sabato 6 aprile 2013

Piero Sraffa da giovane

l'amico di Gramsci
Federico Fubini

Nel 1921 Sraffa era un ragazzo in visita a Londra, studente Erasmus ante litteram, quando un incontro cambiò la sua vita. Mary Berenson, moglie dello storico d’arte Bernard Berenson che si era rintanato in villa sulle colline di Firenze, lo presenta a John Maynard Keynes. Sraffa aveva 23 anni e veniva da una laurea a Torino con Luigi Einaudi, e prima ancora da un anno passato in divisa nelle retrovie del fronte. Keynes era allora trentottenne, non aveva ancora prodotto nessuna delle teorie che avrebbero cambiato il Novecento, ma il suo pamphlet sulle conseguenze economiche della pace ne aveva già fatto una rockstar intellettuale dell’epoca: un Nouriel Roubini del trattato di Versailles. Keynes soppesa quel ragazzo introverso, percepisce la sua forza mentale nascosta da qualche parte dietro i fitti capelli nerissimi. Per la sua serie Reconstruction in Europe, il dandy inglese decide di commissionare al piccolo venuto da Torino un articolo sui guai ben nascosti delle banche italiane. Apparirà l’anno dopo sull’«Economic Journal», poi ancora in versione semplificata sul «Manchester Guardian» (il «Guardian» di oggi). Alla seconda uscita, quando il ragazzo è ormai rientrato in patria, se ne accorgono i banchieri di Roma e Milano e si lamentano con Mussolini. Il capo del governo proprio allora sta cercando di salvare il Banco di Roma, operazione delicata, e perde le staffe. Detta un rabbioso telegramma non a Sraffa, ma a suo padre, definendo il lavoro del ragazzo «una diffamazione contro l’Italia». Sraffa junior risponde che è tutto basato sui fatti, verificabile, e non ritratta una parola. Aveva rotto la cappa di conformismo e sapeva bene che da quel momento per lui non c’era più nulla da fare. Con il Paese aveva chiuso. Alla fine Keynes lo prenderà sotto la sua ala, inventandogli dei lavoretti a Cambridge pur di tenerlo al riparo. Bibliotecario, poi redattore del giornalino universitario: Sraffa non avrebbe più lasciato il King’s College e nel 1961 avrebbe ricevuto la medaglia dell’Accademia di Svezia, equivalente al Nobel per l’Economia formalmente istituito a partire dal 1969.
Corriere della Sera, la Lettura
13 gennaio 2013

http://lettura.corriere.it/debates/i-giovani-fanno-scena-muta/

Si veda poi di Amartya Sen http://www.inventati.org/sofiaroneyproductions/images/Sraffa_Wittgenstein_e_Gramsci.pdf