mercoledì 4 marzo 2026

Italiani a Parigi

 


e parigi si inchinò ai nostri pittori
Pisa. La scintillante scena della Belle Époque è accesa dai dipinti di tre avventurosi autori: il pugliese Giuseppe De Nittis, il ferrarese Giovanni Boldini e il veneziano Federico Zandomeneghi

Gli incantevoli dipinti dei tre avventurosi italiani a Parigi, il pugliese De Nittis, il ferrarese Boldini e il veneziano Zandomeneghi, questi ultimi due figli d’arte, ricompaiono in questa mostra a rievocare, ancora una volta, la scintillante scena parigina della mitizzata Belle Époque. La novità sta nel riuscito tentativo, e non era semplice, di inserirli in uno sfondo a tratti sorprendente che rendesse conto degli eventi storici e del clima sociale di anni in cui si consolida il primato della capitale francese come centro mondiale delle arti consacrato da un imponente sistema di gallerie ed esposizioni, tra cui emergono quelle universali. Ma Parigi è pure il grande laboratorio della moda e della mondanità, riflesso anche nella produzione letteraria e nello sviluppo del giornalismo, che troverà in Boldini, a fianco del geniale amico americano Sargent, il maggiore interprete.

Quello che più ci colpisce, in questa gioiosa parata di stelle che potrebbe essere scandita dalle musiche di Offenbach e di Debussy, è un inizio inaspettato, affidato dalla curatrice Francesca Dini alla prima sezione suggestivamente intitolata Dalla sconfitta di Sedan alla Comune di Parigi. Fine dell’epopea risorgimentale. Dall’ artista soldato al flâneur. La catastrofe militare di Sedan e la controversa esperienza della Comune, vissuta anche dagli artisti e dai letterati – pensiamo al coinvolgimento di Courbet e di Zola – come una nuova Rivoluzione, segnavano la fine di fasti, che sembravano intramontabili, del Secondo Impero. Ma da quelle macerie e dal sangue versato la città riuscì a risorgere con quella fiducia, energia, spensieratezza e voglia di vivere che da sempre caratterizzano i Dopoguerra.

Uno scenario desolato ci accoglie con un quadro curioso del fiorentino Carlo Ademollo, specialista nella celebrazione del nostro Risorgimento, che rappresenta La sera della battaglia di Sedan, un commovente notturno con tre suore dall’ampio copricapo ad ali bianche illuminato dalla luce della luna che si aggirano pietosamente tra le rovine alla ricerca dei feriti. Così in Garibaldi a Digione del milanese De Albertis vediamo l’eroe dei due mondi, che era accorso a sostegno dell’esercito francese, mentre perlustra a cavallo una livida distesa di neve dove affiorano i cadaveri dei caduti. Ma più impressionanti emergono nei dipinti successivi di Meissonier, Manet, Maximilien Luce i corpi dei morti distesi lungo le vie di Parigi a testimoniare la feroce repressione – i cittadini massacrati furono almeno ventimila – che pose fine all’esperienza della Comune.

La rinascita del sogno parigino, cui è dedicata la seconda sezione, è rappresentata dall’esplosione di luce delle scene di vita mondana ambientate da Boldini e De Nittis tra le panchine del Bois de Boulogne o nella vastità panoramica di Place du Carrousel. Ma ci colpisce soprattutto un quadro di Corcos, che, ben rappresentato in mostra, non sfigura di fronte ai suoi tre illustri compatrioti, dove ritroviamo uno scorcio della città dominato, come nella celebre Place des Pyramides di De Nittis, dalle impalcature degli edifici in costruzione. Nella Parigi che sale cresce sempre di più, tra i nuovi ricchi, la voglia di una pittura che soddisfi le loro attese in una dimensione ottimistica ed evasiva, accattivante nei soggetti e nella brillante resa formale. Se ne fa interprete uno dei più grandi mercanti d’arte di tutti i tempi l’onnipotente Adolphe Goupil che sino alla fine del secolo domina la scena e ha come veri purosangue nella sua scuderia i sempre più apprezzati De Nittis e Boldini, ma anche tanti altri italiani soprattutto i napoletani disposti a vendere l’anima e assecondare le esigenze di questa disinvolta e spesso stucchevole produzione di consumo.

Ciò non toglie che anche in questo ambito i due più dotati, appunto Boldini e De Nittis, riescano a interpretare in maniera originale la pittura della vita moderna, cui è dedicata la quarta sezione, ponendosi a confronto con gli Impressionisti, con i quali non hanno rapporti semplici. A loro è più vicino senz’altro De Nittis, presente alla prima mostra del 1874, amico di Manet, di Monet e di Degas, di cui esponeva dei dipinti nella sua elegante casa parigina, diventata uno dei ritrovi più ambiti della cultura e della mondanità. Dopo la quinta sezione, dove risplendono i suoi capolavori provenienti dal Museo di Barletta a lui dedicato, il testimone passa a Zandomeneghi che, pur avendo avuto maggiori difficoltà a inserirsi e un minore successo rispetto agli altri due, è quello tra gli italiani più partecipe all’esperienza impressionista come risulta dal confronto, nella sesta sezione, tra i suoi dipinti e quelli di Pissaro, Degas, Guillaumin. Più avanti, nella sezione successiva, Boldini, Sargent ed Helleu emergono come i grandi sacerdoti, amici ma insieme rivali, del ritratto mondano che celebra l’affermazione della donna parigina diventata un modello di eleganza ed emancipazione in tutto il mondo.

La mostra chiude, in maniera insolita come si era aperta, con una originale ricostruzione del clima della Belle Époque in Toscana dove emergono due abili pittori di successo come il fiorentino Michele Gordigiani e soprattutto il livornese Corcos che, dopo l’esperienza parigina favorita dal sostegno di De Nittis, diventò alle soglie del Novecento l’interprete del sogno sul punto di svanire come negli occhi di quei tre giovani vestiti di bianco protagonisti del capolavoro finale In lettura sul mare, struggente e malinconico come un dramma di Čechov








Belle Époque. Pittori italiani

a Parigi nell’età
dell’Impressionismo

Pisa, Palazzo Blu

Fino al 7 aprile

Catalogo Moebius,

pagg. 260, € 38

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