martedì 12 novembre 2013

Giulio Sapelli sulle grandi manovre in Europa

Alberto Brambilla 
Da Madrid fino a Mosca, un’alleanza per contenere Berlino 
Il Foglio, 12 novembre 2013


Oggi il presidente francese, François Hollande, incontrerà a Parigi il cancelliere tedesco Angela Merkel. Insieme a 22 leader europei, i due capi di stato cercheranno di dare seguito al piano di contrasto alla disoccupazione giovanile in Europa inaugurato in estate tra le perplessità di molti osservatori. Prima discusso al Consiglio Ue di giugno e poi a Berlino in luglio, il piano ora potrebbe prevedere lo stanziamento di 45 miliardi di euro a favore di 6 milioni di giovani disoccupati. Resta la critica a un approccio emergenziale, incapace di aggredire la crisi del mercato del lavoro in modo strutturale ma solo con provvedimenti spot. Approccio che anche il settimanale Economist definì fallimentare. Di certo si tratta dell’ennesimo dossier europeo, e nemmeno il più sensibile, dove le alleanze nazionali si mostrano evanescenti, considerati sia il deterioramento del tandem franco-tedesco sia le critiche montanti circa una soffocante gestione germanica delle cose europee che spinge diversi autorevoli commentatori a invocare alleanze variabili tra paesi membri dell’Unione europea per contenere Berlino.
“E’ un’esigenza geostrategica quella di creare una unità diplomatica tesa a indebolire diplomaticamente la Germania, che sta portando l’Europa verso la desertificazione economica per effetto di una politica deflazionistica con l’imposizione di politiche di austerità fiscale”, dice al Foglio Giulio Sapelli, storico dell’Economia dell’Università statale di Milano. Sapelli si riferisce all’idea di un’Europa “latina” che si esprime in un’alleanza dei paesi del sud. Concetto che – secondo Sapelli – nasce dal filone teorico inaugurato dal giurista Giuseppe Guarino, recentemente ripreso sul Messaggero dall’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, e in seguito attualizzato con le analisi dell’economista di Edison, Marco Fortis sullo stesso quotidiano (“Francia, Spagna e Italia con un pil complessivo di 4,6 trilioni di euro, 2 trilioni più alto di quello tedesco, avrebbero i numeri per convincere Bruxelles”).
Sapelli ritiene però che un’alleanza degli stati mediterranei (Spagna, Grecia, Italia) con l’appoggio della Francia (“paese continentale”) sarebbe “troppo debole” per contrastare la potenza tedesca: “Si potrebbe riequilibrare il peso se si aggiungesse un’alleanza geostrategica con la Russia: un alleato formidabile”. “Dal punto di vista economico ha un’estrema rilevanza perché il 40 per cento dell’energia europea arriva da Mosca. Stiamo litigando anche con la Russia per una politica energetica folle dell’Ue, che sta provocando le proteste da parte delle compagnie energetiche del Vecchio continente, comprese quelle tedesche, ormai contrarie a una politica di liberalizzazione protezionistica di Bruxelles”, dice Sapelli che concorda con quanto suggerito a proposito dall’ad di Eni Paolo Scaroni sul Financial Times (con la richiesta di riallacciare i rapporti euro-russi, definì la Russia il “Texas d’Europa” facendo un parallelo con gli Stati Uniti che grazie allo sfruttamento dello shale gas si sono garantiti un volano per la crescita). “Bisogna riprendere il concetto del gollismo francese di un’Europa che si estende dall’Atlantico agli Urali – dice Sapelli – perché se questa idea non si realizza, la Russia guarderà ancor più d’oggi verso la Cina. Per l’Europa sarebbe finita, sarebbe nelle mani di una Germania desertificante”.
E forse non è un caso che il presidente russo Vladimir Putin abbia invitato al recente meeting del Valdai Club, dove la diplomazia di Mosca si confronta con personalità dell’economia e della politica internazionale, sia Romano Prodi sia l’ex primo ministro francese, François Fillon. Se l’imprinting francese è evidente, come ricorda Sapelli, è possibile che la Francia sia disposta a creare nuove intese e rinnegare definitivamente il suo rapporto con Berlino? “Il patto franco-tedesco è sempre possibile. C’è posto per un accordo franco-tedesco e per un’alleanza italo-spagnola-franco-russa che prema su Berlino. Una cosa non esclude l’altra dal momento che le alleanze diplomatiche non sono mai a somma zero ma si costruiscono con una geometria variabile, come ci ha insegnato Kissinger”. Ma come fare concretamente per riformare un’Europa che non riesce a garantire prosperità e crescita? “Bisogna chiedere una riunione straordinaria della Commissione europea, rinegoziare i trattati che sono stati traditi, come ha dimostrato il professor Guarino nei suoi scritti, tornare allo spirito originario di Delors, e dare potere al Parlamento europeo affinché non si dipenda più dalla Commissione. Questo permetterebbe alleanze variabili, toglierebbe potere alla tecnostruttura di Bruxelles e porrebbe le basi per una confederazione europea, e non una federazione. Bisogna ridisegnare l’architettura intera perché questa, così com’è, è fallita. Se non vogliamo creare una nuova Weimar europea, cui siamo vicini, bisogna fare in fretta e rivedere tutti i sistemi di potere del continente”.