Venti quattro anni, Rizzoli, Milano 1981
26 luglio [1967]
In Cina siamo allo scontro finale tra Mao e Liu Sciao Ci.
Se ricordo il fascino che la figura di Mao emanava durante quel lungo colloquio, tuttora vivissimo a distanza di tanti anni, mi pare davvero impossibile che in un uomo che ha avuto tanta saggezza e guidato verso la libertà un miliardo di uomini, possa nascere un odio così accecante, una sete di distruzione di tutto quanto ha costruito assieme al suo popolo. Mao quando parlava di popolo pareva diverso dagli altri uomini. Dava la sensazione di essere popolo col popolo, come se fosse ancora con i contadini nelle caverne a sfamarsi col pane di soia e un pugno di riso e la sua esistenza valesse solo in quella consapevolezza. Ora le notizie dicono che tutto il caos in cui sta precipitando la Cina, le persecuzioni, le irrisioni contro i combattenti della Lunga Marcia con al collo cartelli infamanti, messi alla gogna dai codardi che diventano crudeli quando sono sicuri dell'incolumità, è voluto da Mao. Quello stesso popolo che si è liberato torna a scontrarsi nella guerra civile. Anche Mao agisce come Stalin. In Cina si uccide senza la finzione di processi e di sentenze infami.
Evidentemente Mao non ha sopportato di vedere eletto a presidente della Repubblica Liu Sciao Ci, anche se è stato sempre al suo fianco. Mao lotta contro il Comitato Centrale, contro il partito. Sui giornali murali si insulta anche Ciu En Lai, il collaboratore più fedele di Mao. La fraterna, incrollabile amicizia con l'URSS è crollata tra gli spari sul confine dell'Ussuri. Il socialismo non estirpa la guerra, l'odio fratricida. Allora di che socialismo si tratta? Perché tanti sacrifici nella certezza di mutare volto al mondo? Penso ai miei ragazzi partigiani che morivano inneggiando alla libertà e nel nome di Stalin, penso agli studenti che cadono oggi sotto il piombo della polizia gridando i nomi di Che Guevara e di Mao. Certe illusioni ti cadono sulla testa come mazzate. Come resistere? Come insistere nella lotta? Quali valori, quali esempi, quali certezze per un mondo migliore da insegnare ai giovani?
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RIVOLUZIONE CULTURALE CINESE
(settembre 1965 - estate 1967). Tentativo
di mobilitazione politica condotto da Mao Zedong negli anni sessanta con
l'obiettivo di evitare alla rivoluzione cinese il processo di involuzione
sociale che egli ravvisava nell'Unione sovietica. Secondo un'interpretazione,
l'iniziativa fu probabilmente collegata allo scontro di vertice tra Mao,
appoggiato dall'esercito popolare guidato da Lin Biao e da pochi ideologi
rivoluzionari come Chen Boda, e l'apparato istituzionale del partito e dei
sindacati diretto da Liu Shaoqii e da Deng Xiaoping. I diversi gruppi dirigenti strumentalizzarono ai loro fini
le forze presenti nella società civile provocando a più riprese
la rimozione e la persecuzione di interi settori di militanti di partito,
la crisi di importanti strumenti culturali e amministrativi e un danno generale
all'apparato produttivo del paese e soprattutto al processo di formazione
delle nuove generazioni. Un'altra linea interpretativa accentua invece il
carattere eversivo degli appelli di Mao ai giovani contro il consolidamento
delle strutture burocratiche immobilistiche e parassitarie, dovuto all'intreccio
tra la tradizione confuciana e l'adesione ai modelli staliniani. La sconfitta
della Grande rivoluzione culturale proletaria si consumò nell'estate
1967, quando Mao dovette accettare la logica di un ritorno all'ordine, sostenuto
tra l'altro dai quadri rurali di formazione militare a lui fedeli, dall'esercito
e dall'amministrazione capeggiata da Zhou Enlai.
Le successive vicende (dalla condanna dei gruppi giovanili, a quella degli
ideologi e poi di Lin Biao fino all'arresto di Jiang Qing e della cosiddetta
"banda dei quattro" dopo la morte di Mao) sarebbero state solo tappe della
rimozione dell'esperienza.
Dizionario di storia moderna e contemporanea, Paravia Bruno Mondadori
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giovedì 27 febbraio 2014
lunedì 24 febbraio 2014
Luciano Vasconi, I cinesi (1964)
Brevi profili politici dei vari protagonisti (pp. 213-223)
Mao Tse-Tung
... Tale fede messianica nell'uomo è la forza e insieme la debolezza di Mao: attrae le masse dache "non hanno nulla da perdere" se non la loro secolare miseria ma le espone a perdere l'unico bene posseduto, la vita stessa. Lo accusano, per questa sua visione idealistica, di mettere a repentaglio l'intero suo popolo e l'umanità tutta quanta; ma, secondo il suo detto, rinfacciato a Kruscev all'epoca della crisi cubana, se bisogna essere "audaci nella strategia" (per sgretolare l'imperialismo pezzo a pezzo fino a renderlo inoffensivo), occorre essere "prudenti nella tattica", non sottovalutando le capacità di reazioni immediate del nemico di classe.
... Il giorno in cui Mao dovesse scomparire, la Cina perderebbe, insieme a una di grande rilievo e prestigio, forse anche l'uomo che ha fatto da cemento di posizioni politiche contrastanti.
