sabato 14 marzo 2020

Angoscia





Edoardo Camurri, Il Foglio, 12 marzo 2020


ANGOSCIA. L’angoscia è il sentimento che si sta diffondendo ovunque a causa della pandemia, ed è il sentimento principale capace di comprendere in sé tutti gli altri sentimenti e fenomeni che ci stanno possedendo: incertezza, disorientamento, oscurità, fantasmi, panico. Si prova angoscia quando si ha paura dell’indefinito e dell’inafferrabile, del non riconoscibile e dell’ignoto. Si ha angoscia quando si ha la sensazione che ciò che è normale e familiare sia come infettato da un fantasma e che questo fantasma stia mutando impercettibilmente ma rigorosamente i connotati di ciò che progressivamente sta svanendo sotto i nostri occhi. Angoscia è paura del nulla, ma è un nulla attivo e dissolutore, di cui ignoriamo ogni cosa e di cui arriviamo persino, nei rari momenti di ottimismo che la logica sadica dell’angoscia ci lascia, a dubitare della sua effettiva consistenza. Come nel romanzo di fantascienza L’occhio del purgatorio di quello strano e meraviglioso scrittore francese della prima metà del Novecento, Jacques Spitz, in cui il protagonista usa un collirio che fa svanire il mondo esterno; il collirio agisce gradualmente: prima ti fa vedere il mondo con qualche secondo di anticipo, poi di qualche ora, di qualche giorno, di qualche mese e così via, fino a percepire, in questa corsa verso il futuro, gli altri già come dei cadaveri semoventi e parlanti, degli scheletri, culminando infine nella scomparsa definitiva del mondo esterno, in un noumenico nulla attivo. L’angoscia di questo tempo rende irriconoscibile e imprevedibile ciò che ci circonda.


La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.
(Inferno, V, 31-33)

Il turbine infernale, che non si ferma mai,
trascina gli spiriti con la sua violenza:
li rivolta, li colpisce e li inquieta.

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