postbattesimale. E spesso capita che i genitori, che non erano sposati in chiesa, magari chiedono di venire davanti all'altare per celebrare il sacramento del matrimonio». (Intervista a 30 giorni , 2009, al giornalista che chiedeva se erano giustificabili in alcuni casi di battesimi rifiutati bambini figli di genitori «irregolari»). g.a.s.

 Buenos Aires. «Buenos Aires appare come una città fiorente. Qui vi è di tutto. Ma quanti sono i bambini sottomessi? Le donne sottomesse? Quanti i lavoratori clandestini? Quanti i postriboli? Quante cose odorano di schiavitù...». Omelia, dicembre 2008. Crist. Nad.

CERTEZZE - «Le nostre certezze possono diventare un muro, un carcere che imprigiona lo Spirito Santo. Colui che isola la sua coscienza dal cammino del popolo di Dio non conosce l'allegria dello Spirito Santo che sostiene la speranza. È il rischio che corre la coscienza isolata. Di coloro che dal chiuso mondo delle loro Tarsis si lamentano di tutto o, sentendo la propria identità minacciata, si gettano in battaglie per essere alla fine ancor più autoccupati e autoreferenziali». (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni , fine 2007). g.a.s.

Corruzione. «Nessuno si fa carico dei crimini, delle tragedie e dei pesanti debiti che ci affliggono a causa della corruzione. La corruzione è come un potere monolitico ideologico, una pazzia ingannevole e dannosa che impedisce la realizzazione del progetto nazionale». Messa di Te Deum, maggio 2012. Crist. Nad.

DEBITO «Siamo stati molto chiari nel sostenere che la politica economica del governo non faceva altro che aumentare il debito sociale argentino, molto più grande e molto più grave del debito estero e abbiamo chiesto un cambiamento». (a Francesca Ambrogetti, La Stampa, 31 dicembre 2001). g.a.s.

DESAPARECIDOS - «Poiché in diversi momenti della nostra storia siamo stati indulgenti verso le posizioni totalitarie, violando le libertà democratiche che scaturiscono dalla dignità umana. Poiché attraverso azioni od omissioni abbiamo discriminato molti dei nostri fratelli, senza impegnarci sufficientemente nella difesa dei loro diritti. Supplichiamo Dio, Signore della storia, che accetti il nostro pentimento e sani le ferite del nostro popolo. O Padre, abbiamo il dovere di ricordare davanti a te quelle azioni drammatiche e crudeli. Ti chiediamo perdono per il silenzio dei responsabili e per la partecipazione effettiva di molti dei tuoi figli in tale scontro politico, nella violenza contro le libertà, nella tortura e nella delazione, nella persecuzione politica e nell'intransigenza ideologica, negli scontri e nelle guerre, nella morte assurda che ha insanguinato il nostro paese. Padre buono e pieno di amore, perdonaci e concedi a noi la grazia di rifondare i vincoli sociali e di sanare le ferite ancora aperte nella tua comunità». (Richiesta di perdono dei vescovi argentini, tra i quali lo stesso Bergoglio aveva una posizione di spicco, 10 settembre del 2000).

Economia. «L’economia speculativa, priva di etica, insegue l’idolo del denaro. Per questo non si hanno remore a trasformare in disoccupati milioni di lavoratori». Omelia, Festa del Santo Gaetano di Thiene,agosto 2001. Crist. Nad.
EPIGRAFE - «Come si definirebbe?» «Jorge Bergoglio, prete». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita, del 2010). g.a.s.

ESPOSA - «La mia diocesi di Buenos Aires». (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni, fine 2007). g.a.s.

Eucarestia.«L’Eucaristia è il centro vitale dell'universo, in grado di soddisfare la fame di vita e di felicità. In questa festa felice possiamo partecipare alla vita eterna, e quindi la nostra esistenza quotidiana diventa una Messa prolungata». Dissertazione dottorale, 2004. Crist. Nad. 

FIDANZATA - «Sì, era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010). g.a.s.

