lunedì 7 ottobre 2013

Enrica Tesio, Rachid

Enrica Tesio
blog "In verità, vi spiego, sull'amore"
7 ottobre 2013

Rachid

Dico Rachid e chi è di Torino sa. Rachid è un’istituzione per tutti quelli che hanno frequentato Palazzo Nuovo e dintorni. E’ il fratello di Abdul, ma soprattutto di Said, il genio del marketing che per vendere più fazzoletti si inventò questa cosa fantastica di parlare piemontese. Un marocchino ambulante che si esprime come “l’articolato sistema di valori del pensionato torinese”… ancora ora mi sembra una trovata mica da poco.  Rachid è arrivato in Italia che era piccolo, una decina di anni, ma ne dimostrava meno. Andava in giro con i suoi fazzoletti e il suo parka, un po’ Kenny di South Park, un po’ protagonista di East is east, molto ma molto Momò di La vita davanti a sé. Ecco lui divenne il mio Momò. Ai tempi lavoravo come barista vicino all’Università e ci scegliemmo. Passavamo un sacco di tempo insieme, lo aiutavo a fare i compiti e lui mi teneva compagnia mentre pulivo le sale alla chiusura. Mi scriveva poesie con i congiuntivi tutti giusti, una la tengo ancora, dice che ho una voce dolce, “una voce di mamma”. 
 
Crescere a contatto con gli universitari fuoricorso lo dotò di una cultura postmoderna bizzarra e surreale. Se un elicottero volava su Via Verdi lui poteva guardarti e dire con la sua vocetta stridula “Amo l’odore di napalm la mattina”. Insomma, uno spasso. 
 
Oggi Rachid si laurea e sono davvero fiera di lui. Mi ha scritto un messaggio venerdì per darmi la notizia e mi è parso un bel modo di chiudere una settimana di buio e di vite perdute nelle onde del destino. 
So che quel pezzo di carta non vale molto di più dei fazzoletti che vende per strada, ma a me dà speranza. 


Commenti

MARCOLAVATAR Certo, è una bella storia, ma non trovate che Said e Abdul facciano quel lavoro da troppo tempo? Sono almeno 15 anni. E 15 anni per mettersi “in bianco” dovrebbero essere abbastanza, no? Io ho smesso di fargli offerte 10 anni fa per questo motivo.
ET io ho fatto la stessa cosa. Non voleva essere un’ode all’ambulante la mia… sia chiaro.