sabato 11 maggio 2013

Un'età di gestazione e di trapasso

... non è difficile a vedersi come la nostra età sia un'età di gestazione e di trapasso a una nuova èra; lo spirito ha rotto i ponti col mondo del suo esserci e rappresentare, durato fino ad oggi*; esso sta per calare tutto ciò nel passato e versa in un travagliato periodo di trasformazione [...] la fatuità e la noia che invadono ciò che ancor sussiste, l'indeterminato presentimento di un ignoto, sono segni forieri di un qualcosa di diverso che è in marcia.

Hegel, Fenomenologia dello spirito (1807)

* è difficile dar nome al nuovo, dar nome vorrebbe dire capire in una certa misura. Prevale invece lo spavento associato a una buona dose di pigrizia. Ci si sottrae a quella che Hegel chiamava la fatica del concetto e si ricorre all'insulto:  La gente scambia la volgarità per genuinità; invece è un trucco per sottrarsi alle spiegazioni. Questo scriveva Gian Enrico Rusconi sulla Stampa tempo fa. Da allora è ancora cambiato qualcosa. L'insulto ormai fonda la spiegazione. Sei un buono a nulla, quindi non puoi che portare il paese alla rovina. Sei corrotto, sei venduto, hai già tradito e sei destinato a tradire.
Se siamo arrivati a questo punto una ragione ci sarà. Stiamo passando dalla democrazia dei partiti alla democrazia del pubblico. Nel nuovo contesto hanno grande importanza le emozioni. Non conta tanto il pensiero quanto il sentimento. La fiducia personale conta più dell'ideologia e si rovescia senza troppe remore in disincanto quando viene meno. Da qui il passaggio all'insulto. Che ha anche un'altra virtù, oltre a quella di farci tutti uguali nel rigetto del male: abolisce la distanza tra noi e il leader, l'insulto maneggiato dal leader lo rende uguale a noi.

Non occorre condurre una indagine demoscopica per sapere che cosa può accadere ora. L'insulto non scomparirà da un giorno all'altro. Una moda non si esaurisce di colpo. Viene abbandonata da quanti capiscono prima degli altri che non procura distinzione o prestigio, anzi ti fa apparire volgare e sguaiato. E poi c'è il fatto che la politica - non i politici, si badi - la politica continua ad avere un senso. Intendendo per politica la policy, le grandi scelte, e non la politics, gli intrighi, gli scambi di basso livello, il chiacchiericcio. Quella che veniva praticata per esempio dal generale de Gaulle, così sprezzante verso la politica dei partiti e verso i politicanti. 
Per quanto la novità non sia sempre agevole da individuare e riconoscere, la politica sta tornando a occupare la scena. I risultati potranno essere deludenti, ma rappresentano pur sempre una utile base di partenza per ulteriori ragionamenti sul futuro. Che cosa si riesce a fare, dove abbiamo sbagliato, che cosa rimane da fare: solo così impareremo a riconoscere il mondo nuovo che incombe.