Benedetta Craveri,
Madame de Pompadour una piccola borghese alla conquista di Parigi, la Repubblica, 20 agosto 2014
FARE i conti con la Rivoluzione, cercare di capire le ragioni del
prima e del dopo, rivendicare la continuità con un passato glorioso o
liquidarlo per sempre in nome delle conquiste del 1789: da Tocqueville
a Taine e Michelet, da Chateaubriand a Stendhal e Balzac, da Victor
Hugo a Baudelaire, la Francia dell'Ottocento non ha smesso di
interrogarsi, riflettere, su quell'Antico Regime da cui era ormai
irrimediabilmente separata da un fiume di sangue.
Furono però
Edmond e Jules de Goncourt, a partire dalla seconda metà degli anni
1850, a fare risorgere dalle sue ceneri la civiltà del Settecento e a
restituirne l'immagine viva, gettando le basi del suo mito, così come,
cent'anni prima, Voltaire aveva creato quello del Grand Siècle. Lo
fecero servendosi di metodi che gli storici consideravano eterodossi,
evocando un modo di vivere, di sentire, di pensare facendo ricorso tanto
alla memorialistica e all'aneddotica che alla letteratura, tanto alle
arti visive e decorative, che ai dati sulla vita quotidiana.
Libro dopo libro i Goncourt raccontarono infatti, in modo indimenticabile, il secolo in cui avrebbero voluto vivere.
La loro Madame de Pompadour, la biografia della celebre amante di
Luigi XV, che Castelvecchi propone ora per la prima volta ai lettori
italiani ne è un esempio eloquente tanto sul piano metodologico come su
quello critico e costituisce ancora oggi una lettura appassionante.
Profondamente misogini, i due autori erano soliti cercare nella
elegante leggerezza delle aristocratiche settecentesche un antidoto
contro la opprimente femminilità ottocentesca, ma la Pompadour
costituiva un caso a sé. Se da un lato ella appariva loro come la
quintessenza della grazia rococò, dall'altro era il simbolo stesso
dell'arrivismo borghese. Figlia di una classe sociale che nel corso
del Settecento, oltre a concentrare nelle sue mani le ricchezze del
paese, deteneva saldamente il monopolio della giustizia,
dell'amministrazione, della cultura, in attesa di andare definitivamente
al potere con la Rivoluzione, la bellissima Jeanne-Antoinette Poisson
aveva infatti conquistato un nuovo primato. Per la prima volta, con
lei, una borghese si era innalzata fino ai gradini del trono,
diventando favorita reale.
Grazie all'amante della madre, un
ricchissimo finanziere responsabile dell'edilizia pubblica, la piccola
Poisson aveva ricevuto un'educazione di prim'ordine. Affidata ai
migliori maestri, dotata di un'ottima preparazione letteraria, sapeva
recitare, ballare, cantare, suonare come una vera professionista e,
uniti all'avvenenza fisica, all'intelligenza e alla capacità di
seduzione, questi sui eccezionali atout ne avevano fatto, come diceva
sua madre, «un boccone da re». Diventata maîtresse en titre col nome
di marchesa di Pompadour, la favorita riuscì a mantenersi saldamente
al suo posto per oltre vent'anni. I Goncourt ce la descrivono come una
donna animata dall'intelligenza, la volontà, la tenacia, della sua
classe sociale ma, senz'altro movente che la sua smisurata ambizione. È
sulle debolezze di Luigi XV — il suo tedio esistenziale, la sua
ipocondria, il suo egoismo, la sua abulimia sessuale — che la marchesa
costruì il suo potere. Un potere che nessuna favorita reale aveva
esercitato fino ad allora e che fece della marchesa un ministro ombra
con esiti fatali per la monarchia francese.
La biografia dei
Goncourt è dunque un lungo, impietoso — a volte assai ingiusto — atto
d'accusa contro questa borghese senza scrupoli, infiltratasi
abusivamente a Versailles, che parla ai ministri a nome del sovrano e
sceglie i generali, ma che è anche pronta a sovrintendere agli amori
mercenari del re, pur di continuare a tenerlo in pugno. Né la sua
apertura alle idee nuove, l'amicizia per Voltaire, la protezione
offerta a fisiocrati e philosophes, il sostegno dato all'
Encyclopédie le valgono un po' d'indulgenza. Ma nelle pagine finali
del libro, il ritratto al vetriolo della favorita dà luogo a un
clamoroso ribaltamento: «Madame de Pompadour ha davvero amato l'arte.
L'arte, l'arte francese del suo tempo, è la sua distrazione, il suo
passatempo, anche la sua consolazione. Sembra che la grazia e il gusto
di tutte le cose della sua epoca le appartengano. Tutto il secolo è
una grande reliquia della favorita ». Architettura, pittura, scultura,
arti decorative, portano, in effetti, il marchio della marchesa, tutti i
grandi artisti della sua epoca, da Boucher a Chardin, da Oudry a Vien,
da Soufflot a Gabriel, hanno lavorato per lei e, grazie a lei, per la
Corona. Per quanto i Goncourt ravvisino nella sua rapacità e nella sua
mancanza di scrupoli il simbolo delle forze distruttive che hanno
minato dal suo interno la più antica monarchia d'Europa, i due esteti
amano troppo il Settecento per non rendere piena giustizia
all'importanza del suo mecenatismo artistico.
*
IL LIBRO
Madame de Pompadour
di Edmond e Jules de
Goncourt ( Castelvecchi, pagg. 277 euro 19,50)
http://machiave.blogspot.it/2014/01/amanti-e-regine-nella-storia-della.html