venerdì 15 novembre 2013

Verso un cambio di regime

La novità non è così dirompente come potrebbe sembrare. Già solo l'apparizione massiccia del Movimento 5 Stelle poteva preannunciare un esito simile. Il sistema politico diventava di colpo tripolare. Si delineava uno scontro tra vecchio e nuovo. Con la rielezione di Napolitano il vecchio aveva in una certa misura ripreso l'iniziativa. Una soluzione possibile ancora a quel punto era una riforma operata dall'alto e dall'interno, i delfini dei responsabili usciti con le ossa rotte dalle elezioni e da precedenti vicende governative o giudiziarie diventavano gli esecutori testamentari di un regime ormai discreditato. La novità vera è questa. Sta fallendo in questi giorni l'operazione volta a realizzare la riforma dall'interno e dall'alto. Le larghe intese, per capirci.
Il governo presieduto da Enrico Letta si regge, come è noto, su una maggioranza duplice. E' sostenuto in pieno solo da una parte finora minoritaria del centrodestra berlusconiano, che nella sua componente maggioritaria si dichiara invece pronto a rompere l'alleanza se dovesse intervenire, come è destinato a intervenire, un voto favorevole alla decadenza di Berlusconi. E' ormai questione di settimane. Il Senato dovrebbe pronunciarsi sulla decadenza di Berlusconi il 27 novembre. Un eventuale rinvio può ancora spostare la scadenza a dicembre inoltrato. A quel punto però saranno comparsi sulla via del governo due ostacoli assai difficili da superare: la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sulla legge elettorale, e soprattutto il Partito democratico si srà dato un  nuovo segretario. In un quadro simile, come ha scritto Giovanni Orsina, "la decisione di Berlusconi di raggiungere Grillo all’opposizione potrebbe far crescere la pressione sul Pd fino a farla diventare insopportabile. Soprattutto nel momento in cui i democratici dovessero avere un leader neoeletto, ambizioso, impaziente, assai poco desideroso – si presume – di immolarsi per un governo che lui, il suo partito e i suoi elettori non considerano cosa propria". Queste le scadenze politiche, se non altro.

crepuscolo nel bosco
crepuscolo
Per capire veramente a che punto siamo, bisogna tuttavia uscire dalla politica politicante. La cosiddetta stabilità tanto decantata da Letta e Napolitano non è un valore assoluto. In una situazione gravemente compromessa ,se la stabilità non si traduce in un'azione rapida e efficace, essa diventa un elemento di freno, perché impedisce di intervenire sul degrado come pure sarebbe possibile fare. Sarebbe invece questo il momento ideale per un appello al paese. Rivolto da chi?  Non certo da uno dei partiti esistenti. La loro credibilità è al punto più basso. Lo stesso Grillo che non ha un potere di coalizione apparirebbe inadeguato al compito. Si va verso un cambio di regime, ora. Chi dirigerà le operazioni, o che piega prenderà il mutamento non è dato sapere. Il vecchio sembra già morto e il nuovo è ancora in fasce, come si sarebbe detto una volta. Visto in questa luce lo stesso travaglio del Pd assume un diverso significato, la struttura fa fatica a liberarsi del vecchio e il nuovo non si presenta sempre in modo rassicurante. Però a una situazione del genere non si sfugge. O la si affronta per quella che è, o si è perduti, ancora più perduti. Il tempo della grande prova sta per iniziare.