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lunedì 29 giugno 2026

Vestirsi per esistere


 declinazione al femminile

Parigi/1. Al Musée Cognacg-Jay abiti-bustier e abiti-monumento unici dimostrano come, nel XVIII secolo, le donne non avessero altro che la moda per dire chi erano e chi volevano essere

Laura Leonelli
Il Sole 24ore, 28 giugno 2026

  • Per la sua ultima collezione di alta moda Chanel, nella primavera-estate del 2019, Karl Lagerfeld aveva scelto di tornare alle origini, al Settecento, non solo perché sua personale ossessione, vedi ventaglio e codino di capelli bianchi vezzosamente trattenuto da un nastro di velluto nero, ma perché al XVIII secolo, aristocratico e già borghese, spetta quella particolare combinazione di eleganza femminile, immagine e spasmodica ricerca di promozione sociale, che qualche decennio dopo avrebbe dato origine alla fotografia e un attimo dopo alla fotografia di moda. Ed è proprio sciogliendo questo nodo storico, e sciogliendo insieme i fiocchi dei tanti bustini esposti, che ci incanta la splendida mostra «Révéler le féminin. Mode et apparences au XVIII siècle», aperta al Musée Cognacg-Jay di Parigi fino al 20 settembre e curata in brillante contrappunto da Saskia Ooms, Adeline Collange-Perugi e Pascale Gorguet Ballesteros.

    Per contemplare la bellezza dell’abito-bustier con cui Lagerfeld terminò la collaborazione con la Maison di Gabrielle Chanel dobbiamo però aspettare la fine del percorso, che prende il via da un altro magnifico Robe à la Française, questa volta d’epoca. Agli estremi della mostra, due abiti-monumento, il primo in taffetà cangiante e garze di seta, il secondo interamente ricamato di paillettes verde acqua e punteggiato di fiori di ceramica, raccontano 200 anni di una storia femminile, pochissimo emancipata e moltissimo esibita. Del resto, ed è la prima riflessione a cui invitano la mostra e il bel catalogo, le donne non avevano altro che la moda per dire chi erano e chi volevano essere. Alla ritrattistica gli uomini offrivano un’immensa versatilità professionale e sociale, ed erano principi, ufficiali, giudici, avvocati, medici, artisti, ognuno di loro con le rispettive insegne del potere. Le donne avevano “solo” il lusso del loro guardaroba e con questo esprimevano ricchezza, stato sociale, cultura, grazia, e, a un certo punto, quando le scene si fanno più intime e la mussola prende il posto del broccato, persino modestia, là dove la modestia faceva parte del corredo morale, quindi economico, di ogni futura sposa. Per i pittori e i fotografi è stato un lunghissimo viaggio di nozze.

    Nello statuto dell’Académie royale de peinture et de sculture, fondata il 10 gennaio 1648, il ritratto occupa un posto minore, in pratica è il gazzettino per leggere le ultime notizie su chi conta e chi no. Tutto cambia nel XVIII secolo quando in un clima di mobilità sociale le nuove élite cercano prestigio e riconoscimento, soprattutto attraverso l’immagine, e contemporaneamente gli Illuministi avviano un’inedita ricerca sulla condizione umana, dove il ritratto è lo strumento migliore per indagare interiorità e sensibilità di ogni individuo. Il ritratto, sentenzia Denis Diderot negli Essais sur la peinture, «è una lettera di raccomandazione scritta in una lingua comune a tutti gli uomini. Nella società, ogni gruppo di cittadini ha il suo carattere e la sua espressione, l’artigiano, il nobile, il plebeo, l’uomo di lettere». Un secolo e mezzo dopo, August Sander metterà in pratica gli insegnamenti del filosofo francese nella sua celebre indagine sugli uomini del XX secolo. Un soffio e arriva Irving Penn con i suoi ritratti dei Petits Métiers parigini.