Ciu En-lai
In senso molto relativo è il Bukharin cinese, come espressione della corrente moderata, o per lo meno come l 'uomo sul quale confluiscono le speranze dei fautori di una distensione interna. Ad ogni rettifica per gli eccessi delle "Comuni", Ciu è apparso come l'uomo in ascesa, il quale, sebbene difendesse in proprio la "linea generale" del partito, l'adattava alle circostanze (senza essersi esposto nella fase iniziale dell'esperimento).
...
Teng Hsiao-ping
Benché braccio destro di Liu Sciao-ci, come secondo rappresentante in ordine gerarchico dei "dottrinari", è forse l'uomo più enigmatico al vertice della leadership cinese. Se alla scomparsa di Mao dovessero elidersi i Liu Sciao-ci e i Ciu En-lai (per quanto l'ipotesi sia vaga), Teng potrebbe dalla carica che attualmente ricopre, di segretario generale del partito, e quindi capo della burocrazia, diventare addirittura una specie di Stalin cinese. Per quanto improbabile una ripetizione meccanica, in Cina, di quanto si produsse in URSS alla scomparsa di Lenin, l'uomo di secondo piano, ma potente per il controllo delle leve organizzative del partito, che potrebbe liquidare i Trotzki e i Bukharin di Pechino, se si frantumasse la loro alleanza, sarebbe questo.
...
Come andarono poi le cose
Largely due to his expertise, Zhou was able to survive the purges of other top officials during the Cultural Revolution of the 1960s. His attempts at mitigating the Red Guards' damage and his efforts to protect others from their wrath made him immensely popular in the Revolution's later stages. As Mao Zedong's health began to decline in 1971 and 1972, Zhou and the Gang of the Four struggled internally over leadership of China. Zhou's health was also failing, however, and he died eight months before Mao on 8 January 1976. The massive public outpouring of grief in Beijing turned to anger towards the Gang of Four, leading to the Tiananmen Incident. Although succeeded by Hua Guofeng, it was Deng Xiaoping, Zhou's ally, who was able to outmaneuver the Gang of Four politically and eventually take Mao's place as Paramount leader by 1977. (Wikipedia)
Mao Tse-Tung
... Tale fede messianica nell'uomo è la forza e insieme la debolezza di Mao: attrae le masse dache "non hanno nulla da perdere" se non la loro secolare miseria ma le espone a perdere l'unico bene posseduto, la vita stessa. Lo accusano, per questa sua visione idealistica, di mettere a repentaglio l'intero suo popolo e l'umanità tutta quanta; ma, secondo il suo detto, rinfacciato a Kruscev all'epoca della crisi cubana, se bisogna essere "audaci nella strategia" (per sgretolare l'imperialismo pezzo a pezzo fino a renderlo inoffensivo), occorre essere "prudenti nella tattica", non sottovalutando le capacità di reazioni immediate del nemico di classe.
... Il giorno in cui Mao dovesse scomparire, la Cina perderebbe, insieme a una di grande rilievo e prestigio, forse anche l'uomo che ha fatto da cemento di posizioni politiche contrastanti.
Ciu En-lai
In senso molto relativo è il Bukharin cinese, come espressione della corrente moderata, o per lo meno come l 'uomo sul quale confluiscono le speranze dei fautori di una distensione interna. Ad ogni rettifica per gli eccessi delle "Comuni", Ciu è apparso come l'uomo in ascesa, il quale, sebbene difendesse in proprio la "linea generale" del partito, l'adattava alle circostanze (senza essersi esposto nella fase iniziale dell'esperimento).
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Teng Hsiao-ping
Benché braccio destro di Liu Sciao-ci, come secondo rappresentante in ordine gerarchico dei "dottrinari", è forse l'uomo più enigmatico al vertice della leadership cinese. Se alla scomparsa di Mao dovessero elidersi i Liu Sciao-ci e i Ciu En-lai (per quanto l'ipotesi sia vaga), Teng potrebbe dalla carica che attualmente ricopre, di segretario generale del partito, e quindi capo della burocrazia, diventare addirittura una specie di Stalin cinese. Per quanto improbabile una ripetizione meccanica, in Cina, di quanto si produsse in URSS alla scomparsa di Lenin, l'uomo di secondo piano, ma potente per il controllo delle leve organizzative del partito, che potrebbe liquidare i Trotzki e i Bukharin di Pechino, se si frantumasse la loro alleanza, sarebbe questo.
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Come andarono poi le cose
Largely due to his expertise, Zhou was able to survive the purges of other top officials during the Cultural Revolution of the 1960s. His attempts at mitigating the Red Guards' damage and his efforts to protect others from their wrath made him immensely popular in the Revolution's later stages. As Mao Zedong's health began to decline in 1971 and 1972, Zhou and the Gang of the Four struggled internally over leadership of China. Zhou's health was also failing, however, and he died eight months before Mao on 8 January 1976. The massive public outpouring of grief in Beijing turned to anger towards the Gang of Four, leading to the Tiananmen Incident. Although succeeded by Hua Guofeng, it was Deng Xiaoping, Zhou's ally, who was able to outmaneuver the Gang of Four politically and eventually take Mao's place as Paramount leader by 1977. (Wikipedia)
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