sabato 4 febbraio 2017

John Fante, Le donne di Napoli (1957)


 
John Fante, Lettera alla moglie Joyce, Napoli, ca 27-28 luglio 1957, sta in Id., Tesoro, qui è tutto una follia, trad. Alessandra Osti, Fazi, Roma 1999



Tesoro,
le donne di Napoli sono dei maiali. Sono maiali grassi con dei vestiti sciatti, di solito neri, macchiati di salsa di pomodoro, urina, grasso, o dalla cacca di un bebè. I seni gli arrivano alle ginocchia, e i loro culi pendono come dei palloncini gonfi d’acqua. In realtà non camminano, si trascinano piuttosto, scivolando su dei sandali di legno o cuoio dai quali fanno capolino dieci sudice dita. Ma devo anche spiegare che sono meravigliose, ognuna ha il volto della madre di Dio e le mani contorte, incallite delle donne che hanno passato la loro vita a badare ai propri figli e ai propri uomini. Quei seni giganteschi e scesi, così grotteschi e mostruosi, confortano i bambini che piangono, e non è difficile immaginare che eccitino gli uomini. E' anche possibile che a Napoli gli uomini preferiscano che le loro donne siano corpulente e abbrutite, con pance poderose e occhi che abbiano guardato Dio. Immagino che gli uomini vogliano che le donne abbiano un forte odore di sudore e di mestruazioni perché è animalesco, è come andare il più vicino possibile all’animale continuando a vivere nella civiltà. Perché sono civili, sofisticati, generosi, gentili, educati, valorosi e terribilmente coraggiosi.



Sembra un brano turgidamente iperbolico, ricavato da una lettura non sorvegliata della Pelle di Curzio Malaparte, un pasticcio di morbosità eccitata e di pigmentazione ad effetto, con quel richiamo blasfemo alla Madonna tipicamente fantiano. (Giacomo D'Angelo, L'emigrazione abruzzese e la letteratura)

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/03/23/john-fante-lettere-sull-italia.html
https://palomarblog.wordpress.com/2017/02/05/berlino-est-1960/