    E le donne? Le donne del Settecento, apprendiste e maestre nella sottile arte della seduzione, sanno che la moda è un’alleata preziosa. Le donne, vere e non allegorie mitologiche, cominciano così a “guardare in macchina”, gli occhi fissi negli occhi dell’artista e nei nostri, e non importa se siano sedute nello studiolo, intente a leggere o a scrivere una lettera, quel che conta è la comunicazione visiva. A ritrarle nel trionfo dei loro abiti sono, forse non a caso, pittori e pittrici che vantano un contatto diretto con gli strumenti della bellezza e dell’eleganza. Antoine Vestier, tra gli altri, si era formato nell’ambito della miniatura e quando deve riprodurre le trine, i pizzi, le pieghe di seta dell’abito di Marie-Adélaïde de France, e così i suoi capelli incripriati, non ha rivali. Anche Adélaïde Labille-Guiard nasce miniaturista e pastellista di straordinaria delicatezza, ma è soprattutto figlia di Claude-Émile Labille, proprietario del più raffinato negozio di merceria parigino, La Toilette, in rue Neuve-des-Petits-Champs, e tanto per dire una delle commesse è la futura Madame du Barry. La madre di Élisabeth Louise Vigée Le Brun, Jeanne Maissin, era invece una parrucchiera, il padre un pittore e pastellista dell’Académie de Saint-Luc, e quando il padre muore è Blaise Boquet, pittore, commerciante e fabbricante di ventagli a insegnare a Élisabeth la preziosità dei dettagli.

    Molte delle dame ritratte, per esempio Madame Sophie, la Petite Reine della tela di Lié Louis Périn-Salbreux del 1776, portano le cosiddette engageantes (dal verbo engager, impegnare e attirare insieme), maniche di pizzo a strati di volant, applicate all’altezza del gomito, totalmente inutili se non nel gioco eccitante di quel poco vedo e tanto non vedo settecentesco. Partendo da questo accessorio sfilabile, quindi indipendente, la fotografa Esther Ségal ha avviato una ricerca, anch’essa in mostra, sulla condizione femminile nel secolo dei Lumi e su quella gabbia dorata, tra regole e apparenze, tra patriarcato e breve fioritura personale, nella quale vivere, anche soffrendo, l’arte del savoir paraître. I fiori trionfano nelle immagini di Esther, ma sono racemi che avvolgono le braccia come filo spinato o sono petali che appassiscono dietro le sottili sbarre di una voliera. Anche Linda Evangelista, partner nel 1991 di Steven Meisel in uno storico servizio per «Allure», aveva giocato con le stecche-sbarre di un corsetto Cadolle, indossandolo con l’orgoglio di chi si è appena liberato di una camicia di forza.

    Naturalmente è una citazione, doppia, in ordine cronologico da una fotografia di Henry Clarke del 1955, protagonista Dorian Leigh, che a sua volta cita quella celeberrima di Horst per Mainbocher, del 1939. Agli anni 90 appartiene forse l’opera più intelligente e ironica del percorso, anche la più misteriosa perché non di immediata lettura, ed è una zuppiera in porcellana, titolo Madame de Pompadour, su cui appare una creatura che immaginiamo corrisponda per abiti, trucco e parrucco alla favorita di Luigi XV. Non lo è, ed è invece Cindy Sherman che posa tra i decori di una replica della zuppiera commissionata alle manifatture reali di Sèvres nel 1756 dalla stessa Pompadour. L’artista americana ha gli occhi chiusi, forse sogna, forse rende omaggio alla grandezza del personaggio che interpreta, o forse ricorda quanto sia ancora fragile, porcellana esistenziale, il destino di tante altre donne.

    Révéler le féminin. Mode et apparences au XVIII siècle

    Parigi, Musée Cognacg-Jay
    Fino al 20 settembre
    Catalogo Paris Musées, pagg. 110, € 25



martedì 3 marzo 2026

La ragazza con il compasso d'oro

Nicolas de Largillière, Portrait de Mme Emilie du Châtelet

Marco Fioravanti
Emilie du Châtelet savante e incidentalmente amante di Voltaire
il manifesto, 5 aprile 2023