FIGLI - «Qualche giorno fa ho battezzato sette figli di una donna sola, una vedova povera, che fa la donna di servizio e li aveva avuti da due uomini differenti. Lei l'avevo incontrata l'anno scorso alla festa di San Cayetano. Mi aveva detto: padre, sono in peccato mortale, ho sette figli e non li ho mai fatti battezzare. Era successo perché non aveva i soldi per far venire i padrini da lontano, o per pagare la festa, perché doveva sempre lavorare... Le ho proposto di vederci, per parlare di questa cosa. Ci siamo sentiti per telefono, è venuta a trovarmi, mi diceva che non riusciva mai a trovare tutti i padrini e a radunarli insieme... Alla fine le ho detto: facciamo tutto con due padrini soli, in rappresentanza degli altri. Sono venuti tutti qui e dopo una piccola catechesi li ho battezzati nella cappella dell'arcivescovado. Dopo la cerimonia abbiamo fatto un piccolo rinfresco. Una Coca Cola e dei panini. Lei mi ha detto: padre, non posso crederlo, lei mi fa sentire importante... Le ho risposto: ma signora, che c'entro io?, è Gesù che a lei la fa importante» (Intervista a 30 giorni, 2009).g.a.s.

FILM - «Il mio film preferito? Il pranzo di Babette ». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010). g.a.s.

 GARAGE - «Ai miei sacerdoti ho detto: "Fate tutto quello che dovete, i vostri doveri ministeriali li sapete, prendetevi le vostre responsabilità e poi lasciate aperta la porta". I nostri sociologi religiosi ci dicono che l'influsso di una parrocchia è di seicento metri intorno a questa. A Buenos Aires ci sono circa duemila metri tra una parrocchia e l'altra. Ho detto allora ai sacerdoti: "Se potete, affittate un garage e, se trovate qualche laico disposto, che vada! Stia un po' con quella gente, faccia un po' di catechesi e dia pure la comunione se glielo chiedono". Un parroco mi ha detto: "Ma padre, se facciamo questo la gente poi non viene più in chiesa". "Ma perché?", gli ho chiesto, "Adesso vengono a messa?" "No", ha risposto. E allora! Uscire da sé stessi è uscire anche dal recinto dell'orto dei propri convincimenti considerati inamovibili se questi rischiano di diventare un ostacolo, se chiudono l'orizzonte che è di Dio» (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni, fine 2007). g.a.s.

GIONA - «Giona aveva tutto chiaro. Aveva idee chiare su Dio, idee molto chiare sul bene e sul male. Su quello che Dio fa e su quello che vuole, su quali erano i fedeli all'Alleanza e quali erano invece fuori dall'Alleanza. Aveva la ricetta per essere un buon profeta. Dio irrompe nella sua vita come un torrente. Lo invia a Ninive. Ninive è il simbolo di tutti i separati, i perduti, di tutte le periferie dell'umanità. Di tutti quelli che stanno fuori, lontano. Giona vide che il compito che gli si affidava era solo dire a tutti quegli uomini che le braccia di Dio erano ancora aperte, che la pazienza di Dio era lì e attendeva, per guarirli con il Suo perdono e nutrirli con la Sua tenerezza. Solo per questo Dio lo aveva inviato. Lo mandava a Ninive, ma lui invece scappa dalla parte opposta, verso Tarsis. Quello da cui fuggiva non era tanto Ninive, ma proprio l'amore senza misura di Dio per quegli uomini» (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni, fine 2007). g.a.s.

HÖLDERLIN - «Amo le sue poesie» (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, nel libro-intervista El Jesuita, 2010). g.a.s.


Ingiustizia. «Indignarci contro l’ingiustizia che il pane e il lavoro non siano accessibili a tutti è una parte della benedizione, perché questo desiderio e questa lotta fanno bene al cuore, lo rallegrano, lo allargano, lo fanno palpitare con felicità». Messa per la Festa del Santo Gaetano di Thiene, agosto 2012. Crist. Nad.

ITALIA - «Mio padre era di Portacomaro (Asti, ndr ) e mia madre di Buenos Aires, con sangue piemontese e genovese». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010).

LAICI - «La loro clericalizzazione è un problema. I preti clericalizzano i laici e i laici ci pregano di essere clericalizzati... È proprio una complicità peccatrice. E pensare che potrebbe bastare il solo battesimo. Penso a quelle comunità cristiane del Giappone che erano rimaste senza sacerdoti per più di duecento anni. Quando tornarono i missionari li ritrovarono tutti battezzati, tutti validamente sposati per la Chiesa e tutti i loro defunti avevano avuto un funerale cattolico. La fede era rimasta intatta per i doni di grazia che avevano allietato la vita di questi laici che avevano ricevuto solamente il battesimo e avevano vissuto anche la loro missione apostolica in virtù del solo battesimo. Non si deve aver paura di dipendere solo dalla Sua tenerezza...» (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni, fine 2007).

