martedì 14 febbraio 2017

Un Consiglio comunale a Torino


Simone Lorenzati, Metti un pomeriggio in Sala Rossa


Metti che un giorno tu decida di vedere come funziona davvero. Che tu sia stufo di telegiornali e giornali e voglia osservare come si muove la macchina amministrativa cittadina da vicino. Metti, poi, che tu voglia vedere in prima persona quella che, secondo un sondaggio commissionato poche settimane fa dal Sole 24 ore, è la Sindaca più amata d'Italia. E allora, con in mente questo ed altro, decidi di presenziare al tuo primo Consiglio comunale a Torino (non certo il primo in assoluto), per inciso il quinto da quando si è insediata la Giunta guidata da Chiara Appendino. Decidi di evitare la trafila da giornalista e, abbandonando il tesserino a casa, ti registri come semplice visitatore per poi andare ad accomodarti in “piccionaia”. E già qui la prima sorpresa. Una città di un milione di abitanti e, ad assistere al Consiglio, dall'inizio alla fine, siamo in tre: io e una coppia di signori, con chiaramente decisione presa da lei visto l'interesse che manifesterà lui durante l'intera seduta. Più altri 5 o 6 che restano grossomodo un'ora ciascuno. In effetti, va detto, le tre ore e mezza di durata non aiutano ad entusiasmare e ad avvicinare alla politica. E deve pensarla così anche Appendino che farà, infatti, una fugace apparizione di una ventina di minuti circa verso metà Consiglio. 
Sono quindici le interpellanze presentate dalle varie opposizioni alla maggioranza pentastellata e ben poche verranno accolte (fatta eccezione per una, in finale di seduta, presentata dalla Artesio di Torino in Comune). Il clima ricalca, in formato mignon, ciò che si vede in Parlamento. Il gruppo M5S e il Pd impegnati a giocare uno contro uno, mentre il resto dei gruppi pare più in disparte. Anche se i veri battibecchi arrivano dalle parti del centro-destra. Dopo una replica dell'assessore all'ambiente Giannuzzi, ad una interpellanza su inquinamento e relativi blocchi alle auto, è Osvaldo Napoli (Forza Italia) ad infiammare la seduta dando dell'imbarazzante all'intervento dell'assessore “sia per cosa ha detto sia per come lo ha esposto. Se si scrive le cose almeno a casa le legga un paio di volte prima di venire in aula. Glielo suggerisco davvero come consiglio”. Brusii e rimostranze dai banchi pentastellati mentre Giannuzzi ha preferito non replicare. Altro scontro sulla linea M5S-Lega in merito ad una interpellanza, firmata dal capogruppo Ricca, sul campo rom di via Germagnano: “Vi preoccupate degli adulti ma non dei bambini che qui respirano veleni tutto il giorno giocando in un campo in cui non hanno deciso di stare”. “Sappia che i bambini ci stanno a cuore ma il problema dei campi-rom non è certamente di semplice soluzione. E questa non sono le ruspe come proponete voi” è stata la replica di Appendino nel suo unico intervento in aula. Il Pd, dal canto suo, orfano di Fassino impegnato alla direzione nazionale del partito, si è diviso tra accuse di dilettantismo e inoperosità alla maggioranza e, specie per bocca del capogruppo Lo Russo, offerte di dialogo per il bene della città (tentativi sostanzialmente sempre respinti dai pentastellati). 
L'impressione è che in Commissione sia più visibile come funziona davvero la macchina comunale mentre, in sede consiliare, sia meno comprensibile. Chiaramente anche in città è più semplice stare all'opposizione che non governare e, seppur a ruoli invertiti, lo schema è lo stesso che in Parlamento. Dando per scontato l'amore per Torino da parte di ciascun consigliere, da buon crociano, uscendo dalla Sala Rossa a fine seduta mi è tornata in mente una sua storica frase: il vero politico onesto è il politico capace.