Il prezioso ritratto degli inizi del Settecento di Nicolas de Largillière, raffigurante una studiosa che domina le scienze e padroneggia le leggi della filosofia naturale, da sempre identificata con Émilie du Châtelet, è considerato oggi come la rappresentazione di Uranie, dea dell’astronomia e della geometria. Proprio tramite l’intrecciarsi delle figure di Uranie ed Émilie, la musa idealizzata e la donna reale, va letto il libro di Paola Cosmacini, La ragazza con il compasso d’oro La straordinaria vita della scienziata Émilie du Châtelet (Sellerio, 2023 pp. 250, € 20,00) che evita il genere usurato della biografia romanzata, per tracciare lo spirito del secolo dei Lumi attraverso il ritratto di una donna riluttante a incarnare il ruolo, cui è stata consegnata, di amante di Voltaire. Certamente, il sodalizio sentimentale e culturale tra i due è centrale nella breve ma intensa esistenza di Madame du Châtelet, «la donna che fra tutte in Francia aveva predisposizione per ogni scienza», come ebbe a scrivere il suo protégé il quale in lei ritrovava intelligenza, finezza di gusto, ardente desiderio di istruirsi. Femme savante per eccellenza, scrittrice, traduttrice, matematica di genio, scienziata sperimentale, appartenente a uno dei casati più influenti di Francia in stretti rapporti con la famiglia reale, incontrò i pregiudizi e i paradossi delle donne (privilegiate) del suo tempo: obbligate a sposarsi e ad avere dei bambini, era accordato loro il diritto alla negligenza. L’infedeltà coniugale, purché accompagnata da una certa riservatezza, non era considerata dalla nobiltà e dall’alta borghesia un vizio. In un momento di fiducia illimitata nella ragione e nella scienza, Émilie partecipò in prima linea, assieme a d’Alembert, Condorcet e allo stesso Voltaire, a quella querelle des femmes che ripensò e ridefinì la relazione tra i sessi, battendosi per i diritti delle donne, denunciando l’ignoranza in cui erano tenute, la disparità di trattamento sociale e giuridico, l’assenza di un’educazione libera da pregiudizi. Questa «figlia del secolo», non estranea ai clamori di un’epoca in perpetuo mutamento, fatta di amori, tradimenti, frivolezze di nobildonne divise tra balli, teatri e incontri galanti, ma anche di scienza, medicina, letteratura, educazione, libertinismo, emancipazione femminile, ha perseguito con ardore e caparbietà il lavoro di scienziata, culminato con la monumentale traduzione dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Newton, offrendo, come chiosò il suo ingombrante amante in una sorta di epitaffio postumo, lo spettacolo di due prodigi: «uno che Newton abbia scritto quest’opera e l’altro che sia stata una donna a tradurla e commentarla». Alla moitié du genre humain, dichiarava Émilie du Châtelet rammaricandosi di non poter godere degli stessi diritti degli uomini, mancava ancora il suo trionfo.

Emilie nelle memorie del suo valletto: un episodio
Sébastien Longchamp

Tuttavia, qualche giorno dopo, mentre era nella vasca da bagno, suonò il campanello; corsi in camera sua, ma mia sorella, impegnata altrove, non c'era in quel momento. Madame du Châtelet mi disse di prendere un bollitore che era davanti alla stufa e di versare acqua nella sua vasca, perché si stava raffreddando.
Avvicinandomi, vidi che era nuda e che non era stata messa alcuna essenza nella vasca, perché l'acqua era perfettamente limpida e limpida.
Madame allargò le gambe in modo che potessi versare l'acqua bollente che stavo portando più facilmente e senza farle male. Mentre iniziavo questo compito, il mio sguardo cadde su ciò che non stavo cercando di vedere; vergognandomi e girando la testa il più possibile, la mia mano tremò e versai l'acqua a casaccio. "Stai attento", disse bruscamente, a voce alta, "mi brucerai". Fui costretto a tenere d'occhio il mio lavoro e a mantenerlo, contro la mia volontà, più a lungo di quanto avrei voluto. Non ero ancora abituato a tanta disinvoltura da parte delle mie padrone che servivo.

