giovedì 23 febbraio 2017

150 milligrammi, con Sidse Babett Knudsen



Simone Lorenzati

150 milligrammi è l'ultima fatica della regista francese Emmanuelle Bercot e vede come ottimi protagonisti Sidse Babett Knudsen e Benoît Magimel. La storia è basata sulla vita del medico pneumologo Irène Frachon, la quale intraprende una lotta titanica contro una casa farmaceutica francese, la Servier, rea di commercializzare il Mediator, farmaco prescritto legalmente per oltre trent'anni e che ha causato morti sospette su più di cinquecento persone. Frachon è interpretata dalla splendida Sidse Babett Knudsen, davvero bravissima, in grado di essere dura quanto sensibile, energetica quanto professionale. La regista Emmanuelle Bercot dà una buona lettura alla storia della "Erin Brockovich francese" lavorando su di un film di denuncia, di impegno sociale e professionale. Ciò che emerge è di disarmante attualità (i fatti sono realmente accaduti oltralpe tra il 2009 ed il 2010 e molti pazienti sono tuttora in attesa della causa legale e dei relativi danni richiesti alla Servier), così come vanno sottolineati il coraggio e la determinazione di una donna che, in nome dei suoi ideali e della sua etica professionale, sceglie di lottare contro i poteri forti, nonostante le numerose e continue difficoltà, per tutelare in primis la salute delle persone. Dopo aver coinvolto il gruppo di ricerca del piccolo ospedale in cui lavora, Frachon ed i suoi ipotizzano la possibilità di una correlazione di causa-effetto tra il farmaco e le valvulopatie da cui i pazienti vengono colpiti. Ha inizio così una guerra impari fra il piccolo team bretone, il Ministero della Salute e soprattutto il colosso farmaceutico che lo commercializza, dall'inizio titubante fino all'esplosione mediatica del caso. Il film della Bercot, che voleva fare il medico come suo padre, è diretto e coinvolge in prima persona lo spettatore nelle paure dei protagonisti e nella loro sete di giustizia. Non mancano aspetti eccessivamente romanzati della storia, a cominciare dalla famiglia della stessa Frachon, famiglia che si divide tra la passione per la musica ed un marito che appare tutto dipinto a suo vantaggio. In ogni caso la pellicola è assolutamente consigliata sia per l'opera in sé e sia per l'ottimismo che trasmette. “Il mondo è un posto pericoloso in cui vivere, non a causa di coloro che compiono azioni malvagie, ma a causa di coloro che stanno a guardare senza fare niente” sosteneva Albert Einstein. Una frase che Frachon sente sua e che sarà la spinta per la sua battaglia.