giovedì 8 dicembre 2016

Guy Verhofstadt sul referendum



Guy Verhofstadt*
Bocciate le manovre dei vecchi partiti 
La Stampa, 6 dicembre 2016

Il referendum di domenica non è stato altro che una comune manovra politica dei due grandi vecchi partiti del sistema politico italiano.
La sconfitta di Renzi era scritta nelle stelle: un governo che collega il proprio futuro a un referendum è destinato a finire in un disastro. Matteo Renzi è altrettanto cieco nel non vedere che gli italiani ne hanno abbastanza della gestione, o meglio della cattiva gestione da parte dei due vecchi partiti. Nel 2013 è entrato a Palazzo Chigi come una giovane tigre promettendo cambiamenti, ma ha dimostrato di essere nient’altro che una versione più giovane del vecchio Berlusconi. Ha cercato di dissimulare il fatto che l’obiettivo principale del referendum era quello di dare bonus elettorali ai due grandi partiti, e di punire iniziative politiche al di fuori delle vecchie strutture di partito.
Il giovane ha stretto un accordo con il vecchio, cercando di evitare il fiorire di nuovi movimenti, mentre questo è esattamente ciò che gli elettori italiani desiderano: nuova linfa nel loro sistema oligarchico. Il modo in cui la politica è organizzata in Italia ha un effetto veramente devastante sulla vita dei cittadini. La disoccupazione giovanile in Italia, per esempio, è salita alle stelle mentre i figli di famiglie con buoni contatti riescono ad avere ottimi impieghi ben pagati. La riforma delle pensioni è in stallo mentre i funzionari governativi hanno architettato regimi molto vantaggiosi per se stessi. La lista è inesauribile.
Gli elettori non ne possono più della divisione statica del potere tra i due grandi vecchi partiti, che da decenni hanno gestito in maniera inadeguata sia l’Italia che l’Europa. La gente ha sete di risultati. Desidera un pacchetto di investimenti europei convincente che ponga fine alla crisi economica. Vuole una guardia di frontiera e costiera adeguate in grado di gestire con efficienza la crisi dei rifugiati, e desidera un’Unione della difesa che consenta all’Europa di proteggere strenuamente il suo potere pacifico. Fintanto che tali proposte non fanno parte di programmi elettorali, e che i politici continuano a fare giochetti utilizzando i referendum, i cittadini continueranno a votare «no».

*già primo ministro belga, attuale presidente del gruppo parlamentare europeo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa

https://palomarblog.wordpress.com/2017/01/08/limprobabile-restaurazione/

 La votazione online indetta sul blog di Beppe Grillo dice sì alla proposta di passaggio del M5S nel gruppo europeo Alde. Alla votazione, si legge sul blog, "hanno partecipato 40.654 iscritti certificati. Ha votato per il passaggio all'Alde il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, 6.444 hanno votato per la permanenza nell'Efdd e 2.296 per confluire nei non iscritti", ovvero nel gruppo Misto. (ANSA, 9 gennaio 2017)