Cependant quelques jours après, au moment où elle était dans son bain, elle sonna ; je m’empressai d’accourir dans sa chambre, ma sœur, occupée ailleurs, ne s’y trouvait point alors. Madame du Châtelet me dit de prendre une bouilloire qui était devant le feu, et de lui verser de l’eau dans son bain, parce qu’il se refroidissait.
En m’approchant, je vis qu’elle était nue, et qu’on n’avait point mis d’essence dans le bain, car l’eau en était parfaitement claire et limpide.
Madame écartait les jambes, afin que je versasse plus commodément et sans lui faire mal l’eau bouillante que j’apportais. En commençant cette besogne, ma vue tomba sur ce que je ne cherchais pas à voir ; honteux et détournant la tête autant qu’il m’était possible, ma main vacillait et versait l’eau au hasard : Prenez donc garde, me dit-elle brusquement, d’une voix forte, vous allez me brûler. Force me fut d’avoir l’œil à mon ouvrage, et de l’y tenir, malgré moi, plus longtemps que je ne voulais. Je n’étais pas encore familiarisé avec une telle aisance de la part des maîtresses que je servais.

Sébastien LongchampAnecdotes sur la vie privée de Monsieur de Voltaire, texte établi par Frédéric S. Eigeldinger, présenté et annoté par Raymond Trousson, Paris, Honoré Champion, 2009 («Bibliothèque des correspondances, mémoires et journaux», 50), pp. 329.


La lecture de ce volume constitue un véritable bonheur pour ceux qui s’intéressent à Voltaire. Ces mémoires ont été écrits par un copiste et valet de chambre de Voltaire, de 1746 à 1753. Le texte reflète la manière de penser du scripteur, ce qui justifie la publication parallèle des Anecdotes (pp. 41-143) et des Mémoires (pp. 143-295), présentant les mêmes événements, mais tandis que le premier texte est dû à la plume de Longchamp, le second a été remanié par Decroix, son premier éditeur. Celui-ci transforme le titre, corrige et complète le texte original quand il le publie en 1806. Selon les critiques, Longchamp manquait de talent littéraire, mais si l’on admet que le style, c’est l’homme même, on doit reconnaître que le premier texte est révélateur, si l’on veut comprendre le point de vue du narrateur. Il est l’unique témoin d’une période particulièrement féconde de la vie de Voltaire. Le titre promet la présentation de la vie privée du philosophe et l’auteur conçoit ce terme dans le sens le plus large. L’ouvrage nous permet de découvrir la vie commune que mènent Voltaire et Mme du Châtelet qu’il servit avant de devenir le serviteur dévoué de Voltaire. Le narrateur accorde un intérêt particulier à la vie de société et aux voyages. Il prépare ces derniers, donc il les voit de l’intérieur: raconte les anecdotes, les petits incidents, les circonstances agréables ou pénibles. Les scènes de la vie de société sont présentées de seconde main, mais parmi les amis choisis de Voltaire se trouvent des personnages illustres comme Mme de Pompadour, Mme du Maine, la cour de Lunéville et de Berlin. La présentation de la vie intime de Voltaire (rapports humains, jalousies, deuils, situation financière) complète de façon intéressante les écrits autobiographiques de Voltaire. En plus de l’homme, nous y côtoyons constamment l’auteur. Les renseignements sur la réflexion et la pratique du dramaturge sont d’un intérêt particulier: nous y découvrons les théâtres privés de Paris, mais aussi le rapport que Voltaire entretient avec les comédiens qui ont contribué au succès de son théâtre. Il découvre des comédiens talentueux (Lekain), dicte ses conditions aux théâtres et réagit promptement à l’accueil du public (réécrit en trois jours les parties mal reçues). Le texte permet de voir le processus de la création: la préparation à l’écriture des ouvrages historiques, la légèreté de sa plume quand il rédige un sermon à la demande de quelqu’un. Nous y voyons l’écrivain cherchant le succès auprès du public contemporain, et en particulier auprès de ses amis dont le goût le forme. Certaines œuvres de Voltaire sont parvenues à la postérité grâce à ces mémoires qui englobent, en dehors de la narration, des poèmes, des discours, des lettres et des fragments ou titres d’ouvrages non publiés au cours de sa vie. Longchamp livre des détails concernant les controverses de Voltaire avec ses éditeurs: il montre comment l’auteur de Zadig fait plaisir à ses amis, en leur préparant une édition en exemplaires limités, tout en déjouant des éditions pirates. Le portrait que l’auteur dessine de Voltaire, présente un homme, caractérisé par la vivacité et la curiosité auquel l’amitié et la création sont également chères.
L’édition critique des Anecdotes est bien soignée. Une introduction et des notes savantes, profitant des recherches les plus récentes sur la vie de Voltaire, permettent de lire ces mémoires, qui ne sont pas toujours fiables, en tant que document authentique, et à découvrir en même temps l’existence d’un serviteur, homme quotidien, qui a des défauts et exagère probablement son rôle, mais qui comprend l’importance de ses tâches. En dehors du texte original et de son édition remaniée (et annotée par Decroix), le volume comprend des annexes, une bibliographie et un index.

