lunedì 5 giugno 2017

Un buon momento per Pisapia

il rischio resta quello dell'armata Brancaleone


STEFANO FOLLI, L'alternativa Pisapia, La Repubblica 31 maggio 2017

GIULIANO Pisapia è sembrato a lungo prudente e attendista. Secondo qualcuno fin troppo prudente e attendista, al limite dell'ambiguità. Viceversa stava solo aspettando il momento opportuno per cominciare il suo cammino. Dove questo sentiero lo porterà, è presto per dirlo; ma il primo passo è stato compiuto. Matteo Renzi può credere che il "Campo progressista", più o meno allargato, non lo danneggerà per via della ghigliottina del 5 per cento pronta a calare sulla testa dei temerari. Ma forse un dubbio lo ha sfiorato, se è vero che ha tentato più volte di trattenere Pisapia nell'area del Pd.
Ora il quadro è chiaro. L'intesa Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale vorrebbe anticipare la "grande coalizione" della prossima legislatura, salvo il dettaglio che per il momento i voti sembrano insufficienti. Vedremo cosa decideranno gli italiani. Intanto però l'abbraccio fra i due ha aperto uno spazio a sinistra. Spazio che con il sistema maggioritario avrebbe avuto un respiro modesto, mentre il proporzionale autorizza il tentativo del Campo, anzi lo rende quasi inevitabile.
Pisapia, che non ha mai militato nel Pd, potrebbe avere un ruolo non secondario nei prossimi mesi. A patto di rimanere fedele a se stesso e al suo progetto originario. In primo luogo, quindi, il Campo non dovrà trasformarsi in un partito, né assumere i connotati di una sinistra ideologica. In altre parole, l'ex sindaco non ha interesse a diventare il protettore di un ceto politico fuoriuscito dal Pd che aspira a ritagliarsi uno spazio nel prossimo Parlamento. La sua sfida — che resta molto difficile — ha bisogno di orizzonti aperti e soprattutto di un'impronta di relativa novità. Il che non esclude gli scissionisti ex Pd, almeno alcuni di loro, ma li colloca in una cornice non scontata. Ossia una specie di "nuovo Ulivo", come viene ripetuto spesso. La definizione è un po' per addetti ai lavori, ma in pratica significa un ombrello aperto a raccogliere fermenti sparsi nella società, oltre a figure politiche che non si riconoscono nel renzismo, specie nella versione ultima.
Forse non è un caso che Romano Prodi di questi tempi sia piuttosto attivo nel dibattito pubblico. Da poco è apparso un saggio ("Il piano inclinato", Il Mulino) in cui si ricolloca il tema del lavoro al centro del dibattito pubblico. Quasi la piattaforma di un movimento "laburista", volto a occupare il vuoto che il "partito di Renzi", come lo chiama Ilvo Diamanti, lascia nel mondo del centrosinistra. È un fatto che alcuni nomi che guardano con attenzione all'iniziativa di Pisapia sono vicini a Prodi. Come Franco Monaco. E il "manifesto" del Campo che circola in queste ore è firmato da figure eterogenee. Alcune fanno parte di Articolo 1-Mdp, altre sono tuttora nel Pd ma con un piede sull'uscio, come Mucchetti. Tutti cercano una nuova identità e sperano di trovarla grazie al tratto cortese e alla caparbietà dell'ex sindaco di Milano.
Di fatto si sta creando una nuova tensione nel Pd. Il modo con cui ci si avvia alla fine della legislatura e soprattutto le prospettive del dopo rendono plausibili altri rimescolamenti, altri possibili abbandoni. Pisapia non è ancora un polo d'attrazione decisivo per gli ulivisti e i "laburisti", ma potrebbe diventarlo in tempi rapidi. Starà a lui, in seguito, trovare una sintesi fra le diverse anime senza rinserrarsi nel solito partitino di reduci. Questo rischio sembra ben presente al diretto interessato. È evidente che Pisapia non si è allontanato dall'orbita di Renzi per finire in quella di Massimo D'Alema. Quell'impronta di novità irrinunciabile per Pisapia sarebbe subito perduta se si trasmettesse all'opinione pubblica l'impressione che tutto si riduce a una resa dei conti fra Renzi e, appunto, D'Alema. Anzi, il primo avrebbe fra le mani un eccellente argomento per la campagna elettorale. Una campagna che sarà durissima.
Pisapia e gli altri devono saperlo e prepararsi. L'appello al "voto utile" sarà incessante. Ad esso il "nuovo Ulivo" risponderà proponendo al Pd, dopo il voto, un'alleanza di centrosinistra con un programma sociale. Con quali voti? Al momento non si sa. Ma, del resto, anche la super-coalizione non ha i consensi necessari.

http://www.unita.tv/opinioni/dalema-pisapia-cosa-rossa-sinistra-bivio-ulivo/