 LEBBRA - «La cosa peggiore che può accadere nella Chiesa? È quella che Henri De Lubac chiama "mondanità spirituale". È il pericolo più grande per la Chiesa, per noi, che siamo nella Chiesa. "È peggiore", dice De Lubac, "più disastrosa di quella lebbra infame che aveva sfigurato la Sposa diletta al tempo dei papi libertini". La mondanità spirituale è mettere al centro sé stessi. È quello che Gesù vede in atto tra i farisei: " Voi che vi date gloria. Che date gloria a voi stessi, gli uni agli altri"». (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni , fine 2007). g.a.s.

Libertà. «Non abbiate paura della libertà, sappiate che ci sono molti furfanti che vi stanno vendendo falsità perché abbiate paura della vita, paura della libertà». Discorso ai giovani, Buenos Aires, giugno 2012. Crist. Nad.

Matrimonio omosessuale. [Vedi anche OMOSESSUALI]. «La legislazione civile argentina che ci regge regola il matrimonio come entità civile composta da un uomo e da una donna. La decisione di un giudice nel contenzioso amministrativo che permette un vincolo matrimoniale tra persone dello stesso sesso è quindi contraria alla suddetta legislazione. Il nostro atteggiamento non è religioso, discriminatorio o fondamentalista, ma puramente legalista:è parte del compito pastorale difendere l’applicazione delle leggi perché non si commetta un atto di ingiustizia nei confronti degli altri». Comunicato ufficiale, giugno 2010. Crist. Nad.

MICRO - «Per contrastare l'effetto della globalizzazione che ha portato alla chiusura di tante fabbriche e la conseguente miseria e disoccupazione, bisogna promuovere anche una crescita economica dal basso verso l'alto, con la creazione di micro, piccole e medie imprese. Gli aiuti che possono venire dall'estero non devono essere solo di fondi ma tendere a rafforzare la cultura del lavoro della cultura politica». (a Francesca Ambrogetti, La Stampa, 31 dicembre 2001). g.a.s.

Migranti.«Dio chiede di aprire gli occhi di fronte a questa realtà. Perché Gesù ci dice che il giorno del giudizio ci giudicherà per quello che avremo fatto a quei piccoli, per quello che avremo fatto a un
migrante sottoposto alla tratta del lavoro, alla tratta del cartone, alla tratta della prostituzione, a
qualsiasi tipo di tratta umana». Omelia, dicembre 2008. Crist. Nad.

NAVICELLA - «I teologi antichi dicevano: l'anima è una specie di navicella a vela, lo Spirito Santo è il vento che soffia nella vela, per farla andare avanti, gli impulsi e le spinte del vento sono i doni dello Spirito. Senza la Sua spinta, senza la Sua grazia, noi non andiamo avanti. Lo Spirito Santo ci fa entrare nel mistero di Dio e ci salva dal pericolo d'una Chiesa gnostica e dal pericolo di una Chiesa autoreferenziale, portandoci alla missione» (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni , fine 2007). g.a.s.

OMOSESSUALI - «Non ricorrendo contro la decisione del giudice nel contenzioso amministrativo sul matrimonio di persone dello stesso sesso, ha mancato gravemente al suo dovere di governante e di custode della legge». (Comunicato ufficiale del 26 novembre del 2009 contro il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri, reo di non avere fatto ricorso contro la sentenza sul matrimonio gay). g.a.s.

PARANOIA - «A una chiesa autoreferenziale succede quel che succede a una persona rinchiusa in sé: si atrofizza fisicamente e mentalmente. Diventa paranoica, autistica» (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010).  g.a.s.

Pedofilia. «Se c’è un prete pedofilo è perché porta in sé la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha. Bisogna stare molto attenti nella selezione dei candidati al sacerdozio. Nel seminario di Buenos Aires ammettiamo circa il 40% dei candidati, e facciamo un attento monitoraggio sul processo di maturazione». (Il gesuita, libro-conversazione). Crist. Nad.