Olga Penke«Sébastien Longchamp, Anecdotes sur la vie privée de Monsieur de Voltaire»Studi Francesi, 160 (LIV | I) | 2010, 152.


Sul ritratto

In the painting, it appears that Chatelet is looking upward, which symbolizes her interest in astronomy. Chatelet also appears to be holding a gold compass in her right hand, which is suppose to symbolize her work in measuring and bringing order to the natural world and universe. Lastly, her left hand is placed on top of a glob, which represents Newton’s theory of universal gravitation. The painting was sold in 2010 for $134,500 (Weinstock, 2014).
After looking at this painting, I learned a lot about the French painter, Nicolas de Largillier, and why he painted a portrait of Chatelet. During the 18th century, it was often unheard of women as scholars, and Chatelet was notably one of the first female mathematicians. Chatelet was born in Paris, and always enjoyed math and science. As she grew older, she became very interested in Isaac Newton’s work. I learned that she is best known for her translation and commentary of Newton’s groundbreaking Principia, which is still used today. (Jessica Montevago)

https://machiave.blogspot.com/2014/10/voltaire-emilie-e-le-altre.html



mercoledì 10 dicembre 2014

Femmes au siècle des Lumières

Charles Gabriel Lemonnier, Une soirée chez madame Geoffrin en 1755 (1812)


Se si dovesse dire in cosa e in quali luoghi si cristallizzò l'ideale della più oziosa, spregiudicata, esigente civiltà europea fra Seicento e Settecento, si potrebbe rispondere: in alcuni salotti di Parigi, dove si celebravano i riti, insieme esoterici e trasparenti, della conversazione. Via via allontanata, per volontà del sovrano, dall'uso della forza come dal potere politico più incisivo, l'aristocrazia spese le sue ultime, dispettose energie nell'elaborare un modo di vivere che pretendeva di raggiungere un traguardo di perfezione a partire dal quale tutto il passato apparisse grezzo e goffo. Con l'ausilio di alcuni geni della socievolezza si creò così una corrente impetuosa che attraversò due secoli e investì vastissimi territori. 
(Benedetta Craveri, La civiltà della conversazione, presentazione editoriale)

La nazione francese si distingue tra tutte per il suo gusto della conversazione in cui è maestra a ogni altra nazione. Essa è cortese, specialmente nei confronti degli stranieri in visita, sebbene oggi non sia più di moda il fare cortigiano. Il Francese è comunicativo non per interesse, ma per un bisogno immediato del suo gusto. Siccome questo gusto riguarda principalmente i rapporti con le donne del gran mondo, la conversazione di tipo femminile si è estesa a tutta la società.
(Kant, Critica della ragion pratica, 1798)


Certo è che il passeggio, gli spettacoli, e le Chiese sono le principali occasioni di società che hanno gl’italiani, e in essi consiste, si può dir, tutta la loro società (parlando indipendentemente da quella che spetta ai bisogni di prima necessità), perché gl’italiani non amano la vita domestica, né gustano la conversazione o certo non l’hanno. Essi dunque passeggiano, vanno agli spettacoli e divertimenti, alla messa e alla predica, alle feste sacre e profane. Ecco tutta la vita e le occupazioni di tutte le classi non bisognose in Italia. 
(Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani, 1824)



Germaine Necker
Julie de Lespinasse
belle inconnue
Madame de Pompadour



Madame Dupin