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venerdì 3 aprile 2026

Diana di Poitiers

 

Florence Noiville
Biografia. Il mistero di Diana di Poitiers

Le Monde, 3 aprile 2026

Una donna d'affari, una delle maggiori proprietarie terriere del regno. Una donna volitiva, animata da una sete di potere. Uno spirito libero, amante di Enrico II, di diciannove anni più giovane, dopo essere stata probabilmente l'amante di suo padre, Francesco I ... Se è così che vi immaginate Diana di Poitiers (1500-1566), fate attenzione. Questi preconcetti non corrispondono alla realtà. Per molti aspetti, come dimostra Didier Le Fur nella sua biografia, la vera vita della duchessa di Valentinois rimane "un buco nero".

A parte la sua corrispondenza (con Enrico II, Francesco di Guisa, Francesco di Cleves, ecc.), le fonti attendibili sono scarse. Quelle esistenti rivelano una figura più preoccupata, dal suo castello di Anet, di "proteggere e accrescere la sua eredità" che di affari politici e diplomatici. "Quanto al fatto che Diana di Poitiers, a oltre 50 anni e fino alla fine del regno di Enrico II, fosse ancora la sua amante, è impossibile saperlo", osserva l'autore. "Quest'età era già considerata canonica per una donna all'epoca, un'età che poteva implicare la menopausa. Tuttavia, secondo la morale del periodo, questa transizione fisiologica proibiva a una donna qualsiasi rapporto sessuale; non più destinato alla procreazione, diventava ignobile."

Una biografia avvincente della leggenda

Dopo aver spogliato la sua eroina di questi cliché, lo storico analizza come si è costruito il "romanzo" che la circonda. Dalla propaganda protestante alle opere licenziose, seguiamo le fluttuazioni della sua immagine. A seconda dell'epoca, è una "prostituta" ambiziosa manipolata da Caterina de' Medici, un "mostro" o una mecenate intellettuale , simbolo del genio del suo secolo. Quasi sempre, in ogni caso, è una "bella vecchia signora", "seducente a 70 anni come a 30" (Brantôme). In questo senso, il libro di Didier Le Fur è meno un ritratto di Diane de Poitiers e più un'avvincente biografia della sua leggenda. La donna, in definitiva, rimane tanto più misteriosa e affascinante.

https://www.lemonde.fr/livres/article/2017/02/23/biographie-le-mystere-diane-de-poitiers_5084130_3260.html

https://machiave.blogspot.com/2014/01/amanti-e-regine-nella-storia-della.html

domenica 26 gennaio 2014

Amanti e regine nella storia della monarchia francese

La seduzione, l'intelligenza, il carattere


«Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de’ Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nell’affascinante nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica».

NATALIA ASPESI

Lorenzo Tinti
A proposito di Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Adelphi, Milano 2005
Bibliomanie.it,  n.8 gennaio/marzo 2007



   Un vecchio adagio sostiene che una donna, per essere considerata la metà di un uomo, deve valerne il doppio, soggiungendo tuttavia che, per fortuna, la cosa è estremamente facile.
   Dopo La civiltà della conversazione Benedetta Craveri, con Amanti e regine, scrive le proprie Carte segrete sulla politica francese di Antico Regime, ma traguardata e in gran parte diretta dietro stecche di balena e bustini asfissianti. Nondimeno l’autrice non indulge mai alla curiosità morbosa del gossip storiografico, bensì innalza un monumento alla dignità di un genere – quello femminile – che attraverso la seduzione e l’intelligenza ha saputo insinuarsi negli ingranaggi di una storia ufficialmente delegata alla forza e all’arbitrio degli uomini.
   Se figure quali Pernette du Guillet, Louise Labé o Madeleine Des Roches dimostrarono in pieno XVI secolo che il genio e la creatività non erano ad esclusivo appannaggio dei maschi, non bisogna dimenticarsi che in quello stesso periodo lo status giuridico e religioso delle donne aveva subito dal cattolicesimo riformato e dall’etica misogina del tempo un attacco durissimo, vedendo relegare le rappresentanti del gentil sesso ai margini della società civile. Pure, le favorite di corte non meno delle legittime consorti reali – come a dire la Gran Siniscalca Diane de Poiters o la duchessa d’Étampes non meno di Caterina de’ Medici o della suocera Eleonora d’Austria – riuscirono con estro e strategia a ritagliarsi uno spazio rilevante nei giochi di potere, spazio che giocoforza passava per il cuore (e non di rado per il letto) di re, delfini e principi.
   Non ci fu nulla di facile o di romanzesco nella condizione di «amanti e regine», anzi essa rappresentò un viatico spesso doloroso e sofferto, per quanto esclusivo, concesso alle ambizioni di caratteri ricchi di sagacia ma sfortunatamente compromessi dall’appartenenza all’altra metà del cielo. Come scriveva ancora nel 1626 Marie de Gournay: «Fortunato sei tu, Lettore, se non appartieni a quel sesso che, privato della libertà, è interdetto da tutti i beni, come pure da pressoché tutte le virtù. Né potrebbe essere altrimenti, visto che gli è negato l’accesso alle cariche, agli impieghi e alle funzioni pubbliche, ovvero al potere, perché è nell’esercizio moderato di quest’ultimo che si formano in massima parte le virtù. Un sesso a cui, come sola felicità, come uniche e sovrane virtù, si lasciano l’ignoranza, la servitù e la facoltà di passare per stupido, se questo gioco gli piace». 
   La storia narrata dalla Craveri è dunque la storia di un «potere sui generis, che sa trasformare la debolezza in forza, e fare della condizione di inferiorità una carta vincente» (p. 20), nonché una vivida testimonianza dell’inventiva e del coraggio delle dame di corte francesi tra il Cinquecento e il Settecento. L’eroine di questa storia si chiamano Caterina de’ Medici, Diane de Poiters, Gabrielle d’Estrées, Maria de’ Medici, Maria Teresa d’Austria, Maria Antonietta e le loro biografie esemplari s’intrecciano, lungo un arco di due secoli, con i destini “alti” della monarchia d’oltralpe, restituendoci il negativo di un’immagine che credevamo di conoscere fin troppo e di cui al contrario ignoravamo quel sostrato umano fatto di sofferenze dissimulate nel decoro e di passioni profonde come abissi. L’impareggiabile capacità affabulatoria di Benedetta Craveri sembra tessere la trama di un romanzo e invece, come dimostra il ricco apparato bibliografico in calce al testo, con piglio da storiografo dipana davanti ai nostri occhi l’avvicendamento degli eventi più o meno noti che riguardarono la corona, sempre analizzandoli dal punto di vista straniante delle donne di quell’ambiente. E al lettore resta intensa la sensazione che costoro non possano che aver patito e pensato i patimenti e i pensieri che l’autrice attribuisce loro.