POSTO - «"Vi faccio una domanda: la Chiesa è un posto aperto solo per i buoni?" "Nooo!" "C'è posto per i cattivi, anche?" "Sìììì!!!". "Qui si caccia via qualcuno perché è cattivo? No, al contrario, lo si accoglie con più affetto. E chi ce l'ha insegnato? Ce lo ha insegnato Gesù. Immaginate, dunque, come è paziente il cuore di Dio con ognuno di noi"». (Dialogo tra Bergoglio e la folla di fedeli alla festa di san Cayetano, in un barrio popolare di Buenos Aires, 30 giorni , agosto 2008, durante la festa). g.a.s.
Potere. «La mascherata del potere e le rivendicazioni rancorose sono il guscio vuoto di anime che
riempiono il loro nulla triste e soprattutto la loro incapacità di intraprendere percorsi creativi che
diano vera fiducia». Te Deum, maggio 2011. Crist. Nad.

QUADRO - «Il mio quadro preferito? La Crocefissione Bianca di Chagall». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010).

RASSA NOSTRANA - «Drit e sincer, cosa ch'a sun, a smijo: / teste quadre, puls ferm e fìdic san / a parlo poc ma a san cosa ch'a diso / bele ch'a marcio adasi, a van luntan. /
Sarajé, müradur e sternighin, / minör e campagnin, sarun e fré: / s'a-j pias gargarisé quaic buta ed vin, / j'é gnün ch'a-j bagna el nas per travajé. / Gent ch'a mercanda nen temp e südur: / - rassa nostrana libera e testarda - / tüt el mund a cunoss ch'i ch'a sun lur / e, quand ch'a passo ... tüt el mund a-j guarda...». («Razza nostrana», poesia in dialetto piemontese di Nino Costa che il nuovo Papa si picca di saper recitare a memoria, in omaggio ai genitori di origine piemontese).  g.a.s.

Relazioni fuori del matrimonio. (ndr.: battesimi a figli nati fuori dal matrimonio)
«Lo dico con dolore, e se sembra una denuncia o offesa, mi si perdoni, ma ci sono sacerdoti della
nostra regione che non battezzano i figli di madri sole perché non sono stati concepiti nella santità
del matrimonio. Questi sono gli ipocriti di oggi». Messa pastorale, settembre 2012. Crist. Nad.
Schiavi. «Il Paese ospita commercianti di schiavi: uomini e donne che vendono e comprano persone
violando ogni loro dignità... Chiediamo a Dio di toccare il cuore di quegli uomini e donne che
schiavizzano perché anche loro sono schiavi. Schiavi della cupidigia, della superbia, della
presunzione, della malvagità». Omelia, dicembre 2008. Crist. Nad.

SIGNORE - «Il Manzoni diceva: "Non ho mai trovato che il Signore abbia cominciato un miracolo senza finirlo bene"». (a Francesca Ambrogetti, La Stampa , 31 dicembre 2001). g.a.s.

 Squadra di calcio. «Non mi sono perso nemmeno una partita del campionato del San Lorenzo dal 1946. I colori della squadra, il blu e il rosso, sono quelli della veste rossa e del mantello azzurro della Vergine. Abbiamo chiesto i colori alla Vergine, non li abbiamo presi da altre parti». (Il gesuita, libro-intervista). Crist. Nad.
TANGO - «Mi piace molto il tango e da giovane lo ballavo». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010). g.a.s.

TRADIZIONALISTI - «Paradossalmente (...) proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane 
fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un 
cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è 
fedele». (intervista a Stefania Falasca di 30 giorni, fine 2007). g.a.s.

VERITÀ - «La verità è che sono un peccatore che la misericordia di Dio ha amato in una
maniera privilegiata... Errori ne ho commessi a non finire. Errori e peccati» (a Francesca
Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita , del 2010). g.a.s.

Verità. «I sacerdoti devono predicare la verità, fare del bene a tutti e illuminare la vita del
nostro popolo.Non basta che la nostra verità e la nostra pastorale siano ortodosse ed efficaci.
Senza l’allegria della bellezza, la verità diventa fredda, spietata e superba, come vediamo
accadere nei discorsi di molti fondamentalisti incattiviti». Messa del giovedì santo, Pasqua
2011. Crist. Nad.